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IL DISCO

“L'indiano” di De André, tra la Sardegna e il West

16 aprile 2021, 17:58

“L'indiano” di De André, tra la Sardegna e il West

di Michele Ceparano

Compie quarant'anni “L'indiano” di Fabrizio De André. In questo disgraziato 2021, tra pandemia e lockdown, alcuni “raggi di sole” sono costituiti dagli anniversari, in campo musicale, di grandi album della canzone d'autore italiana. Si tratta del decimo lavoro in studio che il grande artista genovese scomparso nel '99 intitolò semplicemente con il suo nome e cognome ma che, grazie a una copertina leggendaria, è conosciuto come “L'indiano”.

E proprio dalla copertina si deve partire per presentare un album uscito nel 1981 ed entrato nella storia della musica italiana. L'autore del dipinto del nativo americano a cavallo con fucile - intitolata “The outlier” e conservata al Brooklyn Museum - è, infatti, quel Frederick Remington (1861-1909) che mise l'epopea del West su tela. West che è tra i protagonisti dell'album che De André scrisse insieme a Massimo Bubola. E se si dice West, non si può non pensare agli indiani, la cui storia, usanze e torti ricevuti hanno sempre colpito il cantautore. Tra la Sardegna e il West si potrebbe definire questo lavoro, ripensando a un fortunato live di Francesco Guccini, appunto, “Tra la via Emilia e il West” che, a sua volta, riprende un verso di “Piccola città”, brano storico del cantautore modenese.

Ma in questo album c'è anche tanta Sardegna, dove scelse di vivere quello che venne chiamato il cantore degli ultimi. Sull'isola, infatti, e precisamente a Tempio Pausania, De André andò a vivere e proprio là nel '79 fu rapito assieme alla compagna Dori Ghezzi. La Sardegna e il West, dunque, sono ovunque in questo lavoro. Che non a caso si apre con “Quello che non ho”, brano con ritmi blues preceduto da spari e urla registrati durante la caccia al cinghiale in Gallura. Ma le tradizioni dell'isola sono più vive che mai anche in “Canto del servo pastore”. “Fiume Sand Creek”, sul massacro di Cheyenne e Arapaho avvenuto nel 1864 in Colorado di cui si macchiò l'esercito americano, potrebbe, inoltre, stare alla canzone d'autore come “Soldato Blu”, e un pugno di altri film coraggiosi, sta al cinema. Il pezzo di De André e Bubola è un brano di denuncia dello sterminio di un popolo che negli anni non ha perso nulla della sua grande suggestione. Il lato A si chiude con l'ennesimo omaggio alla Sardegna: “Ave Maria” è, infatti, la preghiera alla Madonna in lingua sarda. La voce solista è quella di Mark Harris, mentre “Faber”, come De Andrè era stato soprannominato dall'amico Paolo Villaggio, interviene nel coro.

Magnifico il lato A, ma anche il B non è da meno, a parte forse l'ultimo pezzo in scaletta, “Verdi pascoli”, in stile reggae comunque piacevole. In questa facciata ci sono, infatti, perle come la struggente “Hotel Supramonte”, in cui il cantautore ricorda i giorni del suo sequestro. O “Franziska”, atmosfere messicane e un testo di grane impatto. “Se ti tagliassero a pezzetti”, infine, canzone la cui paternità è di Bubola, finì nelle mire della censura per un verso in cui si faceva riferimento all'anarchia che venne cambiato. Si tratta, comunque, di un inno alla libertà, per De André un valore fondamentale.

Da YouTube Fiume Sand Creek