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LA FABBRICERIA DELL'OPERA/13

«Sentire le voci» non basta: la via del Regio è lastricata di imprevisti

Ingaggiare grandi beniamini o puntare su giovani con l'«X Factor»: sono le scelte dell'Ufficio programmazione artistica. Ma improvvise malattie o intoppi  sono  in agguato: tanti gli aneddoti

di Mara Pedrabissi -

05 dicembre 2019, 08:40

«Sentire le voci» non basta: la via del Regio è lastricata di imprevisti

tredicesima puntata

"La fabbriceria dell'opera" è un suggestivo e esclusivo viaggio a puntate che Mara Pedrabissi conduce ogni settimana sulla Gazzetta di Parma dentro i luoghi "segreti" del nostro Teatro Regio. Ma cosa c'è dietro le quinte? Più di quanto si possa immaginare perché niente è più vero della finzione del teatro. Ogni puntata è documentata da foto inedite e da un glossario

Va bene tutto ma al cuore dell'opera c'è... l'opera, con le sue arie, i suoi cantanti, le «celesti Aide», i «vissi d'arte, vissi d'amore».  E' l'Ufficio di programmazione artistica, con la direzione del teatro, a scegliere, in base al budget,  quali titoli mettere in cartellone, individuare le voci “giuste”, decidendo di volta in volta se ingaggiare un artista al top o puntare su un giovane talento.  Con una certezza: non esiste un parafulmini, puoi contare su una star da migliaia di euro a serata, ma se la sfortuna ti ha messo nel mirino... Tanti aneddoti stanno a dimostrarlo.

UN DEBUTTO COI FIOCCHI
 


Cristiano Sandri, veronese, 45 anni, un passato remoto da avvocato e uno più recente da casting manager al Maggio Musicale Fiorentino, da quattro anni è il responsabile della programmazione artistica del Regio: «Arrivai a Parma con il trolley, per firmare il contratto, a metà settembre 2015. Incontrai il direttore, Anna Maria Meo, nel Foyer: “Il tenore ha appena cancellato la produzione”. Quel giorno era prevista la prova d'insieme, cruciale. Abbandonai il trolley e cominciai  a cercare  un Otello». Che non è semplice: arrivò il tenore  Carlo Ventre di corsa (e indisposto) da Verona e, nei giorni successivi, anche Rudy Park che poi sostenne il debutto. «Sia Ventre che Park avevano fisicità diverse dal primo interprete;  andavano adattati i costumi,  rivisti i movimenti del regista  Pizzi, un esteta... Alla fine tutto funzionò». L'opera andò in scena giovedì 1° ottobre; la sera seguente toccava a «Il Corsaro»... e non fu da meno. «Il primo direttore ingaggiato aveva già disdettato da un paio di mesi perché si era rotto entrambi i polsi giocando a tennis! Fu chiamato Francesco Ivan Ciampa. Il  baritono scritturato per il ruolo di Seid, un russo, dopo il primo giorno  di prove, se ne andò; venne un altro ma rimase senza voce e alla fine  sostenne la parte Ivan Inverardi. E' un ruolo che pochi artisti hanno in repertorio, uno è Luca Salsi ma era super impegnato. Lo stesso nel cast femminile: dopo un paio di sostituzioni per indisposizione, Gulnara fu interpretata da Silvia Dalla Benetta».  
Tanto ci sarebbe da raccontare, tra sostituti chiamati direttamente dal tavolo della trattoria alle assi del palcoscenico o artisti svenuti dietro le quinte tra un atto e l'altro. «All'ultimo Festival, si sa, Michele Pertusi ha salvato una situazione - l'interprete di Zaccaria in “Nabucco” si era ammalato - arrivando in aereo da  Madrid dove era impegnato in “Don Carlo”. E' stato un eroe. In generale, devo dire, tutti gli artisti parmigiani sono disposti a fare sacrifici per il loro teatro».

PIANIFICARE PER IL 2023 
La parola d'ordine è pianificare, anche sulla scia di quanto accade all'estero. «Stiamo già pensando al 2023. I finanziamenti pubblici un po' incerti sono il problema dei teatri italiani. Ma il direttore Meo ha lavorato sulla salvaguardia del budget, per il Festival in particolare, perché per avere nomi molto amati bisogna ingaggiarli da ora». Non c'è niente di ufficiale, ma probabilmente nel '23 i melomani avranno una gradita sorpresa.

LASSÙ IN LOGGIONE
 


Il pubblico parmigiano ha delle aspettative particolari, si sa. «Qui piacciono le voci generose - ragiona Sandri -  Negli altri teatri un'incertezza passa inosservata; qui si sente o il commento o comunque una freddezza, anche se poi magari alla fine arriva l'applauso. L'incidente può succedere, come dappertutto, qui però tutto è amplificato, nel bene e nel male». Esistono beniamini per andare sul sicuro? «Sì e no. Ad esempio, Vladimir Stoyanov certo è molto amato ma nei Due Foscari ha fatto un lavoro straordinario, professionale e puntuale. Il pubblico non regala il suo affetto». Capita di dover consolare dietro le quinte. «Preparo gli artisti che non  sono mai stati qui: Questo è un pubblico esigente - spiego -  Qualsiasi cosa accada, andate avanti». 

ACCADEMIA VERDIANA
 


L'Accademia Verdiana è un bacino di talenti; una realtà nuova, che ha appena terminato il suo secondo anno di vita, nella sede del Teatro Regio. Ogni ciclo perfeziona dodici artisti selezionati residenti in Emilia Romagna, con fondi regionali.  Serena Castelli, 26 anni e le carte in regola per fare lei stessa la cantante,  è la tutor degli allievi. Da febbraio prenderà il via l'Accademia 2020: «Gli ammessi devono stare in teatro otto ore al giorno, dal lunedì al venerdì. E' una convivenza che può produrre frizioni, rivalità; mi impegno per aiutare a far gruppo. Per me il successo è creare un buon clima».  

 

 

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Lessico familiare

INSIEME  
E' la prima prova che vede in palcoscenico cantanti in costume, orchestra, coro, mimi... Di norma è successiva all'antepiano. 

COVER
Dalla locuzione inglese «cover version» (versione di copertura). Nel Festival è l'artista che conosce tutta la parte di uno dei protagonisti dell'opera e resta a disposizione in caso di emergenza.