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In val d'Itria il mondo è tutto in bianco e verde

Le distese degli ulivi e dei vigneti sfiorate dalle macchie candide dei trulli pugliesi  e dai borghi aggrappati alle colline
 

di Luca Pelagatti -

27 giugno 2020, 12:00

In val d'Itria  il mondo è tutto in bianco e verde

Sembra un luogo fatato, nato dalla matita di un bambino. Si, perché solo la fantasia di un bimbo potrebbe avere inventato quelle case di favola che sono i trulli. E dopo averli disegnati è stata capace di piazzarli in una terra così verde e piena di profumi. Eppure, viaggiando in val d'Itria, capisci che è tutto vero, che non è il disegno di un monello pieno di fantasia. Che qui sono l'uomo e la sua storia ad aver dato vita ad un simile scenario. Dove la terra è rossa, gli ulivi verdi e i trulli  candidi. Una bandiera di meraviglia.
E allora cerchiamo di scoprire il  catalogo di colori che si miscelano in quest'angolo  di Puglia, tra le provincie di Bari, Brindisi e Taranto (www.viaggiareinpuglia.it). E dove un tempo c'era l'acqua.  Questo terreno, infatti, era in epoca preistorica il fondale di un mare che poi emerse e che dette vita ad una valle di tipo carsico che per secoli fu coltivata a vigneti mentre sottoterra si formarono grotte e gravine più o meno grandi. Sotto cavità, sopra terra fertile: e lo si coglie dai profumi della macchia mediterranea  mentre, fin dall'epoca dei greci la piana fu invasa da vigneti e ulivi. Altri simboli della zona che, circondata com'è dai monti delle Murge, gode della carezza del vicino mare. 
Ma per tutti questa è la valle dei trulli. E da queste strane costruzioni dobbiamo partire. Spiegando che sono case-non case. Non è uno scherzo: la loro storia nasce infatti dalla esigenza dei pastori di mettere in piedi dei ripari con le pietre trovate tra i pascoli e vicino ai campi. Col tempo i vicerè di Napoli stabilirono, però, che per costruire case con malta, e quindi resistenti e fisse, occorreva pagare una grossa somma. Era un problema e la povera gente di qui decise di aggirare l'ostacolo innalzando i trulli che sono edifici costruiti a secco, senza un legante come la malta, e che potevano essere smontati in pochi minuti in caso di una ispezione. Furbizia? Di certo. Ma anche un colpo di genio perché hanno dato vita allo spettacolo unico di queste casette tonde con un tetto  a cono che finisce con un  pinnacolo e che ad Alberobello coprono una intera collina.  

I trulli di Alberobello
Il paese dei trulli è una cosa unica al mondo. E si capisce da come è stato travolto dal turismo. Tuttavia merita di essere visto ed è facile da girare. Il cuore della zona dei trulli è il Rione Monti che si arrampica su una collina con piccole strade parallele fiancheggiate dalle case bianche. Qui i trulli sono oltre 1000 mentre nella zona chiamata Rione Aia Piccola ce ne sono altri 400. Voi lasciate andare le gambe, scattate foto e sbirciate l'interno dei trulli – molti diventati negozi di souvenir  e bar – fino a raggiungere la parte alta della collina dove si trova la chiesa di Sant’Antonio da Padova. Che è, ovviamente, a sua volta un trullo.  Per finire salite la scala e arrivate al Belvedere Santa Lucia: da qui si può ammirare il panorama dall'alto. Ricordate però: spesso si fa la coda. Ma per vedere questo surreale panorama inventato da un bimbo vale la pena di aspettare.
NON SOLO TRULLI
Ma proseguiamo il viaggio. E la prossima tappa è  Cisternino che anche senza trulli colpisce e affascina per la sua atmosfera. E per le lusinghe per il palato visto che tra i vicoli di case bianche spuntano alla sera i negozietti che si trasformano in bracerie: mangiare carne appena arrostita in quel  contesto è qualcosa di speciale. 
Ma la vera scoperta è quella di passeggiare tra i vicoli bianchi dove le case sono abbarbicate le une sulle altre, unite da archi, scale e volte irregolari, fino in cima di questo colle dove gli antichi Messapi costruirono il primo insediamento poi diventato romano e dedicato ad un eroe della Guerra di Troia.  Anche se poi, come sempre, l'attuale volto al paese è stato dato dai mille invasori.  Il centro della cittadina comunque è nella piazza Garibaldi, dove spicca una torre normanna anche se per ammirare le distese di ulivi e la piana  il posto migliore è il belvedere che si trova  alla villa comunale.  Poi via a zonzo sostando davanti alla chiesa di San Nicola e alzando lo sguardo cercando scorci inattesi e sorprendenti.  
Trulli, case bianche ma anche barocco. Per scoprirlo arriviamo a Martina Franca, il centro più popoloso della zona e, appunto, gioiello barocco quasi come Lecce anche se qui siamo in provincia di Taranto: e lo stile  è definito, appunto, Martinese  Martina Franca ebbe il suo periodo d'oro nel '700 quando sorsero i palazzi più belli come il palazzo Ducale  e la basilica di San Martino che colpisce per la facciata maestosa con la statua del santo patrono.  Poi, come sempre lasciate fare alla curiosità vagando per corso Messapia, cercando un posto dove assaggiare il classico vino bianco, il Dop Martina Franca  da abbinare ad piatto a base di cime di rapa, il simbolo gastronomico della città.  Quindi, andate alla villa comunale, angolo di pace di alberi e fontane, scoprendo il fresco del verde, respirando l'atmosfera rilassante. Trulli o palazzi di marmo poco cambia: qui c'è una aria speciale.  

Un paese con i tetti a punta
C'è una altra tappa imperdibile nel viaggio nella Val d'Itria: Locorotondo. Il nome deriva dal fatto che un tempo aveva, appunto, una forma tondeggiante. Ora quel cerchio si è perso ma è rimasta la bellezza di questo paese a 400 metri sul livello del mare e inserito tra i «Borghi più belli d'Italia». Anche qui, prima di entrare tra i vicoli e le piazze conviene far andare lo sguardo sulla pianura verde di alberi chiazzata del bianco di trulli e masserie mentre nel centro del paese quello che spiccano sono i balconi  pieni di fiori e i tetti a punta delle «cummerse», le classiche case tipiche della zona.   Poi è il momento di passeggiare passando dalla chiesa  Madre di San Giorgio alla  Chiesa di San Nicola ammirando gli affreschi e i bassorilievi  ma soprattutto alla  Chiesa Madonna della Greca con splendide decorazioni. Poi, la doverosa sosta per omaggiare l'altro laico simbolo del paese: il vino Locorotondo Doc che nasce proprio in questa parte della piana da sempre fortunata per bellezza e sapori.