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Cardiff, la meta è valida (e non solo per il rugby)

La capitale del Galles: giovane e dinamica ma fiera del suo passato «proletario». E il Millennium Stadium a soli vent'anni è già un tempio

di Francesco Monaco -

21 luglio 2019, 12:51

Cardiff,  la meta è valida (e non solo per il rugby)

La domanda è: ha senso programmare una visita a Cardiff anche se non si è appassionati di rugby? La risposta è: assolutamente sì. La meta vale comunque, benchè lo spirito degli dèi della palla ovale aleggi ovunque nella giovane e moderna capitale dell'antico popolo dei Cimbri, e i tiranti del Millennium Stadium - a soli 20 anni dall'inaugurazione dell'impianto - abbiano già la statura (simbolica) di storici obelischi.
Ovviamente qui non siamo nel profondo Galles dei paesini senza vocali in cui sono cresciute generazioni di minatori (e di emigranti): il South Wales, pur senza tradire le sue origini rurali e proletarie, è dinamico, (post)industriale e iperconnesso, e Cardiff ne è il motore economico e culturale. Il merito è dei marchesi di Bute, che dall'inizio del XIX secolo, grazie al potenziamento del porto e all'esportazione del carbone anche al di fuori del Regno Unito, contribuirono allo sviluppo dell'antica Caerdydd. Una testimonianza di quegli scambi commerciali è la chiesetta norvegese frequentata dagli equipaggi delle navi scandinave. Qualcuno decideva di non tornare in patria e trovava l'amore: è nato e cresciuto qui infatti il celebre scrittore per l'infanzia Roald Dahl, cui è dedicato un tratto  della passeggiata che affaccia su Mermaid Quay e si allunga fino al barrage - adibita ad area per giochi e picnic - che apre/chiude la baia di Cardiff unendola con Penarth. Lo specchio d'acqua davanti al waterfront - dove si stagliano il finto-antico palazzo del Sinedd (il governo gallese) e l'avveniristico Millennium Centre (soprannominato «armadillo» per la sua forma) - è infatti d'acqua dolce, alimentato dai fiumi gemelli Ely e Taff. Proprio alla foce di quest'ultimo partono i battelli per il centro, valida alternativa al bus e alle suole delle scarpe. Giunti a destinazione, si scende in mezzo al verde del Bute Park da dove si accede direttamente al Cardiff Castle, cuore storico della città, protetto da mura di cinta ornate da sculture zoomorfe (l'«animal wall»). Il maniero sta in cima a una collinetta, ha origini romane e poi normanne, è un rudere ma si presenta benissimo. Tutt'attorno è prato - che ospita concerti di musica rock e classica - mentre un lato è delimitato dal palazzo dei marchesi/benefattori. Da qui si può prendere il Bute Trail e marciare in un'oasi verde lungo il fiume, in direzione nord, per arrivare in circa 20' alla cattedrale di Llandaff, secolo XII.
Il centro pedonale, invece, è tutto un susseguirsi di «arcades» e gallerie dove agli amanti dello shopping può anche capitare di imbattersi in un coro - prevalentemente femminile - che intrattiene i passanti eseguendo canzoni pop e raccogliendo offerte per l'ospedale. Immancabile, naturalmente, l'inno nazionale Hen Wlad Fy Nhadau, cantato in quella che è la lingua più antica d'Europa (qui tutti i cartelli sono bilingue), e che collega idealmente il quartiere dei negozi, dei ristoranti e dei chioschi - nonchè del vittoriano mercato coperto - con il vicinissimo Principality Stadium (denominazione ufficiale, paga lo sponsor). E qui torniamo da dove siamo partiti, cioè dal rugby, autentica religione di stato come ben sanno i fans che vengono a Cardiff per le partite del Six Nations, che la nazionale del Dragone ha vinto 39 volte.
Fa sorridere pensare alle lamentele tutte parmigiane per il Tardini in centro (che è lì da un secolo) quando il Millennium è sorto al posto del vecchio Arms Park in un'area compresa tra il Cardiff Castle, l'isola pedonale, la stazione ferroviaria e il fiume. Un tempio sportivo da 75mila posti, con copertura mobile in acciaio, di proprietà della Welsh Rugby Union ma utilizzato anche per eventi musicali e show motoristici, che ha fatto lievitare di parecchi zeri l'indotto della città. Questo sì che è andare dritti in meta.

AFFASCINANTE MANIERO
Caerphilly, il castello che ha sfidato i cannoni di Cromwell

A mezz'ora di treno da Cardiff (anche meno in bus), il castello di Caerphilly merita assolutamente una mezza giornata. L'ideale - per le foto dall'esterno - sarebbe arrivarci al tramonto, ma si troverebbe l'ingresso chiuso (orario visite 10-16). Meglio dunque arrivare per tempo e farsi avvolgere dalle mura e dalla storia del maniero fatto costruire dal conte Gilbert De Clare tra il 1268 e il 1271. Tra le torri a sezione arrotondata, ce n'è anche una pendente, «lascito»  dei cannoneggiamenti degli uomini di Cromwell nel XVII secolo.

PRINCIPALI MUSEI NATIONAL E ST FAGAN'S
Come a Londra, i principali musei sono gratuiti e il più importante a Cardiff è il National Museum of Wales. Le attrazioni sono una versione bronzea del «Bacio» di Auguste Rodin e il quadro di Pierre-Auguste Renoir «La parisienne». Ci sono anche schizzi e disegni di Leonardo da Vinci.
Fuori città, ma ben servito dai mezzi pubblici, si trova invece il  St. Fagan's National History Museum, full immersion a cielo aperto in un caratteristico villaggio rurale: le antiche abitazioni, altrimenti destinate alle demolizione, sono state portate qui da tutto il Galles.