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TEATRO DUE

Al debutto «In teatro non si muore...»

24 ottobre 2020, 09:56

Al debutto «In teatro non si muore...»

Debutterà sabato 31 ottobre in prima nazionale la nuova produzione di Fondazione Teatro Due «In teatro non si muore…». Il testo è scritto da Gigi Dall’Aglio, che ne cura anche la regia e lo interpreta insieme a Roberto Abbati, Laura Cleri, Cristina Cattellani, Paola De Crescenzo, Davide Gagliardini, Anna Mallamaci, Luca Nucera, Massimiliano Sbarsi, Nanni Tormen, Emanuele Vezzoli, Zelíe Adjo, Modou Gueye e con Alessandro Nidi al pianoforte ad eseguire le sue musiche originali. 
La storia è quella di una compagnia famigliare di attori sul lastrico, costretti a riconvertire il proprio teatro in un’attività redditizia. E qual è il settore dell’esistenza che non andrà mai in crisi? Ecco così che nasce «Ade» un'agenzia un po’ sui generis. Questa scombinata famiglia d’arte inizierà a realizzare, per una carrellata di clienti variopinti, delle cerimonie dal sapore surreale utilizzando per ogni “funzione” una diversa opera di Shakespeare e attraversando situazioni paradossali, come in una vecchia commedia all’italiana in cui la vita e il palcoscenico si mescolano.
Con un titolo che è contemporaneamente la semplice constatazione di una condizione dell’attore (che muore in scena tutti i giorni e poi si alza e torna in camerino) e un’affermazione che in quei tre puntini di sospensione racchiude il valore scaramantico di uno scongiuro, «In teatro non si muore…» nasce da una riflessione sulla “crisi”. La difficile situazione presente ha imposto molte considerazioni al mondo teatrale: i problemi della creazione nel rispetto delle norme anti Covid, l’incertezza sulla presenza del pubblico, l’economia problematica. «In teatro non si muore… nasce da una riflessione sui principi fondanti del Teatro, rivisti in una nuova piega bizzarra e a tratti sconcertante - scrive Dall’Aglio - Il Teatro come rito, inciampa proprio in quell’incertezza che ne qualifica la laicità fondante delle origini. E noi quelle origini lontane le andiamo a ritrovare, nei risvolti affettuosamente comici, nel vissuto di quella piccola compagine di attori nel loro modesto teatrino famigliare». Nello spettacolo l’attore è un posseduto che ridà voce al corpo di persone morte, come nelle cerimonie voodoo che Dall’Aglio ha studiato sia in Africa che in Brasile, rilevandone la natura squisitamente teatrale anche se ad uno stadio puramente dionisiaco. È proprio dopo un lungo soggiorno in Africa che è nato il testo, contenuto nel libro «1+ 3 storie di negri e teatro» in via di pubblicazione nei primi mesi del 2021 per la Nuova Editrice Berti.
A oggi, si tratta di uno dei pochi spettacoli con 14 attori in scena che si presenta in Italia. «Abbiamo deciso di farlo – dice Paola Donati, direttore di Fondazione Teatro Due, – per l’esigenza profonda di relazione con il pubblico, che ci ha seguito prima a distanza e ora in presenza, e con questo atto di affrontare le difficoltà intrinseche al lavoro di creazione nella convivenza con il Covid 19, distanze obbligate in scena, prove con la mascherina, controlli medici, etc. Pensiamo sia giusto provare a tornare a fare teatro al massimo delle nostre possibilità, senza far finta di niente e cercando di trasformare i limiti imposti dalla sicurezza sanitaria in una diversa opportunità di invenzione, con grande senso di responsabilità».