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IL VIAGGIO - TOSCANA

Inebriarsi con il fascino della nobile Montepulciano

di Luca Pelagatti -

03 ottobre 2020, 19:45

Inebriarsi con il  fascino della nobile Montepulciano

La prima cosa che viene in mente è probabilmente il vino. E non a casa il vino si chiama Nobile. Perché questa è una terra elegante, aristocratica. Che si fa ammirare e rispettare. 
Ovviamente stiamo parlando di Montepulciano, il borgo che  domina la Valdichiana e la val d’Orcia, in un panorama fatto di  colline ricoperte da ulivi e vigneti. E qui davvero la natura e il lavoro dell'uomo, insieme, hanno creato un capolavoro.
Lo si capisce entrando nel borgo medievale, con la sua caratteristica forma a S ancora circondato dall'abbraccio delle mura che risalgono al XIV secolo e perdendosi nel reticolo di strade che salgono verso la fortezza sorta dove anticamente si allargava il castrum che doveva dominare le valli intorno. La funzione militare si è, per fortuna, perduta: ma la vista che si gode da quassù è comunque stupenda.  
LA VISTA DALLA FORTEZZA
Ora la fortezza è un centro culturale che ospita mostre ed eventi ma nel corso dei secoli è stata utilizzata nei modi più strani: e se nel '900 qui c'erano le aule del liceo classico nell'800 in quelle austere sale, progettate da  Antonio da Sangallo, si sono allevati i bachi da seta. 
Ma quelle mura, in genere, ne hanno viste davvero tante da quando, secondo la leggenda, Montepulciano fu fondata dal re etrusco Porsenna. Poi, come sempre, fu la volta dei romani, dei longobardi prima che senesi e fiorentini iniziassero a contendersela. E i commercianti del luogo furono abili a godere di quelle liti ricavando grandi ricchezze che si ritrovano nei palazzi e nella eleganza delle sue piazze.
PIAZZA GRANDE
 La prima, imperdibile, è piazza Grande – anche se ufficialmente si chiama piazza Vittorio Emanuele -  sulla quale si affacciano il palazzo Comunale, progettato dall'architetto fiorentino Michelozzo,  e  la  cattedrale di Santa Maria Assunta. L'esterno e l'interno sembrano venire da due edifici diversi: l'esterno, mai terminato, è ruvido, grezzo. L'interno molto più raffinato e austero. Ma comunque merita di essere visitato anche perché dietro l'altare e nelle navate ci sono capolavori di grandi artisti. 
Poi tornati all'esterno ecco altri palazzi a segnare quella ricchezza e potenza di cui parlavamo poco fa: proprio di fronte ecco  palazzo Contucci,  con importanti  affreschi e più in la il massiccio palazzo Tarugi con la sua loggia aperta e la fontana sormontata da due leoni con lo stemma dei Medici.  A questo punto si può riprendere a camminare. E questo significa prendere il Corso, la strada che in pratica attraversa tutta la città. I palazzi si susseguono e ogni tanto sono intervallati da monumenti che meritano la sosta, come la  chiesa di Sant' Agostino, che conserva un crocifisso attribuito a Donatello. Anche se le sorprese sono dove non ti aspetti come quando si arriva davanti ad una casa torre resa  speciale da una figura di Pulcinella che batte le ore. 
Cosa c'entri questa maschera napoletana con la val d'Orcia è difficile a dirsi: ma una leggenda c'è sempre e racconta che la importò un vescovo che arrivava ovviamente da Napoli. Abbiamo detto che il Corso è la strada principale, ed è vero. Ma ci sono altre vie da percorrere come, ad esempio, via Ricci, a sua volta contornata da palazzi medievali e rinascimentali. Al civico 10, per esempio, spicca  il trecentesco palazzo Neri Orselli che ospita il museo Civico, lo spazio espositivo più importante. All'interno troverete una parte dedicata alla archeologia, con reperti etruschi e romani scoperti ad Acquaviva di Montepulciano   e una collezione di quadri di scuola senese e fiorentina oltre ad una ampia selezione di  terracotte smaltate di Andrea della Robbia. Ma all'inizio lo abbiamo detto: Montepulciano ha un legame speciale con il vino e per coglierlo basta proseguire su questa strada e arrivare a palazzo Ricci sotto il quale si trovano le cantine Redi. E anche un astemio scendendo qui resterà a bocca aperta. 
Le cantine infatti risalgono al 1400 e  hanno scorci degni di una cattedrale. Si scende per le ripide scale  - e l'ingresso è libero – e si sfiorano le grandi botti di legno dove ancora oggi riposa il vino nobile in attesa di essere imbottigliato. E non a caso è considerata una delle cantine più belle al mondo. 
Quindi prima di concedervi un assaggio del vino locale  uscite per un po' dalle mura e dopo aver percorso un viale di cipressi arrivate alla chiesa di San Biagio.  Dietro il progetto c'è la mano del Bramante ed è un vero capolavoro del Rinascimento. 
La forma è a croce greca, le proporzioni sono perfette e gli affreschi che rappresentano la Vergine sono splendidi.  Ma forse l'emozione più forte la si prova quando si esce e si ammira la chiesa immersa nella natura.  Il sole del tardo pomeriggio avvolge  la chiesa con una luce  dorata, uno spettacolo bellissimo tra gli alberi che cambiano colore. E in momento di silenzio si sprofonda in un perfetto momento di pace. 

 

Niente cavalli. Corrono le botti  Ad agosto Montepulciano impazzisce. E il motivo è che si disputa il palio cittadino. Ma qui, a differenza che a Siena la gara non si svolge a cavallo. La sfida si chiama Bravìo delle Botti  e vede opporsi le  8 contrade cittadine. La parola bravìo deriva dal latino tardo bravīum e si riferisce al premio assegnato alla contrada vincitrice, consistente in un panno dipinto recante l'immagine del patrono della città.  La corsa si svolge lungo le vie principali della città: due uomini detti spingitori spingono una botte del peso di 80 kg per il percorso, lungo circa 1700 che arriva sul sagrato del Duomo. Dopo il pranzo in contrada, verso le 15.30 comincia il Corteo Storico e alle 19 sono i rintocchi della campana della torre del Palazzo comunale a dare il via alla corsa. Inizia la gara tra l'entusiasmo dei Poliziani che incoraggiano gli spingitori della propria contrada lungo le faticose salite della città. Dopo la verifica viene consegnato il Bravìo alla contrada che per prima è arrivata sul sagrato del Duomo.