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In Campania, una tazzina di caffè e un tuffo nella magia

Napoli jnon lascia mai indifferenti per la sua storia, la sua complessità. E per le mille cose da vedere e scoprire

di Luca Pelagatti -

04 luglio 2020, 09:01

In Campania, una tazzina di caffè e un tuffo nella magia

Napoli non è una città. E' un mondo. Anzi, forse, è un altrove. Lontano da quello a cui siamo abituati e che conosciamo. Ed è per questo che la si ama perdutamente. Oppure la si detesta. Certo, la cronaca ogni giorno vi parlerà delle mille cose che non vanno. Ma forse ancora oggi vale ciò che che scrisse Stendhal: «Non dimenticherò né la via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell’universo». E tutti i suoi guai, allora, si  dimenticano.
D'altra parte è però vero che Napoli è una città complicata, faticosa, stratificata, dove sotto l'apparenza c'è sempre qualcos'altro, una sorpresa, retaggio dei mille popoli - dai greci agli arabi ai normanni ai francesi - che l'hanno governata. Senza riuscire a snaturarla. E un grande scrittore-viaggiatore, Guido Piovene lo ha riassunto in una sola frase: «Spaccanapoli e i vicoli che la circondano sono l’unico mezzo a nostra disposizione per capire cosa fosse una metropoli del mondo classico. Nemmeno Roma ce lo illustra con la stessa evidenza». Ecco, noi andiamo a scoprire questa metropoli. E le cose da non perdere.
IL LUNGOMARE
E il punto di partenza è il mare: per la precisione dalla striscia di tre chilometri che va da via Nazario Sauro a Mergellina. E' molto amata dai turisti ma chi lo ama di più sono proprio i napoletani. Qui si viene per passeggiare, mangiare in uno dei tanti locali e soprattutto riempirsi gli occhi con alcuni scorci unici. Nel primo tratto che sfiora il molo di Santa Lucia e arriva a  via Partenope, ci sono i grandi hotel sfarzosi tra cui il Grand Hotel Vesuvio (si, quello dove abitò il tenore Caruso) e dove vale la pena di sostare in alcune pizzerie celebri (una per tutte: Gino Sorbillo Lievito Madre).
Quindi è la volta di via Caracciolo, con la villa comunale, e infine via Mergellina che arriva sino a Piedigrotta. E sopra sporge  Posillipo. Da qui partono i traghetti e qui si viene per mangiare il gelato. Oltre a guardare e farsi guardare.
Da guardare è certamente anche Castel dell'Ovo, il castello più antico della città, che sorge nel punto dove fu fondata Parthenope dai cumani nell'VIII secolo a.C. Nel corso dei secoli ha subito rifacimenti, danni e conosciuto un ingiusto abbandono. Dall'alto delle sue mura il panorama è speciale e anche il Vesuvio sembra diverso. Mentre ai suoi piedi, nel borgo Marinari ci sono locali eleganti e circolo nautico la Vela si ritrova la Napoli che conta.
Ma ora voltiamo le spalle al blu: e andiamo verso il cuore della città. E il cuore, come recita ogni guida di Napoli, significa piazza del Plebiscito, una delle più grandi d'Italia, nata dall'ambizioso progetto di Gioacchino Murat che si immaginò un gigantesco “Foro Gioacchino”. Era uno che pensava in grande: ma fece una brutta fine e la piazza diventò invece Ferdinandea, Qui tuttavia si affacciano ancora oggi il Palazzo Reale e la basilica di San Francesco di Paola mentre, al centro, spiccano due grandi statue di bronzo. Una è del Canova.
Dopo una sosta per un caffè al celebre Gambrinus - e anche questo è un museo alla  napoletanità - spostiamoci verso il teatro San Carlo che vanta diversi record. E' uno dei più grandi d'Europa ed essendo stato terminato nel 1737 è il più antico teatro nel continente ad essere attivo senza interruzioni fino ad oggi. Fu voluto da re Carlo di Borbone che non badò a spese volendo lasciare un vero gioiello per dare lustro alla propria corona. E ci riuscì. La acustica è eccellente e ha avuto sul suo podio nomi come Rossini e Doninzetti. 
Poi, doverosa, la passeggiata prosegue per il centro, nelle strade piene di vita con una sosta per una pizza o una sfogliatella (provate quelle di Mary, un locale minuscolo all'imbocco della Galleria Umberto o da Scaturchio, proprio nella piazza San Domenico Maggiore).
Non lontana poi, e assolutamente imperdibile, c'è la Cappella Sansevero, costruita nel 1590 come cappella privata della omonima famiglia a cui due secoli dopo il principe alchimista Raimondo di Sangro  diede la forma attuale, riccamente barocca, con opere d'arte tra cui, splendido, il Cristo velato del Sammartino: è un blocco di marmo unico e scolpito ma pare impossibile non sia una rete impalpabile ad avvolgerla. E viene naturale provare a toccarla.
Nel sotterraneo poi una altra sorpresa: qui si trovano due macchine anatomiche, ovvero due scheletri da cui è stata tolta la carne ma è stato costruito un sistema venoso perfettamente simile al vero. Sono un po' macabri ma interessanti. E il principe venne accusato di aver ucciso due servi per avere la materia prima necessaria ai suoi misteriosi esperimenti.
Abbiamo parlato di Napoli come una città stratificata. La riprova più evidente arriva andando a visitare le catacombe di San Gennaro, un labirinto di tombe romane, cappelle, affreschi e mosaici e una intera basilica sotterranea con tre navate. Un luogo magico, sottoterra.

Infine, prima di lasciare andare i piedi cercando uno scorcio nuovo fermatevi  in via San Gregorio Armeno, il paradiso del presepe. Troverete di tutto, da Pulcinella portafortuna ai pastori, dai divi della tv sino all'immancabile Maradona. Voi scegliete con cura e portatevi a casa una statuetta. Mettetela nel presepe, sull'albero o dove volete. Tanto essendo napoletana si porta dietro qualcosa di magico come questa città. Che, come diceva un suo grande figlio è mille colori, mille paure. Ed è la voce dei bambini che sale piano piano e tu sai che non sei solo.