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GERMANIA

Dresda Fenice barocca innamorata della bellezza

E' stata distrutta dai bombardamenti
  Ma ora è tornata all'antico splendore
 

di Luca Pelagatti -

02 giugno 2019, 12:17

Dresda Fenice barocca innamorata  della bellezza

I testimoni, ormai, sono pochi. Ma qualcuno tra i più anziani ricorda ancora la maledetta notte di San Valentino del 1945: «Da molto lontano si vedeva quella palla di luce: era la città che bruciava». A passeggiare oggi sulle rive dell’Elba, mentre ragazzoni in canotta vogano vigorosi e turisti di tutto il mondo rafficano  selfie tra le cupole che brillano sotto l’irrequieto cielo del nord, sembra impossibile. 
Eppure è vero: Dresda la bella, la Firenze del Nord, quella notte scomparve, straziata da uno dei più feroci e inutili bombardamenti della storia, annichilita da una crudele tempesta di fuoco. Morirono forse in quarantamila e di 28mila case del centro ne crollarono 25mila. Poteva essere la fine soprattutto pensando che poco tempo dopo qui arrivò l’Armata rossa. E la guerra tornò ad assediare  Dresda. Anche se era quella fredda, subdola e senza più armi,  quella dell’Ovest contro l’Est. Ma questa è Sassonia, e la gente di qui, volitiva e caparbia, lo disse subito, appena le fortezze volanti svanirono nel fumo del massacro: «La città tornerà ad essere quello che era».
Una scommessa folle? Forse, ma vincente. E se servisse un dettaglio, uno scorcio per capirlo, basta scendere sul prato che sfiora la corrente placida del fiume dove spicca una cornice rossa. Al centro, in apparenza è vuota, ma in realtà serve ad inquadrare la città risorta, le meraviglie barocche e i palazzi. Ed è la stessa inquadratura che si ritrova nelle sale della Pinacoteca degli Antichi Maestri. Nel 1748 la dipinse un certo Bernardo Bellotto, più noto come Canaletto. Oggi riempie gli occhi di chi, e sono sempre di più, arrivano nel cuore di quella che fu Germania Est per scoprire la città che come la fenice risorse. Grazie al culto della bellezza. Per decenni qui si è lavorato. E anche grazie a foto e paesaggi ad olio di maestri del passato – quando l’arte diventa memoria – Dresda può tornare a pavoneggiarsi. Regalando a chi la visita, di nuovo, la suggestione di uno sguardo dal Brühlsche Terrasse, il lungofiume che Goethe definì il «balcone più bello d'Europa».
Anche per questo le foto dell’altro ieri servono: perché altrimenti sarebbe impossibile pensare che la Frauenkirche, la settecentesca chiesa di Nostra Signora,  sia stata per decenni un cumulo di macerie e che ancora oggi, le sue possenti mura inglobino le pietre raccolte e conservate come cimeli dopo la tempesta scatenata di B17. «Ci sono voluti più di dieci anni e 125 milioni di euro ma la nostra chiesa nell’800esimo anniversario di Dresda è tornata più bella di prima», ti dice con le parole la guida. Il resto lo fa la fierezza nel tono. Che sottintende: «questi siamo noi. Questa è la nostra città». 
Un luogo, tra l’altro, che nel dna ha molto di Italia. Italiani gli architetti chiamati dal re Augusto il Forte a creare gioielli in pietra, italiani gli artisti ospitati nella sua pinacoteca (e anche di casa nostra con capolavori di Parmigianino e Correggio), italiani alcuni dei maestri arrivati a dirigere la mitica Staatskapelle Dresden. E’ una delle più antiche orchestre al mondo, sul podio ha visto salire Richard Wagner o Richard Strauss e ha come sede il Semperoper, l’ Opera di Stato. Anche questa è stata ricostruita nel cuore della città, nella Theaterplatz. E per assistere alla sua stagione i biglietti vanno a ruba in tutto il mondo. 
Ma Dresda non è solo questo, capolavori antichi, cupole e guizzi barocchi. Che basta passare il fiume per passare dall’eleganza austera alla modernità del design, dallo sfarzo degli stucchi al relax di un pub. Oltre l’Elba si spalanca la Neustadt, la «città nuova» che poi così nuova non è. Ma pulsa di una vita diversa. Qui vivono gli studenti dell’università, qui, la sera, la musica di oggi si arrampica sulle facciate dei palazzi ottocenteschi che poi celano, in cortili generosi di sorprese, atelier di abiti creativi e gallerie d’arte. Qui pedalano su piste ciclabili lisce come moquette frotte di giovani che sempre meno ricordano la tempesta di fuoco di San Valentino. Ma guardano all’Europa, quella grande senza confini, come al cortile di casa. Un contrasto? Forse. Come è giusto in una città che ha vissuto tante storie. E che di ognuna porta una traccia. Una cicatrice. Nel cuore del centro, ancora oggi, fervono i lavori per ricostruire palazzi che erano perduti. E hanno lo stile di quando qui regnavano i principi elettori di Sassonia. Poco più in la spicca invece il Kulturpalast, sgraziato cubo comunista con le solite figure di propaganda banale.  Ma su tutto, per fortuna, aleggia il broncio dei due angioletti della Madonna Sistina di Raffaello. Sono diventati una icona pop e sono forse il vero simbolo di Dresda. Sono sospesi tra le nubi e sembrano perplessi. Magari chiedendosi con affetto come sarà il domani della città risorta dalle fiamme.

DA VEDERE
SEGUENDO L'AROMA
DEI FIORI VIOLA

 Dresda è facilmente raggiungibile ed è perfetta anche per un weekend. Si può volare all’aeroporto cittadino facendo scalo a Francoforte o Monaco visto che non ci sono voli diretti dall’Italia. L’alternativa è il treno: Praga è a solo 150 km e Berlino dista meno di tre ore di treno. E i collegamenti giornalieri sono molti e comodissimi. Per dormire una ottima sistemazione è l’hotel Maritim, a due passi dal  teatro Semperoper e con belle viste sull’Elba. Da qui si raggiungono a piedi in un attivo sia il centro storico sia  la Neustadt. Info sulla città su www.dresden.de
LA PINACOTECA 
DELLE MERAVIGLIE
Dresda ospita una collezione unica di opere d’arte nella  Gemäldegalerie Alte Meister,  uno dei più importanti musei d'Europa. Ha sede nel palazzo dello Zwinger, capolavoro barocco ispirato a Versailles e possiede una collezione di  Mantegna, Tintoretto, Dürer, Correggio, Giorgione, Parmigianino, Tiziano, Raffaello, van Eyck, Rubens, Vermeer e altri maestri del Cinquecento e Seicento. 
LA SFILATA
SULLE PIASTRELLE
Camminando nel centro antico non si può non notare l’immenso fregio che decora per 102 metri una parete esterna del Palazzo Reale. Si tratta di un mosaico composto da 24.600 piastrelle di porcellana di Meissen, realizzato per illustrare la sfilata di sovrani, principi e duchi di Sassonia e della casata Wettin, in occasione degli 800 anni di dinastia regnante. In origine la Processione era stata dipinta e fu successivamente “trasferita” su porcellana per poter garantire una migliore conservazione nel tempo.