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intervista

Lovesick Duo, tra la via Emilia e il West: "Cantiamo in inglese sognando l'America"

Appena possibile torneremo negli Usa, la patria della musica che  amiamo

di PIERANGELO PETTENATI -

24 gennaio 2021, 11:53

Lovesick Duo, tra la via Emilia e il West: "Cantiamo in inglese sognando l'America"

Il 15 gennaio è uscito il video di «Second chance» dei Lovesick Duo, realizzato con il regista e attore Romano Reggiani e l’attrice Federica Pagliaroli: una bella storia sulle seconde possibilità in amore. Lo stesso giorno è uscito anche «All over again», l’album completo del duo composto dal bolognese Paolo Roberto Pianezza (chitarra e voce) e dalla parmigiana, ma residente a Bologna, Francesca Alinovi (contrabbasso e voce). Il disco, pubblicato sia in digitale sugli store online che nei tradizionali formati cd e vinile, rimane ancorato allo stile rock’n’roll e western swing per il quale sono tanto apprezzati dentro e fuori dai confini nazionali, ma con diverse novità che balzano immediatamente all’orecchio. La prima è l’uso della lingua inglese; nonostante il genere di chiara origine americana, hanno sempre scritto e cantato in italiano. 

Perché questo cambio? 
«Perché  nella primavera e nell’estate 2020 avremmo dovuto suonare più spesso sia in Europa che negli Stati Uniti d’America, e volevamo essere pronti a proporre al pubblico un repertorio originale, anche in inglese. Ci ha sorpreso la pandemia e i piani sono cambiati, però ci stavamo prendendo gusto con la scrittura in inglese e abbiamo concluso il lavoro».

La seconda novità è la voce di Francesca, presente in quasi tutte le canzoni non solo nei cori. 
 «Cantare assieme è stato un valore aggiunto sugli arrangiamenti che si è sviluppato nel tempo, ci piace molto e da un bell’equilibrio al concerto». 

Scrivere i testi in inglese ha cambiato il modo di comporre? 
«Certamente, la lingua con le sue parole più corte aiuta la composizione e ciò è molto stimolante. Abbiamo anche scritto 3 brani nel disco con due artisti americani, due con Luke Winslow King, cantautore blues e uno con Brad Myrick chitarrista/cantante/produttore». 

E inoltre, usando l’inglese, le canzoni sono ancora più vicine allo stile country e rock’n’roll tradizionale. È solo un’impressione? 
«Sicuramente il suono della lingua contribuisce molto e i brani originali ora si avvicinano, come sound, a tante cover che suoniamo dal vivo».

Non avete mai pensato di trasferirvi negli States? 
«Ci abbiamo pensato tante volte e siamo tornati in visita con cadenza annuale. Ci sono tanti pregi qui in Europa, anche se manca vivere la musica 24 ore su 24 come succede in certe città americane. Non appena si potrà torneremo nella patria della musica che amiamo».

La vostra musica non ha niente di italiano, ora neanche più la lingua, eppure piacete tantissimo. Dove sta il segreto? 
«Penso nella spontaneità e genuinità del come portiamo avanti la musica, la rispettiamo e la studiamo senza però esagerare con la serietà. Secondo noi è una delle arti più naturali che esistano».

Il Covid ha cambiato il mondo dei concerti ma a voi non ha impedito di suonare. Ora come sta andando? 
«Siamo stati molto attivi durante la quarantena facendo crescere il nostro nome sui social, lavorando sodo e con costanza nella produzione di video, foto e altro. Abbiamo anche fatto tanti concerti e qualche performance privata in streaming, anche per alcune reti tv. Dalla primavera all’autunno abbiamo suonato dal vivo in diverse parti d’Italia e anche qualche volta in Svizzera. Ci manca molto tornare sul palco, ma siamo certi che le cose miglioreranno e ripartiremo presto».