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IL DISCO

L'amore e la natura secondo Cat Stevens

di Michele Ceparano -

12 febbraio 2021, 19:32

L'amore e la natura secondo Cat Stevens

Cat Stevens, al secolo Steven Demetri Georgiu, nato a Londra da padre greco e madre svedese, poi, convertitosi e  diventato Yusuf Islam, è un cantautore che non ha alcun bisogno di presentazioni. Questa rubrica si è già occupata diverse volte dei suoi lavori che, ancora oggi, hanno ancora un posto di grande importanza nella storia della musica pop.

Nel 1971 Stevens a 23 anni pubblica «Teaser and the firecat», un album composto da dieci ballate prevalentemente sui temi dell'amore e della natura, suoi cavalli di battaglia. Ma l'album che quest'anno spegnerà cinquanta candeline è solo un altro passo in un momento di grazia per l'artista inglese. L'anno prima, infatti, erano usciti «Mona Bone Jakon», che contiene, tra gli altri, «Lady d'Arbanville» e «Katmandu», in cui il flauto è suonato niente meno che da Peter Gabriel, e «Tea for the tillerman», il disco di «Wild world», «Father and son» e tanto altro. Quindi, tutt'altro che uno sconosciuto.

Di «Teaser and the firecat», un lavoro romantico e fiabesco ispirato a un libro per bambini scritto e illustrato dallo stesso Stevens, con una bella copertina che porta sempre la firma del cantautore, l'autore di questo pezzo ha un ricordo particolare, dal momento che fu il primo di una produzione inimitabile a stregarlo. Chi scrive entrò subito nel magico mondo cantato da Stevens a partire dalla breve ballata «The wind», la voce della natura che schiude davvero i cancelli verso un mondo incantato. I pezzi forti dell'album sono, però, «Morning has broken», uno dei brani più noti di Stevens, un inno alla creazione cristallizzata nella luce del mattino, e «Moonshadow», sempre un inno alla natura ma, stavolta, a quella lunare. Alla scatenata «Tuesday's dead» l'artista inglese affida la critica al «logorio della vita moderna» di allora. «Rubylove» è una canzone d'amore in inglese e in greco, omaggio di Stevens alle sue radici. L'amore, nella sua produzione, occupa sempre un posto importante, in tutte le sue declinazioni, come dimostra l'agrodolce «Bitterblue». Tra le «perle» anche l'esistenziale «Changes IV» e la pacifista «Peace train», che andò bene anche come 45 giri.

Da youtube Moonshadow