Sei in Teatro

TEATRO DUE

Sabato la battaglia civile e «Senza confini» di Moni Ovadia

Un recital di canti, musiche, storie ebraiche, rom e sinti per «Un piccolo contributo  contro ogni razzismo»

08 ottobre 2020, 11:33

Sabato la battaglia civile e «Senza confini» di Moni Ovadia

Musica e teatro civile per proclamare la non negoziabilità della libertà e della dignità di ogni singolo essere umano e di ogni gente: va in scena sabato alle  21 a Teatro Due «Senza Confini – Ebrei e Zingari» di Moni Ovadia.
Mattatore, cantante e musicista che ha fatto del «vagabondaggio culturale e reale» proprio del popolo ebraico il fulcro della sua ricchissima produzione teatrale, letteraria e culturale, Moni Ovadia è anche attivista militante per i diritti umani. Nel solco di questa sensibilità, Ovadia presenta «Un piccolo ma appassionato contributo alla battaglia contro ogni razzismo», un’opera originale che racconta la storia di due popoli fratelli, quello ebraico e quello zingaro (sinti e rom), che a lungo hanno marciato fianco a fianco nella sorte, accomunati dall’essere avvertiti come «altro» dalla comunità occidentale e insieme dall’essere costretti al nomadismo come risposta di dignità e di indipendenza alle persecuzioni nei loro confronti. 
Un recital di canti, musiche, storie ebraiche, rom e sinti scritto e interpretato da Moni Ovadia che sarà accompagnato in scena da Paolo Rocca al clarinetto, Albert Florian Mihai alla fisarmonica, Marian Serban al cymbalon, Petre Nicolae al contrabbasso, con la cura del suono di Mauro Pagiaro e la produzione di Corvino Produzioni.
Il concerto spettacolo mette in risonanza la comune vocazione delle genti in esilio, una vocazione che proviene da tempi remoti e che in tempi più vicini a noi si fa solitaria, si carica di un’assenza che sollecita un ritorno, un’adesione, una passione, una responsabilità urgenti, improcrastinabili.
«Gli ebrei hanno cambiato la loro storia - racconta Ovadia - hanno conquistato una terra, una nazione e il loro statuto di vittime del nazifascismo, ha avuto pieno riconoscimento. Il popolo degli “uomini” (gli zingari) invece molto spesso continua a subire il calvario del pregiudizio, dell’emarginazione. Il Porrajmos (termine con cui Rom e Sinti indicano lo sterminio del proprio popolo) non è stato riconosciuto, grazie ad ignobili cavilli burocratici, il popolo degli “uomini” aspetta ancora giustizia e rispetto. Noi ebrei, primi fra tutti, abbiamo il dovere di alzare la voce contro la persecuzione di rom e di sinti, dobbiamo denunciare come malvagia e perversa l’esibizione dell’amicizia verso gli ebrei quando viene usata per legittimare la mano libera contro i nostri fratelli “uomini” e contro ogni minoranza o alterità. Senza confini è la nostra assunzione di responsabilità, la sua forma si iscrive nella musica e nel teatro civile, arti rappresentative e comunicative che possono e devono scardinare conformismi, meschine ragionevolezze e convenienze nate dalla logica del privilegio». Per informazioni e biglietteria: biglietteria@teatrodue.org tel 0521.230242 – www.teatrodue.org