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L'INTERVISTA

Tommaso Annoni: "Alla conquista dell'America con le colonne sonore"

Da Fidenza a Los Angeles, il musicista trentenne si racconta

14 aprile 2021, 09:27

Tommaso Annoni: "Alla conquista  dell'America  con le colonne sonore"

Ti sorprende per come è veloce e, al contempo, profondo nel pensiero. Tommaso Annoni, musicista, ha trovato la sua America in America, giustappunto, componendo colonne sonore per film e videogiochi. Vive in una Los Angeles che ha voglia di normalità: «la campagna di vaccinazione è a pieno regime, io ho appena ricevuto la prima dose», racconta da Oltreoceano. 
A parlargli, capisci che la “sua” Fidenza gli doveva stare stretta. Eppure gli manca: mancano la famiglia, il  «non poter portare un fiore ai nonni», lo Stirone e «le nostre colline quando il concime  viene sparso sui campi». Manca, perché è lì che è iniziata la sua storia, 30 anni fa. 


La musica è entrata presto nella sua vita. Talento “ereditato” o “dono di natura”? 
«Non ci sono altri musicisti nella mia famiglia ma devo ringraziare i miei genitori per avermi sempre supportato. “Dono di natura” suona bene ma, come in ogni altro ambito della vita, il talento non è altro che onestà e costanza nella pratica».
 

Il diploma al Conservatorio Boito poi la laurea al prestigioso Iuav a Venezia: quale insegnamento è stato determinante?
«Credo che i giusti insegnanti al momento giusto siano il vero dono: poter imparare da millenni di esperienze e stili, divenire “nani sulle spalle di giganti” è ormai quasi scontato ma sempre incredibile. I migliori insegnanti sono quelli che sanno osservarti, capire i tuoi limiti e immergerti nella pratica.  La lista sarebbe lunga, a Parma ringrazierei in particolare Valeria Temporini e Claudia Rosi. Anche il teatro è stato un’occasione importante, anche come strumento di conoscenza interiore».


La svolta con la borsa di studio a Boston. Che esperienza è stata? 
«Sì, la borsa di studio fu sperata ma anche un po’ inaspettata. Mi ha aperto gli occhi su un mondo che in Italia sognavo ma non consideravo neanche come carriera possibile, ossia di fare il compositore. Mi ha permesso di aprirmi sull’aspetto della “produzione” musicale. L’esperienza alla Berklee è stata incredibile, guardando indietro. Ho iniziato a suonare in orchestra la musica dei film che amo, fino a eseguire la colonna sonora de “Il signore degli anelli” alla Boston Symphony Hall di fronte al compositore Howard Shore: non mento quanto racconto che, quella sera, ho pianto tre volte.  A Berklee inoltre è prassi quotidiana fondere stili, musica classica, jazz, mediorientale, elettronica; ho imparato dai professori tanto quanto dai compagni di classe».  
Ci spiega di cosa si occupa esattamente? Sembra qualcosa di molto innovativo, almeno da qui, dall'Italia.
«Innanzitutto, vista la mia passione per i film, il salto a Los Angeles è stato ovvio,  qui vi sono più opportunità che altrove. È anche vero che la città è piena di contraddizioni, con una disparità enorme tra ricchi e poveri.  Per ora,  lavoro come freelancer (compositore, sound designer, e flautista), mentre continuo a cercare anche una posizione più stabile, magari come assistenze presso qualche compositore o studio. Forse sono lavori un po’ “di nicchia” ma noti a chi è nel settore di film, tv, videogiochi. Il compositore crea le musiche, il sound designer gli effetti sonori. Mi piace soprattutto comporre musica per videogiochi che, essendo interattivi. sono un po’ diversi dai film».

 

Essere un musicista italiano è un "plus" in America?
«Quando dico che sono italiano, agli americani brillano gli occhi: non sono sicuro che ci rendiamo conto davvero dell’importanza che la nostra cultura ha all’estero. Da loro potremmo imparare la positività, la voglia di creare e collaborare con gioia; in Italia tutto sembra burocraticamente difficile. Come compositore italiano, vengo trattato con una sorta di rispetto ma, alla fine, chi mi assume per comporre lo fa perché ha sentito i miei brani e gli son piaciuti. Berklee mi ha messo in contatto con una rete di colleghi di ogni nazionalità, ora sono in un team composto da me, uno spagnolo, un francese/australiano, un malesiano/cinese e un’indonesiana. Ma non è l’inizio di una barzelletta!».


Come si vede tra dieci anni?
«Ah, domanda difficile! Amo comporre, suonare e insegnare. Mi piacerebbe fare esperienze, assistendo compositori di successo, per poi magari un giorno creare uno studio di produzione o tornare in Italia a insegnare. Sto anche lavorando a un sito web abbastanza innovativo,  mi piacerebbe svilupparlo appieno e lanciare una compagnia di music licensing, dedicata alla musica interattiva per videogiochi. Sto anche espandendo la mia collezione di flauti e strumenti a fiato etnici, sono sempre felice quando qualche compositore mi chiede di registrare musica per il suoi progetti. Ovviamente essere "freelancer" ha i suoi alti e bassi ma credo di preferire la ricchezza di una vita variegata. Penso fosse questo il punto forte dell’Italia nel passato: nel mezzo del mediterraneo, si fondevano culture e stimolavano la creatività. D’altronde: “Tornate all'antico, e sarà un progresso”, disse un certo Giuseppe da quel di Busseto».