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SICILIA

A spasso tra le leggende

A Siracusa, dove mito e storia si intrecciano da sempre 

di Luca Pelagatti -

05 giugno 2021, 14:23

A spasso tra le leggende

Un certo Cicerone, che arrivò da queste parti molti secoli fa, si sbilanciò dicendo che era la città più bella del mondo. Se sia vero non osiamo dire: ma che sia ancora splendida è certo. E ha tante sorprese. Tutte insieme formano un quadro unico che unisce la Grecia e il Nordafrica, la Spagna e l'Italia, dando vita ad un ricco concentrato di Sicilia. E un perfetto mix di Mediterraneo. 
Una straordinaria combinazione che si coglie appieno passeggiando per il suo quartiere più speciale: Ortigia, il suo centro storico racchiuso in questa isola dove la storia si tocca passeggiando. 
Qui la cosa migliore da fare e lasciare andare le gambe e alzare gli occhi per farsi prendere dall'atmosfera unica delle sue strade medievali intervallate da siti archeologici e punteggiate da palazzi e chiese barocche. 


Spesso sono state recuperate con amore ma ce ne sono ancora alcuni che mostrano gli sgarbati segni del tempo. E altre che paiono proprio abbandonati con balconi fatiscenti e finestre da cui, oltre il tetto smangiato, si vedono scorci di cielo. 
Ortigia è unita alla terraferma da tre ponti e il benvenuto lo danno pietre del passato.  
Appena entrati, infatti, si incontrano le maestose rovine del Tempio greco di Apollo oltre il quale, proseguendo, si arriva in piazza Archimede con la sua fontana che rappresenta una ninfa. Da queste parti le leggende sono di casa.   Qualche decina di metri e, infine, si sbuca infine in piazza Duomo. Dare ragione a Cicerone viene facile.  
Si tratta di una grande piazza circondata da edifici imponenti di pietra chiara  come  il palazzo Senatorio,  oggi sede del Municipio, il  palazzo Beneventano del Bosco e il palazzo Vescovile. 


Voi fermatevi in un tavolino di un bar  per un caffè o una granita e riempitevi gli occhi di bellezza.  Davanti a voi, tra l'altro,  spicca poi il Duomo che, dettaglio non banale, nell'antichità fu un tempio dedicato ad Atena. E questo fa capire la stratificazione di storie e vicende.  La cattedrale fu costruita intorno al tempio, incorporando le sue colonne che contrastano con la facciata barocca e le statue degli apostoli. All'interno poi la struttura originaria fu stravolta per dare vita a tre navate che sfruttano ancora la cella della dea e le colonne. Mentre l'ingresso fu spostato. Infine ci si mise la terra a dare la propria firma con un terremoto nel 1693 che complicò ancora di più il quadro. Dalla confusione a volte può nascere il fascino. 


Ma abbiamo parlato di resti antichi e a Siracusa non si dovrebbe perdere una visita al museo Archeologico regionale Paolo Orsi, ospitato nella villa Landolina. Si tratta del secondo museo archeologico più importante  nell'isola, dopo quello di Palermo. 
Le sue collezioni vanno dalla preistoria all'epoca bizantina con particolare interesse per quelle di epoca classica. Si trovano pezzi molto interessanti  e vasi e statue ma anche modelli e filmati. Il passato sembra a portata di mano. 


Ritorniamo poi all'esterno, lungo le vie dell'Ortigia andando verso la punta dell'isola sostando vicino ad uno dei simboli della città: la fonte Aretusa.  Si tratta di una sorgente d'acqua dolce legata all'arrivo dei primi colonizzatori greci che ovviamente inventarono una storia: secondo la mitologia, la fonte è un'incarnazione della ninfa Aretusa, trasformata in un corso d'acqua dalla dea Artemide per sfuggire alle attenzioni di un corteggiatore indesiderato. 
Circondata da alti muri di pietra ombreggiata da papiri importati dall'Egitto, la sorgente evoca in effetti orientali suggestioni. E la ninfa non sembrerebbe fuori posto. 
Sarebbe bello restare qui, ad aspettare la dea. Ma la passeggiata  non è ancora finita. Ci aspetta la punta dell'isola con il suo castello, struttura difensiva voluta da Federico II e battezzato con il nome di Giorgio Maniakes, un generale bizantino. 


La visita è interessante perché conduce attraverso anelli di difesa progressivi, fino a raggiungere il cuore del complesso; una piazza  con torri angolari rotonde. Fuori stagione da qui si sente solo il fruscio del vento. Un vento che, andando verso il parco archeologico di Neapolis sembra mormorare ancora le parole delle tragedie tanto amate dai greci. Il fiore all'occhiello del parco archeologico è infatti il teatro, uno dei più belli e grandi del mondo che rivaleggia con quelli di Delfi e Epidauro.  Tagliato direttamente nella roccia,  intorno al 460 a.C. da un costruttore di nome Demokopos, è stato ampliato e modificato più volte nel corso dei secoli, ed è ancora in uso oggi. Detto così pare poca cosa: ma pensate che da allora sono passati duemila anni eppure proprio qui furono eseguite per la prima volta alcune delle straordinarie opere di Eschilo, Sofocle ed Euripide.  


Se non avete la possibilità di assistere ad uno spettacolo poco male: quasi tutto da queste parti sembra una rappresentazione. E la prossima tappa, infatti, è alla Latomia del Paradiso, una profonda cava a est del teatro tranquilla e verde, pieno di vegetazione e avvolto dal profumo dei limoni. Guardatevi  intorno e non potrete resistere anche voi a scattare la foto più banale, quella all'enorme grotta chiamata Orecchio di Dionisio. 
Sembra che sia stato Caravaggio a coniare il nome che, tanto per cambiare, è legato ad una leggenda. Dioniso era un antico sovrano che avrebbe origliato da qui i dialoghi dei suoi prigionieri grazie alla perfetta acustica della grotta.  


Proseguendo oltre la Latomia, uscendo dal parco e seguendo via Romagnoli, si arriva ad una necropoli con tombe scavate  nella roccia tr cui, una più grande, che secondo la tradizione sarebbe  il luogo di sepoltura di Archimede. Che in realtà fu sepolto ad Agrigento. 
Ma non è finito: sempre fuori dall'area del parco si arriva all'anfiteatro romano del terzo secolo ricavato da una conca di roccia. Fateci caso: sotto la prima fila di posti a sedere c'era una passerella per i gladiatori e gli animali selvatici usati nei giochi. L'arena originale era costruita con blocchi di pietra ma fu completamente smontata dagli spagnoli e la pietra fu usata per costruire le mura intorno alla città vecchia. Oggi è per lo più coperta di verde e le rovine regalano scorci suggestivi. Quando i chiassosi gruppi di turisti finalmente se ne vanno sembra di essere tornati al tempo delle ninfe e degli eroi.