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IL DISCO

Caravan, i cinquant'anni di “In the land of grey and pink”

24 aprile 2021, 08:34

Caravan, i cinquant'anni di “In the land of grey and pink”

di Michele Ceparano

Cinquant'anni e non sentirli. I lettori scuseranno l'incipit scontato e più o meno  uguale alla celebrazione dei 45 anni che “Il disco” non si fece scappare. Ma “In the land of grey and pink”, capolavoro dei Caravan, insieme a “Waterloo Lily” del 1972 resta un album sempreverde. Con questo lavoro, il terzo in ordine di tempo, la band inglese che ha un posto di primo piano nella storia del rock progressivo, fa il suo trionfale ingresso nella legenda. Piccolo cenno storico: i Caravan fanno parte della cosiddetta “Canterbury scene”, corrente capace di mischiare jazz, rock psichedelico, avanguardia e musica elettronica. Inoltre, di scrivere testi di grande impatto. 

 Il disco dei Caravan arriva, repetita iuvant, in un momento magico per il prog. Il '71 è infatti l'anno in cui escono capolavori come “Aqualung” dei Jethro Tull,, ma anche “Nursery Cryme” dei Genesis, “Tarkus” degli Emerson, Lake and Palmer, “Pawn hearts” dei Van der Graaf Generator. E, sul versante prog, meglio fermarsi qui perché altrimenti questo articolo rivaleggerebbe in lunghezza con “Guerra e pace”. In quell'anno esce, tanto per capirsi, anche “IV” dei Led Zeppelin. Insomma, il clima sembra davvero l'ideale per sfornare capolavori a raffica. E alla voce capolavoro, “In the land of grey and pink” sta a suo agio. Quello dei Caravan - di cui esistono anche una versione con più brani del 2001 e un'altra, per il quarantennale, del 2011 - è un lavoro fiabesco, come conferma la title track. “In the land of grey and pink”, a partire dall'evocativa copertina è, infatti, una sorta di Hobbyville di tolkieniana memoria. Si sa, infatti, a partire dai Led Zeppelin fino ai Camel quanto il grande filologo, scrittore e “creatore di mondi” inglese, autore de “Il signore degli anelli” e “Lo hobbit”, abbia influenzato, sul versante testuale, il rock. 

 Quelle dei Caravan sono anche melodie leggere, solari e ironiche. Con un sound che “si incolla” subito all'ascoltatore; è il caso del pezzo che apre l'album, “Golf girl”, uno dei brani più famosi dei Caravan, con l'ouverture affidata al trombone. In “Winter wine” ci sono tutti i riferimenti cari al prog, che nei Genesis si troveranno, ad esempio, in “Time table” (dall'album “Foxtrot, 1972) e che Anthony Phillips, non a caso un ex Genesis, regalerà al pubblico in “The geese and the ghost” nel '77, quando il progressive rock era già incamminato sul viale del tramonto . In questo brano i Caravan sfoderano, infatti, il castello, il menestrello e il cavaliere che salva la dama dal drago. Una sorta, absit iniuria verbis, di “Cavaliere di Kandinskij” in versione rock. “Love to love you (and tonight pigs will fly), scritta da Pye Hastings mentre tutte le altre canzoni sono di Richard Sinclair, forse ispirò i Pink Floyd di “Pigs on the wings” dell'album “Animals”. Infine, come da tradizione del prog, la lunga suite “Nine feet underground”, uno dei momenti più alti della band.

Da YouTube Golf girl