Sei in Musica

IL DISCO

"Desire", scrigno di racconti firmati Bob Dylan

di Michele Ceparano -

29 gennaio 2021, 15:50

"Desire", scrigno di racconti firmati Bob Dylan

In questo gennaio  ha tagliato il traguardo dei 45 anni, ma non ha perso nulla del suo fascino. “Desire” è, infatti, uno degli album più amati e, sia concesso, più riusciti di Bob Dylan. Un monumento, il quasi ottantenne menestrello di Duluth, Minnesota. Nel quarantennale questa rubrica aveva ricordato che il diciassettesimo album di Dylan è un lavoro che “dà dipendenza poetica” riportando l'affermazione di qualche fan che “non passa mese senza ascoltarne qualche brano”. 

E' uno scrigno di racconti  che comprende, inoltre, molte delle passioni di Dylan. Dall'impegno civile di “Hurricane”, sulla vicenda del pugile Rubin Carter, alle atmosfere western di “Romance in Durango”, mirabilmente reinventata qualche anno dopo da Fabrizio De André e Massimo Bubola. Non va poi dimenticato che nel '73 Dylan firmò la colonna sonora del film di Sam Peckinpah “Pat Garrett & Billy the kid”, interpretando anche l'enigmatico personaggio di Alias.

C'è però anche la gangster-story di “”Joey”, che racconta la vita di Joseph Gallo e il salto in mondi lontani, esotici e coinvolgenti di “Mozambique”. “Isis”, invece, il cui titolo si rifà a Iside, dea egiziana e imperatrice dei tarocchi, è un'altra bella storia, di mistero, avventura e amore. Quell'amore che il cantautore americano non ha mai smesso di cantare e che in “Desire” ha il volto di Sara Lownds, a quei tempi sua moglie, immortalata da Dylan nell'intensa “Sara”, una lunga poesia in musica densa di immagini e a tratti davvero stupefacente. Il loro matrimonio naufragò ma resta comunque immortale grazie a questa “perla”.

 “One more cup of coffe (Valley below)” fu scritta dall'artista del Minnesota  dopo aver assistito in Francia, a Saintes-Maries-de-la-Mer, al pellegrinaggio dei rom per celebrare santa Sara, la loro protettrice.  In “Oh, sister”, che il cantautore interpreterà rendendola quasi irriconoscibile nel live del '79 “Bob Dylan at Budokan” qualcuno ha visto, invece, quell'afflato religioso che sfocerà nel '79, in “Slow train coming”, un buon lavoro in cui Dylan racconta la sua conversione al cristianesimo. “Black diamond bay”, infine, ispirato da un romanzo di Joseph Conrad, narra dell'eruzione di un vulcano che causa lo sprofondamento di un'isola.

Tutti i testi, a eccezione di “Sara” e “One more cup of coffee”, sono scritti da Dylan insieme Jacques Levy, compositore newyorkese scomparso nel 2004.