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IL DISCO

Pink Floyd, cinquant'anni di "Meddle"

di Michele Ceparano -

23 gennaio 2021, 10:11

Pink Floyd, cinquant'anni di "Meddle"

In questo 2021 ”Meddle” dei Pink Floyd spegnerà cinquanta candeline. Un album, quello della leggendaria band inglese, di cui “Il disco” ha già parlato per il quarantacinquesimo compleanno. E, comunque, repetita iuvant. Il sesto lavoro in studio del quartetto composto da Roger Waters, David Gilmour, Rick Wright e Nick Mason andò bene in Gran Bretagna e meno negli Usa, ma, con i due pezzi storici che contiene, rappresenta un passo fondamentale in una storia inimitabile, capace come poche di influenzare il rock e la musica in genere.

In “Meddle” - traduzione intromettersi o immischiarsi -, che arriva subito dopo il grande “Atom hearth mother”, conosciuto come l'album della mucca (tra i due lavori la band aveva pubblicato “Relics”, che rappresenta molto più di una raccolta) , i Pink Floyd non hanno timore a sperimentare, com'è sempre stato nella loro natura e nella loro arte. E il risultato è, ancora una volta, memorabile. L'album ruota attorno a “Echoes”, la suite lunga oltre ventitré minuti, ma di appena due strofe. Nella prima svetta l'immagine baudelairiana dell'albatros mentre la seconda appare come una riflessione sulla solitudine dell'uomo. A fare il doppio con “Echoes” è “One of these days”, altro brano destinato a un grande futuro, che in Italia verrà usato come sigla di due programmi Rai come Tg2 Ring e, destinato a una grande fama, Dribbling. Un brano solo musicale, tra suoni disturbanti e minacciosi come quello di un vento impetuoso, a parte l'unica drammatica frase - “One of these days I'm going to cut you into little pieces” - è, invece, appunto “One of these days”. Pezzi che hanno fatto storia e che brillano di luce propria.

Meno famosi ma sempre interessanti, però, sono anche la delicata ballata acustica “Pillow of winds”, “Fearless” con tanto di coro da stadio, “Saint Tropez”, brano solo apparentemente scanzonato, e “Seamus”, in cui protagonista e “guest star” è il cane di Steve Marriott degli Humble Pie e  Small Faces. Un pezzo che in “Pink Floyd: live at Pompeii”, film-concerto diretto da Adrian Maben, prese il titolo di “Mademoiselle Nobs”.

Come tutta la produzione  dei Pink Floyd,  gli album non sono solo musiche e testi. Sono anche immagini con copertine destinate a passare alla storia. Quella di “Meddle”, ad esempio, all'apparenza piuttosto criptica, rappresenta un orecchio sott'acqua fotografato da Bob Dowling.

Correva, dunque, l'anno 1971 e i Pink Floyd, l'anno successivo pubblicarono “Obscured by clouds”, raccolta di brani scritti per la colonna sonora di “La Vallée” di Barber Schroeder, passato alla storia proprio per aver avuto la collaborazione della band, nonostante del loro lavoro nel lungometraggio venne usato poco, più o meno com'era successo due anni  prima in  “Zabriskie Point” di Michelangelo Antonioni. Sono, comunque, anni e dischi importanti perché portano al '73, quando uscirà “The dark side of the moon”.

Da youtube Echoes