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IL DISCO

“Pawn hearts” dei Van der Graaf Generator, i cinquant'anni di un capolavoro

26 febbraio 2021, 18:51

“Pawn hearts” dei Van der Graaf Generator, i cinquant'anni di un capolavoro

di Michele Ceparano

Quarto album in studio dei Van der Graaf Generator, “Pawn hearts”, che a ottobre spegnerà cinquanta candeline, è uno dei tre lavori più apprezzati della mitica band di progressive rock inglese. Gli altri due, datati entrambi 1970 sono, invece, “The last we can do is wave to each other” che contiene tra gli altri il brano “Refugees” e White hammer”, che accenna al Malleus maleficarum dei tempi della caccia alle streghe, e “H to He, who am the only one”.

“Pawn hearts”, però, rappresenta forse la vetta più elevata raggiunta dal gruppo capitanato da  Peter Hammill, mito del panorama prog e non solo che lasciò un'impronta anche in Italia collaborando con gruppi come Le Orme, per cui scrisse i testi della versione inglese di "Felona e Sorona",  e la Pfm (su youtube si trova il video in cui canta "Impressioni di settembre"). Snobbati in patria, come capitò agli esordi ad altri gruppi leggendari, i Van der Graaf Generator ebbero invece un grandissimo successo proprio nel Belpaese, una terra che resterà sempre nel loro cuore, raggiungendo con “Pawn hearts” il primo posto nella classifica dei dischi più venduti. Altri tempi, purtroppo.

Questo album, sicuramente il più complesso realizzato dalla band inglese, rappresenta uno dei capolavori del prog (qualcuno sostiene addirittura il momento più alto di questo genere), uscito in un anno d'oro come il 1971, che vide la pubblicazione di “Aqualung” dei Jethro Tull, di cui questa rubrica si è da poco occupata, e tanti altri lavori immortali come “Nursery Cryme” dei Genesis, “Tarkus” di Emerson, Lake e Palmer o “Fragile” degli Yes. E, per la gioia dei fans, questi sono solo pochissimi titoli di una produzione inimitabile.

“Pawn hearts” è, dunque, un album monumentale fin dalla scaletta. Il lato A contiene due brani - “Lemmings” e “Man-Erg” -, mentre la facciata B, in tipico stile prog, è interamente occupata da una suite di quasi ventiquattro minuti. “A plague of lighthouse-keepers” - tema: la solitudine dell'uomo - ha un incedere incredibile in dieci movimenti, che si conclude in un cambio repentino capace di catturare anche l'ascoltatore meno coinvolto, con il suo finale quasi ossessivo in cui si ripete “all things are a part”. Un esempio, com'è stato giustamente rilevato, di dark prog fascinoso e inquietante allo stesso tempo. Un lunghissimo brano che da solo può rappresentare un'opera rock.

Tornando al lato A di grande impatto anche “Man-Erg” con la sua introduzione al pianoforte e un testo che parla dell'”assassino che vive dentro di me”. C'è chi lo considera il brano più bello scritto da Hammill. Giudizio forse anche condivisibile in una produzione che, comunque, ha sfornato canzoni indimenticabili. Molto intrigante anche il pezzo di apertura, “Lemmings”, sui piccoli roditori che, come dice la leggenda, si suicidano annegandosi nel mare del Nord.

“Pawn hearts”, supportato anche da una copertina immaginifica, coincide con il primo scioglimento dei Van der Graaf Generator, segno di un momento tumultuoso sottolineato da testi e musiche che sono entrati a buon diritto nella leggenda.