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IL DISCO

“La voce del padrone” di Battiato, quarant'anni a passo di record

02 aprile 2021, 18:23

“La voce del padrone” di Battiato, quarant'anni a passo di record

di Michele Ceparano

Cinque anni fa, quando “Il disco” si occupò del trentacinquesimo compleanno de “La voce del padrone” di Franco Battiato, musicato assieme all'inseparabile Giusto Pio, questo lavoro venne definito il disco dei record. Ora, che l'album del cantautore siciliano si accinge a tagliare il traguardo dei quarant'anni, quella definizione, di cui comunque chi scrive non ha certamente il copyrigth, rimane quanto mai azzeccata. Record di vendite - fu il primo album in Italia a vendere un milione di copie - e citazioni. Fin dal titolo dell'album, appunto, che usa il nome della celebre etichetta per una critica all'industria discografica. In “Bandiera bianca”, infatti, l'artista cita Bob Dylan ma anche Alan Sorrenti (“siamo figli delle stelle”, per poi aggiungere “pronipoti di sua maestà il denaro”). In “Cuccurucucù”, invece, si accenna a Méndez, autore della celeberrima canzone, ma anche al proemio dell'Iliade, quello tradotto da Vincenzo Monti, che andava “forte” un tempo lontano nei licei. E ancora Nicola di Bari, Milva, Mina, i Beatles e i Rolling Stones. Solo alcune perché, ce ne sono anche altre. Si potrebbe anche dire che quello di Battiato è un album di citazioni. Ma “La voce del padrone” è tanto di più.

L'album uscito nell'ottobre del 1981, arriva dopo alcuni buoni lavori come “L'era del cinghiale bianco” (questo molto buono) e “Patriots”, seguiti a quelli del Battiato sperimentatore che sfornò dischi difficili ma interessanti. Insomma, “La voce del padrone” consacra l'artista che, anche grazie a brani orecchiabili, ma non meno profondi, riesce così a raggiungere il grande pubblico. Ma non solo “Bandiera bianca” e “Cuccurucucù” diventano delle hit. Tutti i sette pezzi contenuti in quello che allora veniva chiamato long playing - il vinile, bisogna osservare, sta comunque tornando di moda - brillano di luce propria. A partire da “Sentimiento nuevo”, quello del “coro delle sirene di Ulisse”, solo per citare un frammento di una canzone coinvolgente e travolgente. Citazioni anche in “Summer on a solitary beach” e “Centro di gravità permanente” in cui Battiato evoca Georges Ivanovic Gurdjieff, filosofo e mistico di origine greco-armena, la cui influenza era già stata presente in altri lavori del cantautore catanese.

Le altre “perle” de “La voce del padrone” sono “Gli uccelli”, una vera e propria poesia in musica e la  profonda  “Segnali di vita”. Chi scrive una volta inserì, leggermente “parafrasati”, due-tre versi tratti appunto da quest'ultima canzone in un tema ginnasiale. Andò bene. Poi, però, visto il successone e la conseguente notorietà dell'album, le citazioni da Battiato non vennero ripetute. Meglio, infatti, non esagerare. Neppure con la bellezza.

Da YouTube Segnali di vita