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LA FABBRICERIA DELL'OPERA/9

Piani prove e bandi: l'«abc» per far decollare un'opera al Regio

Tappa all'Ufficio produzione del  Regio: si mette in moto almeno un anno prima del debutto di un nuovo allestimento  e detta l'agenda a più di 200 persone per spettacolo

di Mara Pedrabissi -

07 novembre 2019, 08:50

Piani prove e bandi: l'«abc» per far decollare un'opera al Regio

nona puntata

Uno spettacolo dentro lo spettacolo, tutto da scoprire: "La fabbriceria dell'opera" è un suggestivo e esclusivo viaggio a puntate che Mara Pedrabissi conduce ogni settimana sulla Gazzetta di Parma dentro i luoghi "segreti" del nostro teatro Regio. Cosa c'è dietro le quinte? Più di quanto si possa immaginare. Ogni puntata è documentata da foto inedite e da un glossario

Ogni spettacolo che arriva in palcoscenico è un prodotto, seppur “sui generis”, e presuppone una catena di lavorazione, organizzazione, gestione. Anche attraverso l'utilizzo di un “cervellone”: al Regio, lo vedremo meglio nelle prossime puntate, è stato adottato  Opera Erp, un gestionale condiviso tra i comparti del teatro. 
Il raccordo è l'Ufficio produzione che si mette in moto un anno prima che un nuovo allestimento debutti. Il tempo è inferiore in caso di una “ripresa” (cioè uno spettacolo già in scena in una stagione precedente) o di una “ospitalità” (una produzione realizzata da altri teatri o la tappa del tour di un artista, che arriva con una propria scheda tecnica). Ilaria Pucci è la responsabile, in ufficio ci sono Alessandra Mistichelli e Giacomo Benamati che è anche direttore di scena (il direttore che segue una specifica produzione). Tra i compiti principali, c'è la predisposizione del piano prove di ogni spettacolo. Con una certezza: nessun piano è uguale a un altro perché diversi sono i registi, le modalità di lavoro del team artistico, le necessità legate all'allestimento.

PIANI PROVE 
In questo momento l'ufficio sta lavorando contemporaneamente alla prossima stagione lirica, al Festival Verdi 2020 (sono già stati consegnati i piani prove) e a alcune produzioni in ospitalità. Il “timing” è preciso. Dopo che un progetto è stato approvato dalla direzione del Regio, il team creativo incontra la responsabile dell'Ufficio produzione, indica tutte le necessità, dai noleggi di materiale alla selezione di mimi. Si comincia a definire lo “spazio di lavoro”, la finestra temporale delle prove che verrà condivisa con l'area artistica. Un lavoro di incastri: non c'è solo ciò che si vede in scena; mediamente ogni produzione occupa almeno 200 persone, tra artisti del coro, professori d'orchestra, mimi, maestri collaboratori, team artistico. Nella preparazione del festival,  si intrecciano prove di spettacoli in luoghi diversi che però possono avere in comune masse corali e orchestrali: nell'ultima edizione, «Luisa Miller» in San Francesco e «Aida» a Busseto condividevano coro e orchestra del Comunale di Bologna.  Un dato di cui tenere conto. Altro elemento di attenzione è il rispetto del budget: le prove costano - una prova aperta, come una ante-generale o una generale,  incide quanto una recita vera e propria -  per questo negli ultimi anni molti teatri tendono a risparmiare sul piano prove: «Noi  facciamo un mese completo per una nuova produzione - spiegano al Regio - Per essere pronti per il festival, cominciamo  subito dopo ferragosto».

I MIMI 
«Stupor mundi»: i registi sempre più hanno desiderio di imprimere la loro creatività a una messa in scena. E sempre più ricorrono ai  mimi: non semplici comparse ma professionisti dello spettacolo, performer, attori, danzatori. Ne è un esempio l'ultimo «Nabucco» nel progetto di Ricci/Forte. E' l'Ufficio produzione a organizzare il casting: o pubblicando il bando sul sito del teatro, se la ricerca è complessa, o  attingendo direttamente ai  nominativi in data-base. Il bando per 10 performer per «Nabucco», pubblicato sul sito del Regio e rilanciato da altri portali, ha visto più di 200 iscritti. Lo stesso è accaduto per «Aida» di Zeffirelli. Fare il mimo in una produzione importante rappresenta un'opportunità golosa per portatori di un'arte preziosa, da valorizzare.

DIRETTORE DI SCENA
Fa capo all'Ufficio produzione; è colui (o colei) che appronta le convocazioni con gli orari di prova: vi sarà capitato, in qualche film ambientato su un set, di vedere l'ordine del giorno affisso in bacheca. Ovvio, anche qui è arrivata la tecnologia e ora si creano anche gruppi su WhatsApp, ma il documento ufficiale resta quello esposto. Il Festival ha visto impegnati Tecla Gucci, Ermelinda Suella, Donatella Dimarco e, su Busseto, Pierpaolo Zoni. Il  requisito? Nervi saldi  perché il direttore di scena è il parafulmine sia del regista che dei cantanti, atleti delicatissimi e “riconoscibilissimi” tanto che  ogni registro vocale ha la propria peculiarità: il soprano non arriva in quinta se non è accompagnato. Il tenore invece in quinta ci sta, vocalizza e... si sente! Il baritono è un «pasticcino», delizioso. Il basso sta un po' appartato, a volte non si sa dove sia andato. Il mezzo soprano? E' simpatico!

 

 

Lessico familiare
MIMO  
La comparsa è chi genericamente fa numero. Mimo è colui che compie un gesto artistico (attore, danzatore, equilibrista).

QUINTA
Ciascuno degli elementi scenici ai lati del palcoscenico. L'artista sta in quinta quando attende il segnale per l'entrata in scena. Da lì l'espressione «stare dietro le quinte» nel senso di  agire di nascosto.

 

 

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