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LA FABBRICERIA DELL'OPERA/6

«Su il sipario!», quando la parola spetta ai maestri collaboratori

Il maestro di sala abbraccia l'opera dai primi vagiti. Il maestro di palcoscenico la introduce al mondo. Regole e curiosità di un grande lavoro che c'è ma non si vede

di Mara Pedrabissi -

25 ottobre 2019, 12:58

«Su il sipario!», quando la parola spetta ai  maestri collaboratori

sesta puntata

Uno spettacolo dentro lo spettacolo, tutto da scoprire: "La fabbriceria dell'opera" è un suggestivo e esclusivo viaggio a puntate che Mara Pedrabissi conduce ogni settimana sulla Gazzetta di Parma dentro i luoghi "segreti" del nostro teatro Regio. Ma cosa c'è dietro le quinte? Più di quanto si possa immaginare perché niente è più vero della finzione del teatro. Ogni puntata è documentata da fotografie inedite e da un glossario

Mettersi all'opera, facile a dirsi più che a farsi.
Della parte visiva, abbiamo già riferito, nelle puntate scorse. Ma l'anima dello spettacolo, immateriale eppur fondamentale,  è quella  agìta da cantanti, coro e orchestra. I divi e le dive del bel canto come arrivano in palcoscenico? Studiando, studiando, studiando: ciascuno, a casa propria, con il proprio insegnante (sì, anche i grandi  continuano a prepararsi!).  Un mese prima del debutto inizia la tabella di marcia delle prove in teatro: fondamentale diviene la figura del maestro collaboratore.  Il termine si declina in vari profili, come scopriremo. Il diploma in pianoforte è requisito essenziale, in più serve l'esperienza teatrale; ora esistono corsi specifici al Conservatorio «Boito». Proprio al «Boito» insegnano i maestri collaboratori de «I due Foscari» del Festival Verdi, Raffaele Cortesi e Giuliana Panza.  Dietro le quinte di  «Nabucco» ci sono i maestri Claudio Cirelli e Dario Tondelli; di «Luisa Miller» in San Francesco Gianluca Ascheri e Andrea Severi.

 LA PARTE MUSICALE 
Il calendario delle prove di sala è fitto.  Il maestro collaboratore, in questo caso, è chiamato maestro di sala, dal luogo (la sala prove, al Regio intitolata a Romano Gandolfi) dove si inizia a testare l'opera (in palcoscenico si arriva molto dopo). E' un vocal coach che accompagna i cantanti e il coro al pianoforte alla presenza del direttore d'orchestra e del maestro del coro (non c'è l'orchestra che segue un altro percorso di preparazione e arriverà dopo la prova di antepiano). Il direttore “sente” le voci, cerca gli equilibrii; se necessario, incarica il maestro collaboratore di far provare i cantanti in separata sede per mettere a punto respiri, crescendi, diminuendi, la pronuncia se viziata da inflessioni  straniere o dialettali. Un «lento lavoro ai fianchi» - è l'allegra metafora di Cirelli -  che produce divertenti ossimori: il Nabucco di Amartuvshin Enkhbat suona perfetto eppure il baritono mongolo non parla  una parola di italiano! 


PROVE DI REGIA
Parallelamente e contemporaneamente  iniziano le prove di regia. Questi  primi giorni sono intensi e stressanti: ore di esercitazione musicale e ore di studio dei movimenti scenici. Entra in campo il maestro di palcoscenico. «Precisione e autorevolezza - riassume Anna Bosacchi - sono qualità indispensabili», visto che è un riferimento per molte persone. A partire dal regista, che non necessariamente legge la musica: è il maestro di palcoscenico a segnare sullo spartito i momenti esatti delle entrate/uscite degli artisti. Intanto il maestro di sala accompagna al pianoforte... «o  meglio vorrebbe, ma l'interruzione è continua - la prende con filosofia Cirelli - Per Nabucco, l'attenzione ai movimenti di scena è stata millimetrica». 


FINALMENTE L'ANTEPIANO
L'antepiano  rivela l'opera, tal quale si vedrà, ma tutta accompagnata dal pianoforte. Gli ingredienti, prima  separati, si incontrano: azione scenica, movimenti tecnici, trucco, parrucco, costumi e... il maestro di palcoscenico rischia di perdere i riferimenti: «Fatevi riconoscere!», implora a una massa di estranei truccati e imparruccati. Dopo l'antepiano, il maestro di sala si sposta dietro le quinte, in supporto. La parola chiave è segnale: l'insieme di indicazioni impartite dal maestro di palcoscenico, anche via radio. E tocca a lui pronunciare il fatidico: «Su il sipario!».
MAESTRO SUGGERITORE
E' nell'immaginario di tutti il suggeritore in buca ma... non esiste più, da almeno vent'anni. Le nuove frontiere dell'opera hanno introdotto però la figura del maestro ai soprattitoli, un musicista che fa scorrere i testi dei libretti contestualmente allo svolgersi dell'opera. E' anche probabile che vi sia capitato di sentire un «interno» quell'effetto per cui un suono giunge al pubblico da lontano, come le campane nel terzo atto di Tosca. Affidati al maestro musicale di palcoscenico, questi suoni non sono registrati ma eseguiti dal vivo a ogni rappresentazione dietro le scene!

 

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Lessico familiare


ANTEPIANO  
La prova antepiano mostra l'opera - con cantanti, costumi e scene -  proprio come si vedrà alla “prima”. Ma è accompagnata dal pianoforte, non dall'orchestra.
INTERNO 
 Il termine indica la musica, il canto o il suono eseguiti dal vivo fuori scena affinché sembrino provenire da lontano. Ad esempio, le campane nel terzo atto di Tosca.