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La magia delle Fiandre tra tele e antiche pietre

Viaggio a Gent, l'antica capitale che ora ospita una grande mostra di Van Eyck, «l' inventore» della pittura ad olio
 

di Luca Pelagatti -

08 febbraio 2020, 13:57

La magia delle Fiandre tra tele e antiche pietre

Viaggiare fino al cuore dell'Europa per vedere un quadro? Si può fare. Almeno se la destinazione è un gioiello di pietra, acqua e brumosa poesia come la città di Gent, nelle Fiandre. E il quadro – anzi, in questo caso i quadri – sono quelli di Van Eyck tra cui l'Adorazione dell'Agnello Mistico. Il nome non vi dice nulla? Non vi preoccupate: quasi sicuramente lo conoscete perché si tratta di una delle opere più celebri e iconiche dell'arte fiamminga. E prima o poi vi sarà capitato di vedere quella emozionante rappresentazione di Adamo ed Eva cacciati dal paradiso: mai il dolore dell'uomo che scopre la propria fragilità seppe diventare così concreto e tangibile su una tela. 
NEL CUORE DELLE FIANDRE
Ma oltre ai quadri c'è Gent, antica capitale delle Fiandre, storica avversaria della più zuccherosa Bruges. Ma forse ancora più bella perché meno leziosa e più concreta, gaudente nei suoi locali dove bere birra trappiste ma nordicamente austera come i torrioni del suo castello. E qui i canali non sono, come accade Bruges o a Venezia, una carezza. Ma più che altro una corazza d'acqua. 
Per scoprirli non resta che passeggiare per il centro cittadino, un catalogo di palazzi dai tetti vertiginosi o perdendosi tra i vicoli. Non si può restare insensibili al suo fascino. 
A SPASSO TRA I CANALI
Il punto di partenza per questa passeggiata sono Graslei o Korenlei, le due rive del fiume che attraversa il cuore del centro. Il nome dice tutto: una era la «riva del grano», l'altra quella «delle erbe», insieme formano la zona «tra i ponti» ed erano il porto e l'area commerciale quando i mercanti di queste terre trasformarono un piatto, monotono, paese in una potenza. 
Se si cerca una foto che racconta le Fiandre (www.visitflanders.com/it) è forse qui che si deve venirla a scattare. I mattoni delle case sono bruni, i tetti rossi e neri, spiccano qua e la i contrassegni delle corporazioni e tutto è un rincorrersi di linee verticali verso il corrucciato cielo del nord. Poi andate verso il ponte di san Michele e godetevi una nuova prospettiva prima di infilarvi in Limburg-Straat che porta verso i monumenti più importanti. La nostra meta è la cattedrale di San Bavone che merita il nostro omaggio anche se il suo tesoro, l'Adorazione dell'Agnello Mistico di cui abbiamo parlato prima non è qui. Visitiamola comunque: cominciò a sorgere prima dell'anno Mille su fondamenta romane e per quasi sei secoli fu un cantiere in evoluzione. Il risultato è questo trionfo gotico con vetrate, pinnacoli, cappelle e opere d'arte. 
E c'è anche un capolavoro di Rubens. Ora, però andiamo a scoprire la mostra che giustifica il viaggio (se ne ce fosse bisogno): ha aperto da una settimana (durerà fino al 30 aprile) e si trova al Museo delle Belle Arti di Gent. Si intitola «Van Eyck. Una rivoluzione ottica» e riunisce oltre una decina dipinti e disegni del maestro quattrocentesco. Considerate che al mondo ce ne sono solo una ventina.  In più saranno visibili opere della sua bottega, copie di quadri del maestro ormai scomparsi e più di 100 altri capolavori in quella che è la più grande esposizione mai dedicata a questo genio della pittura  autore, tra l'altro,  di quel polittico chiamato Adorazione dell’Agnello Mistico di cui continuiamo a parlare. E non è un caso: questo polittico è il punto di forza della mostra: i pannelli che lo compongono tra il 2012 e il 2016 sono stati restaurati e i risultati del restauro consentono di vedere l’opera di Van Eyck in «modo nuovo». 
Sono stati proprio questi lavori di restauro a suggerire al Museo di realizzare l'esposizione. In via unica e del tutto eccezionale gli otto pannelli vengono esposti come dipinti singoli al di fuori della cattedrale di San Bavone e sono sistemati all’altezza dello sguardo, in modo che tutti possano ammirare i magnifici colori, gli straordinari dettagli e la rappresentazione quasi tangibile dei tessuti. 
È la prima e ultima volta che il visitatore potrà arrivare così vicino al lavoro del maestro fiammingo che fu un artista completo, coltissimo e innovatore. Non a caso il toscano Giorgio Vasari nel 1550 definì Van Eyck l’inventore della pittura a olio. E anche per questo, per capire differenze e somiglianze, nella mostra stati sistemate opere di alcuni suoi contemporanei italiani come Beato Angelico, Paolo Uccello,  Masaccio. Insomma, Fiandre e Toscana a confronto, nord versus sud: la mostra permette di fare un volo sulla grande pittura, capendo come culture in apparenza lontane si siano sfiorate, parlate. Dando vita poi a ciò che ci rappresenta e ci emoziona ancora oggi.
 Così come una vera emozione è, dopo la visita, immergersi nei vicoli di Patershol. Gli studenti pedalano veloci, i muri delle case hanno visto il Medievo, il pavè è lucido d'umidità. Scegliete uno dei tanti piccoli locali e scaldatevi con un caffè o inebriatevi con una birra. Fuori dalle tendine di pizzo vedrete, in alto, un filo di fumo o una nuvola bassa. Ripensando agli scorci dei quadri visti poco prima capirete che da queste parti è sempre stato così.