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La città che ama il vino ma che vive sulle acque

18 gennaio 2020, 09:12

La città che ama il vino ma che vive sulle acque

Luca Pelagatti

La città del vino. Che vive sull'acqua. E che nasconde un tesoro di sabbia. No, non è un indovinello. Ma un modo sornione per raccontare Bordeaux, la città francese (www.france.fr/it) considerata la patria del vino - qui si trovano 60 denominazioni protette e operano 7000 viticoltori – che tuttavia deve buona parte della propria ricchezza al fatto di essere sulle rive della Garonna. E che  - bizzarria -  a poca distanza, ospita la dune de Pilat, quella che è considerata la duna di sabbia più alta al mondo. E' lunga più di tre chilometri, alta 100 e profonda 500 metri, si affaccia sull’Oceano e poco lontano stanno i filari di uva. E capite che allora l'intera città di Bordeaux può apparire come un indovinello.
Un insieme di curiosi contrasti che danno vita ad un quadro assai piacevole,  come è piacevole scoprire questa città ricca e bella dove il palato viene coccolato. E dove la storia ha lasciato una sontuosa eredità.
Un tempo, infatti,  quando si chiamava Burdingala, qui passavano i legionari e poi è diventato un importante porto commerciale che ha dato la ricchezza.
IL MARCHIO UNESCO
Di quella potenza si vedono le tracce ancora oggi camminando per il centro storico che dal 2007 fa parte del Patrimonio mondiale dell'Unesco e che colpisce per le strade eleganti e le piazze sontuose. 
Volendo seguire le tracce del tempo occorrerebbe partire dalle vestigia della città medievale dove spicca la cattedrale di Saint-André con i suoi massicci portali scolpiti – ma alcuni alti, lati costruiti in tempi successivi,  sono tanto diversi da sembrare frutto di un bizzarro assemblaggio - o le antiche porte come quella di Cailhau, dedicata a Carlo VIII o la porta della Grande Campana. Considerate che risale al Settecento, e per secoli ha suonato per annunciare alla città catastrofi e lieti eventi e capite l'affetto della gente per il suo suono. Se poi non avete problemi a scalare una montagna salite sul campanile Pey Berland. Si devono affrontare 231 scalini di una scala a chiocciola: ma dall'alto il panorama è splendido.

Tornati poi tornati a terra ricordatevi quello che abbiamo detto all'inizio: Bordeaux beve il vino ma ama l'acqua. E l'esempio più famoso è la «pataugeoire» (ovvero, la piscinetta). Si trova   al centro della Piazza della Borsa ed è uno dei simboli riconosciuti della città: uno specchio d’acqua (ci si può camminare sopra,  profondo appena un paio di centimetri) che riflette i grandi palazzi della piazza, tra cui la Camera di Commercio e il Musée national des Douanes. In centro si trova la Fontana delle Tre Grazie e questo è il paradiso dei patiti dei selfie e degli amanti di instagram. Un bello scatto qui regala una pioggia  di like.
Dopo le foto un po' di cultura: il posto giusto è il Museo delle Belle Arti che raccoglie una ricca collezione di opere di maestri. E ci sono molti italiani: Tiziano, Perugino, Paolo Veronese oltre ai soliti fiamminghi e ai campioni di casa come Delacroix, VMatisse, Renoir. 
A ZONZO IN CENTRO
Poi, ritemprati dalla bellezza, di nuovo a spasso: il posto giusto è la  pedonale Rue Sainte Catherine che collega Place de la Comedie a Place de la Victoire. Impossibile non percorrerla avanti e indietro, comprando una cosa qui, assaggiando un bicchiere là: è il posto di Bordeaux dove farsi vedere, ed essere visti ricordando di alzare sempre lo sguardo. Qui si affacciano alcuni dei più begli edifici della città tra cui molti di quei 347 palazzi che l'Unesco ha censito come tesori mondiali. Ma siamo a Bordeaux,  inutile scordarlo. E il vino non può essere trascurato troppo a lungo. Ecco allora la prossima tappa: la Città del Vino (www.laciteduvin.com). Non è un modo di dire: è un vero e proprio monumento contemporaneo -  è sorto nel 2016 -  dedicato al culto laico di quello che sta nel bicchiere. 
La struttura infatti punta a dare vita ad un luogo dove vivere le esperienze sensoriali che girano intorno al vino ma anche a raccontarne gli aspetti storici e culturali. Persino simbolici. Il palazzo si trova sulle rive della Garonna e spicca come un faro formato da pannelli di vetro e di alluminio che ricordando un ceppo di vite. In chiave molto moderna, s'intende.
Una volta all'interno, colpiscono le dimensioni della struttura e si viaggia su dieci livelli passando da proiezioni 3D a schemi interattivi ma anche zone dove si racconta la storia dei commerci e le caratteristiche dei vini di tutto il mondo. Non manca, è ovvio, uno spazio per le degustazioni e persino uno spazio legato alle religioni. E al loro legame con il frutto della vite. 
Vi pare irriguardoso? Per nulla. Siamo a Bordeaux e qui il vino è una cosa seria. E quindi che Victor Hugo quando scrisse della città citando «il dolce orizzonte, il bel cielo e il calore del sole di cui non si può non innamorarsi» aveva del tutto ragione. Ma aveva dimenticato di citare che con un calice di rosso in mano tutto è più facile.