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intervista

Giulio Riccò, che cantava dal balcone nel lockdown: «Adoro Puccini ma ascolto Verdi tutti i giorni»

di ARIANNA FERRI -

17 ottobre 2020, 11:38

Giulio Riccò, che cantava dal balcone nel lockdown: «Adoro Puccini ma ascolto Verdi tutti i giorni»

Ha diciannove anni, studia canto nel Conservatorio «Arrigo Boito» di Parma da quattro anni, e si è già fatto notare per una voce particolarmente matura per la sua età. Giulio Riccò, baritono parmigiano, è stato recentemente ospite della trasmissione di Rai 2 «I fatti vostri», per aver allietato il suo quartiere cantando tutte le domeniche dal balcone, nei mesi del lockdown. Scopriamo la sua storia e i suoi sogni.

Quando è iniziata la sua passione? 
«Ho iniziato a cantare quando avevo 5 anni, nel Coro di voci bianche della Corale Verdi. Quando la voce è cambiata, ho studiato come privatista con il maestro Fabrizio Cassi, e poi ho dato l’esame di ammissione in Conservatorio, a 15 anni. Mi hanno detto che era molto tempo che un ragazzo così giovane non entrava a canto lirico: la mia voce è maturata prima rispetto ad altri. Ho quindi iniziato a studiare con Donatella Saccardi, che sta curando la mia vocalità senza mai forzarla». 

Cosa le ha fatto decidere di intraprendere questo studio?
«La chiave di volta è stata Imparolopera: avevo partecipato all’iniziativa del Teatro Regio di Parma con il coro di voci bianche, e vedevo i giovani studenti del Conservatorio vivere la loro passione. È stata l’esperienza più importante che mi ha calato nella realtà del Teatro. Inoltre, con mia mamma seguivo spesso la trasmissione di Tv Parma “Vi racconto l’opera”, condotta da Mauro Biondini».

In famiglia chi l’ha appoggiata nel suo percorso?
«Mia mamma ci ha creduto sin dall’inizio, mi ha sempre seguito in tutti i concerti, e mi ha aiutato attivamente».

Quali le prime esperienze lavorative più importanti?
«Quest’anno ho preso parte a Verdi Off. Io sono nato a Parma e ho sempre sognato di poter cantare per il Teatro Regio, quindi per me è stato un grande onore, che mi ha dato l’occasione di avvicinarmi a Giuseppe Verdi attraverso lo studio di alcune arie da camera. Ho cantato per “24 ore d’aria” e poi per il “Cucù verdiano”, affacciato ai fornici del Teatro Regio. Qui c’era tantissima gente e mi è stato chiesto il primo bis della mia vita: una grandissima emozione. In iniziative del Conservatorio ho interpretato qualche piccolo ruolo, come il notaro in Gianni Schicchi. Tra i concerti fatti, quello con il soprano Paola Sanguinetti nell’Auditorium Paganini di Parma, uno a Londra, nella Chiesa italiana, e qualche impegno come solista nell’iniziativa “Cori al Ridotto”, assieme alla Corale Verdi».

In epoca di lockdown lei si è fatto notare cantando sul balcone di casa... 
«Inizialmente non volevo farlo, perché ho tanti amici della Lombardia che hanno perso i loro cari e non mi sembrava opportuno. Poi però un mio dirimpettaio mi ha detto che se avessi cantato qualche aria sul balcone, forse non avrei risolto i suoi problemi ma lo avrei reso più sereno. Allora tutte le domeniche ho cantato per i miei vicini, studi e canzoni napoletane. È nata come una cosa spontanea: a me piace arrivare al cuore della gente... qualcuno ha fatto un video, lo ha mandato alla Gazzetta di Parma e da lì è stata una catena: sono stato contattato da Repubblica, poi da Rai 2. Ne sono felice perché ho portato Parma, il mio quartiere e il Conservatorio su una rete nazionale».

Qual è il suo repertorio preferito?
«Adoro Puccini, il mio sogno è interpretare uno Scarpia “con i fiocchi”. Poi ascolto Verdi tutti i giorni. Credo di avere una voce versatile, quindi spero di poter affrontare autori diversi».

Progetti?
«Continuare gli studi. Quest’anno inizio il Triennio Accademico in Conservatorio e dovrò studiare materie come armonia, storia della musica, pianoforte: tutte novità!».

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