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LA FABBRICERIA DELL'OPERA/17

Bello o brutto, vecchio o giovane? Tutto nell'opera è trucco. E parrucco

Prima di ogni recita truccatori e parrucchieri lavorano con precisione ma in velocità, per non stressare i cantanti. I materiali? Arrivano da aziende specializzate per il teatro e il cinema

di Mara Pedrabissi -

09 gennaio 2020, 14:43

Bello o brutto, vecchio o giovane? Tutto nell'opera è trucco. E parrucco

diciassettesima puntata

"La fabbriceria dell'opera" è un esclusivo viaggio a puntate che Mara Pedrabissi conduce ogni settimana sulla Gazzetta dentro i luoghi "segreti" del nostro Teatro Regio. Cosa c'è dietro le quinte? Più di quanto si possa immaginare perché niente è più vero della finzione del teatro. Ogni puntata è documentata da foto inedite e da un glossario

L'«Alceste» di Gluck del 2004, con la regia di Liliana Cavani e le scene del premio Oscar Dante Ferretti, era popolata da zombie: debutto di fuoco per il basso Roberto Tagliavini,  Nume Infernale, trasfigurato a forza di lattice, cotone e kleenex!  Michele Pertusi, Mefistofele nella «Damnation de Faust» di Berlioz del 2007 per la messa in scena di Hugo De Ana, lanciava occhiate diaboliche anche grazie a ciglia in... cartoncino bianco. Per «Le  Trouvère» del Festival Verdi 2018  servì una squadra di diciotto addetti al trucco e parrucco al servizio di sua maestà il regista Bob Wilson. Insomma, l'opera è tutta un trucco.
Rossana Verti  coordina i reparti di sartoria, trucco e parrucco del Regio. Il lavoro comincia sei mesi prima di un debutto (tre, se si tratta di una “ripresa”) innanzitutto dal confronto con il costumista che, book variopinto alla mano, indica come dev'essere il risultato finale.  Giuseppe Panarello, come abbiamo già visto, si occupa dei costumi. Cinzia Costantino è la referente per il reparto di trucco e parrucco: tre dipendenti - Alessandro Ferrari, Barbara Re,  Stefania Zuccotti - più una serie di professionisti ingaggiati con contratti a termine a seconda delle necessità. Un lavoro di precisione ma in velocità, per non stressare il cantante.
MATERIALI DA DIVI
I materiali  provengono da fornitori specializzati:  le parrucche dal laboratorio torinese del “mago delle dive” Mario Audello o da Rocchetti Roma che ha fornito anche il set del «Pinocchio» di Matteo Garrone. Nel campo del trucco,  leader è l'azienda tedesca Kryolan. Si parte dal carattere: il tal personaggio deve essere bello o brutto, vecchio o giovane?  Mimì della Bohème è per definizione giovane, Germont padre  nella Traviata è un uomo maturo. Nel “trucco di carattere” le sopracciglia sono il primo segnale: nell'uomo vecchio più spesse, al contrario nella donna “agée” si fanno più sottili. Una persona, per apparire invecchiata, avrà occhiaie e nasolabiali segnate. Andranno cancellate le ombre su un volto che deve apparire giovane: anzi recherà il cosiddetto “tocco primavera”, usato anche per le spose e segno di beltà. Il parrucco, che va di pari passo col trucco, lavora sulle capigliature. Su indicazione del costumista,  possono essere applicate anche  protesi o maschere:  avete presente i trucchi di «Tale e quale show»?  Ecco, l'idea è un po' quella,  ma con grandi cautele: attenzione ai nasi posticci che non devono creare difficoltà a chi canta;  lo stesso per barbe e baffi che andranno  montati nel momento massimo di estensione della bocca.

MAGICO PAN-STIK
E' il prodotto per eccellenza e risulta molto protettivo. Ma guai a usarlo al cinema -   creerebbe un fondo troppo spesso -  meglio usare un prodotto acquoso. Il trucco teatrale deve garantire lunga durata, con poco tempo per i ritocchi dietro le quinte; un trucco ad acqua qui col sudore colerebbe... fino a sciogliersi.
 Per rendere un'Aida nera? Si usa la tecnica dell'aerografo (l'abbronzatura spray, in voga anche qualche anno fa dalle estetiste) oppure vengono utilizzate ciprie tirate a spugna su tutto il corpo. 
In ogni caso, non viene mai meno l'attenzione a possibili allergie (le insidie possono arrivare dai mastici per appiccicare barbe e baffi, ma ne esistono di non irritanti) e all'aspetto igienico. Per questo, dopo ogni recita, c'è la  «rimessa a posto» delle parrucche: un lavoro laborioso - specie per quelle femminili -  in cui l'interno viene igienizzato, vengono rimossi residui di colle, e infine l'acconciatura viene  rimontata e ripettinate. E pensare che la Manon di Massenet per la  regia di Samaritani indossava una parrucca con sopra una nave!
QUANTO TEMPO?
Trucco e parrucco vanno di pari passo e, per quanto laboriosi, devono essere contenuti nelle tre ore e mezzo, al massimo. «Il momento in sala trucco - dicono al Regio - diventa importante dal punto di vista psicologico,  cerchiamo di allentare  le tensioni degli artisti. I più fragili? I tenori, sentono il peso della responsabilità. I  baritoni non hanno problemi: Luca Salsi, Vladimir Stoyanov ne sono un esempio. Ma anche i bassi Michele Pertusi e Marco Spotti hanno sempre mostrato grande pazienza». 

TURANDOT
L'opera di Puccini che debutta domani vede impegnata una decina di truccatori e parrucchieri: i costumi sono tradizionali ma con un tocco di design. Trucco e parrucco ugualmente tradizionali, con i classici  “fondi” bianchi, ma con una linea moderna, come si vede nella parrucca di Turandot.  

RITOCCHINI?
 C'è qualche primadonna che ha ceduto al “ritocchino”? «Certo - risponde Cinzia Costantino - Nel cinema la tendenza dei divi ad aggiungersi volumi, labbra e zigomi, sta diventando un problema per i registi. Anche a noi dà complicazioni. Chi invece si sottopone a un mini-lifting o mette i “fili” di trazione al viso a base di acido ialuronico e collagene, dà semplicemente l'idea di avere un volto rinfrescato senza stravolgere la propria immagine». 

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Lessico familiare

TESTINE  
Teste di uomo e di donna, in polistirolo, su cui vanno montate le parrucche di scena affinché mantengano la forma.
TECNICA A CHIOCCIOLA  
Utilizzata per preparare la testa dell'artista a indossare la parrucca. I capelli naturali vengono raccolti in ciocche arrotolate piatte -  le «chiocciole» -  con forcine incrociate, e trattenuti da una calza.