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LA FABBRICERIA DELL'OPERA/7

Storie di carta: quanti aneddoti in biglietteria

Insospettabili aneddoti,  romantici o divertenti: c'è un patrimonio di storie nelle memorie della Biglietteria del Regio.  Le code alle 5 del mattino? Ci sono ancora... 

di Mara Pedrabissi -

25 ottobre 2019, 13:03

Storie di carta: quanti aneddoti in biglietteria

settima puntata

Uno spettacolo dentro lo spettacolo, tutto da scoprire: "La fabbriceria dell'opera" è un suggestivo e esclusivo viaggio a puntate che Mara Pedrabissi conduce ogni settimana sulla Gazzetta di Parma dentro i luoghi "segreti" del nostro teatro Regio. Ma cosa c'è dietro le quinte? Più di quanto si possa immaginare perché niente è più vero della finzione del teatro. Ogni puntata è documentata da fotografie inedite e da un glossario

Un amore che fiorisce o mostra le spine, memorie dolci o dolenti, porzioni di vita in un “fazzoletto” di carta patinata. Quanti di noi conservano il biglietto di “quello” spettacolo che ha avuto un significato speciale. Il pezzo di carta - autografato, se siamo stati fortunati, dal nostro beniamino - diventa esso stesso vestigia di una giornata particolare  nel calendario “routinier” delle nostre esistenze. Ragione e sentimento sono i capisaldi della biglietteria del Teatro Regio. «Il nostro lavoro è fatto soprattutto di relazioni umane», ragiona col consueto fare pacato Dario Montrone, dal 2016 responsabile dell'ufficio che vende più di 70mila biglietti l'anno (prima c'era Giuliana Gatti). In tasca ha una laurea in Giurisprudenza, che  serve: «A un biglietto si accompagna la normativa legata a richieste di rimorsi, tutela dei diritti del consumatore, diritto d’autore. Per non parlare delle ricadute fiscali». Dalla costruzione della pianta dello spettacolo (la visibilità, e dunque i posti in vendita, cambiano in base alla messa in scena) al rendiconto finale: gli addetti alla biglietteria ci mettono - letteralmente -  la faccia, fino a diventare “di casa” per gli habitué del teatro, si sa. I loro nomi sono familiari ai parmigiani:  Francesco Garulli, Eleonora Menozzi, Tiziana Giustinelli e  il fresco front office formato da Giorgia Gobbi e Mattia Mori.

 PALCHETTISTA
Le code a ore antelucane si formano ancora - fin dalle 5 del mattino! - per i biglietti a prezzi popolarissimi delle prove generali. Quelle per la «piccionaia» ormai non  ci sono più. In compenso Parma conserva una vecchia tradizione, altrove perduta. E' quella dei palchettisti,  i proprietari di 60 palchi e annessi retropalchi. Si tratta di un diritto “reale” -  e come tale si può vendere, affittare, tramandare in eredità - che crea un cordone ombelicale con il teatro, l'abitudine di sedere in un dato punto, la consuetudine di personalizzare il “gustoso” retroplaco (resiste, eccome, l'usanza di imbandire tavolate negli intervalli dell'opera). Famoso è il 17 di quarta fila della Corale Verdi: una meraviglia di festosi arredi e luogo generoso per le buone forchette.

DAI 5 CONTINENTI
Da qualche anno, nel giorno d'inizio del Festival Verdi, il teatro annuncia i titoli dell'edizione successiva: arrivano prenotazioni a scatola chiusa  specie dall'estero. «Il Festival quest'anno ha registrato più di 26mila presenze, esclusa la parte di Verdi Off - dicono gli uffici -  Dal 2016 a oggi è costante la crescita di richiesta». Il 55% del pubblico festivaliero viene da fuori Parma,  di cui il 40% dall'estero. Dal 2018 sono presenti tutti e cinque i continenti: l'ultimo l'Africa, con una famiglia di quattro persone dall’Etiopia. 

VUOI SPOSARMI?
Signore, tenetevi dall’invidia. 
Ci sono cavalieri che  comprano l'intera capienza di un palco per ... formulare la proposta di matrimonio durante lo spettacolo. Qui ricordano bene un giovane polacco che, nel 2017, chiese la complicità del teatro per domandare in sposa la fidanzata, mettendosi in ginocchio e porgendole l'anello! 

OPS, CHE SBADATI!
Clamorosi misunderstanding. Per dire, una coppia di stranieri si presentò a Parma con i biglietti del Teatro Massimo di Palermo:  il caso volle che la stessa sera, alla stessa ora, si rappresentasse «Lucia di Lammermoor» nelle due città dalla «P» iniziale ma a più di mille chilometri di distanza. 
L'incubo di Eleonora Menozzi, specializzata nel seguire i gruppi, restano i trenta americani  di Chicago che, in un Festival  da quasi tutto esaurito, si presentarono  nella data sbagliata. Perché la regola è: «Non si respinge nessuno, fino a capienza legale». Svizzera, Germania e Austria forniscono da sempre i gruppi più nutriti. Ursula e Toni Riccio da Norimberga, con la loro associazione Viva Verdi, portano da soli a ogni festival 150 spettatori. Regolarmente da vent'anni.

 

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Lessico familiare

PALCHETTISTA 
E' la persona che risulta proprietaria di un palco a teatro o lo ha in usufrutto per abbonamento.

BORDERÒ
Nei pubblici locali di spettacolo o di divertimento, è la distinta dell'incasso del giorno, compilata per usi amministrativi o fiscali. La parola italiana è un adattamento del francese «bordereau», cioè «orlo, margine», probabilmente perché i conti venivano eseguiti sul margine.