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MAROCCO

Tra i monti dell'Atlante c'è una città tutta blu

Alla scoperta di  Chefchaouen il magico villaggio color turchese

25 agosto 2019, 13:52

Tra i monti  dell'Atlante    c'è una città tutta blu

di Luca Pelatatti
Esiste, la gente la abita, non è fatta per i turisti. E anche se pare il paradiso degli instagrammer è una città. Stiamo parlando di Chefchaouen, la  città blu, quel posto strano nel cuore dei monti dell’Atlante, in Marocco,  a 110 chilometri a sudovest di Tangeri,  dove lo stile andaluso delle case si sposa con il color turchese dei muri. Lo ripetiamo, non è un set. Ma è proprio così.
E già la sua storia, che profuma di leggenda la rende speciale.  Vuole la tradizione che Chefchaouen sia stata fondata nel 1471 da un signore musulmano sposato con una donna spagnola. Ma i  Mori in quel periodo vennero cacciati dalla Spagna e il nobile arabo, tale Mulay Ali Ben Rachid, dovette riparare in Marocco dove per compiacere la consorte creo un villaggio identico a quello di origine di lei, Vejer de la Frontera. 
La realtà, ovviamente,  è che il villaggio sorse perché di qui passavano le merci che andavano da Tetouan a Fez. Ma l’immagine del marito ossequioso è assai più bella da raccontare. Altrettanto splendido è il centro di questa città di poco più di 35mila abitanti che si visita in poche ore. Ma che conquista se le si da il tempo di svolgere la proprio malia. Un tempo qui arrivavano per lo più viaggiatori giovani con lo zaino in spalla in cerca di atmosfere beat e soprattutto dell’hashish che su questi monti è di casa. Ora invece sbarcano frotte di turisti ammaliati dai suoi paesaggi e da questa tavolozza di blu che colora le case mentre la luce chiara delle montagne regala scorci unici. Aggiungete lo sfondo delle vette in distanza e avrete la sola risposta alla domanda perché venire a Chefchaouen.
Sono molte invece le teorie che provano a spiegare perché  il colore distintivo delle strade sia il blu. Alcuni credono che gli edifici siano stati originariamente dipinti di blu per respingere le zanzare, mentre altri teorizzano che la tradizione iniziò con i rifugiati ebrei che vi si stabilirono durante la riconquista spagnola e che dipinsero  le loro case nei toni del blu secondo l'usanza ebraica, che vede il colore blu come un simbolo di spiritualità. Questa è la spiegazione più convincente visto che la prassi si sviluppò di molto nei primi decenni del ventesimo secolo quando molti ebrei fuggirono qui per sfuggire alle persecuzioni.
Teorie o meno oggi il turismo è una risorsa e anche se la città non è certo vicina  o comodissima da raggiungere. Tuttavia molti arrivano qui proprio per rilassarsi dopo visite alle frenetiche e frastornanti città imperiali del marocco come Marrakech, Fez, Meknes e Rabat. E la sua medina è il posto perfetto per immergersi nella atmosfera di questo altro Marocco. Il punto di partenza obbligato è la piazza Uta-el-Hammam da cui si dipana un reticolo  labirintico e sghembo di strandine, scale, archi e slarghi a cui il colore azzurro regala un fascino unico. L’altro aspetto che qui, meno che altrove, sono arrivati europei a comprare case da trasformare in riad. E quindi le case sono ancora, chissà per quanto, abitate dalla gente del posto. Voi mescolatevi con loro e andate in giro dopo aver dedicato una doverosa visita alla kasbah che si trova proprio in fondo alla piazza. Un tempo era una fortezza, ora splendono i giardini e dall’alto della torre si gode una vista splendida.  Intorno, tornati nelle stradine,  avrete i souk dove, con la solita tecnica della estenuante contrattazione, acquistare i prodotti della tradizione locale: i gioielli e soprattutto coperte e capi di abbigliamento sono famosi in tutto il Marocco.
Sotto la parte antica si apre quindi la città nuova che ovviamente non può competere per bellezza e fascino. E quindi molto meglio è fermarsi per l’immancabile tè alla menta in uno dei tanti caffè guardando e facendosi guardare.  Al pomeriggio quando il sole cala vale la pena di fare una passeggiata verso Ras el-Maa, una piccola cascata che si trova fuori dalle mura della medina, verso est. Non aspettatevi un salto di acqua fragoroso ma il bello è che qui  intorno spesso si ritrova la gente del posto. Seduti al piccolo bar a fianco potrete sbirciare le donne che fanno il bucato.  
Poi, sempre uscendo dalla medina, in salita, seguite il srotola un sentiero che porta ad una specie di belvedere, un luogo che domina Chefchaouen e le montagne.  Portatevi qualcosa da bere e aspettate che il sole inizi a scendere. La vista vi compenserà per la camminata e potrete dedicarvi a contare le sfumature blu. Sembra il paradiso degli instagrammer? E’ vero. Ma è una città. E vista da quassù è ancora più bella. 

COME ARRIVARE IN AUTO E BUS
Il modo più semplice per arrivare a Chefchaouen è ovviamente affittando una macchina. In alternativa si possono usare gli autobus, con servizi giornalieri in partenza da Fez (5 ore), Tangeri (4 ore), Casablanca (6 ore) e Rabat (5 ore). Tutti gli autobus arrivano in una piccola stazione situata a 15 minuti a piedi dalla medina, a cui è possibile accedere anche in taxi.
TAJINE E SPIEDINI DOVE MANGIARE
 Sono molti i locali dove mangiare in città. Il piatto locale tipico è la bissara, una  zuppa di fave condita con olio di oliva, paprika e peperoncino.
Oppure si trovano in menu i classici tajine, lo  stufato di carne di capra o pecora accompagnato da verdure o l’harira cioè la zuppa di pomodoro con carne e legumi, ceci in particolare.
Sappiate che i ristoranti nella piazza principale offrono pasti a prezzo fisso ma sono molto turistici e spesso i clienti non sono troppo soddisfatti.
Di livello sicuramente superiore è il Tissemlal, il ristorante dell'hotel Casa Hassan - un punto di riferimento locale noto per i suoi piatti marocchini tradizionali di alta qualità. Qui, lanterne, candele e un camino aperto aiutano a creare l'atmosfera per un'occasione speciale. Più semplice ma accogliente anche il ristorante Lala Mesouda in una stradina della medina. Soliti piatti, solita scelta di sapori marocchini e immancabili tè alla menta.