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Leonardi in tv per la "sua verità": "Mia figlia minacciata a Parma"

La figlia scrisse: "la gente lasciamola pure parlare, tu resti l'unico vero in un mondo di falsi"

17 febbraio 2017, 16:26

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Leonardi era scomparso. Se non per la sua esperienza al Latina come dg. Poi la preclusione e le dimissioni (leggi), il ricorso respinto (leggi). E il "suo" Latina? La società in questi giorni aderisce all'istanza: si va quindi al fallimento pilotato. Ora l'ex plenipotenziario del Parma pare un fiume in piena. L' "antipasto" in un'intervista pochi giorni fa (leggi) con tanto di "scaricabarile" a Ghirardi che ha replicato a sua volta (leggi). Insomma pare che qualcuno abbia trovato le motivazioni, ora, per parlare a ruota libera. Leonardi, ieri sera è intervenuto di nuovo. Lo ha fatto a Sportitalia: "Non siamo in un'aula di tribunale, non sono queste le sedi in cui si deve decidere il responsabile del fallimento del Parma. Ognuno avrà una sua opinione. Io voglio dire la mia dopo due anni di silenzio, voglio raccontare la mia verità. Non ho detto che sono innocente, ma sto raccontando la mia verità. Chi è preposto a giudicare è giusto che lo faccia. Come ho accettato la radiazione della Federazione senza parlare, mi si deve riconoscere la possibilità di parlare adesso". Quindi, chi è il responsabile del fallimento del Parma? "Io avevo la firma fino a centomila euro, non sono io che devo dire chi è il responsabile. C'è un organo competente".  Si entra nel vivo: "Quando sono arrivato al Parma, la situazione debitoria era di 105 milioni di euro. Dopo 6 stagioni con me la posizione è rimasta tale: vuol dire che la società ha gestito il tutto senza aggravare la posizione, che era già grave nel 2009. La mia gestione era impostata sull'autogestione. Gli acquisti li abbiamo sempre fatti, abbiamo scelto la quantità: per azzeccarne uno buono come Sansone dovevo prenderne cinque". Il punto cruciale: "Nel 2007-08 la situazione è peggiorata: la retrocessione in B ha aggravato tutto". I giornalisti lo incalzano, lui a tratti si innervosisce e risponde in modo risentito. Ma c'è chi gli chiede anche come mai il Parma avesse 137 giocatori tesserati: "Sembrava un numero esorbitante, ma anche ora se guardate ci sono dei club che hanno tanti calciatori a disposizione". Nei fatti  "avevamo costruito una collaborazione col Nova Gorica e col Gubbio, grazie a queste collaborazioni c'erano tanti calciatori che avevano un valore patrimoniale non indifferente. Possiamo parlare di Mario Rui, Defrel e Lapadula". Poi, altre questioni, le accuse di avere ricevuto pagamenti da alcune famiglie per far giocare i figli: "Se c'è qualcuno che ha pagato, mi denunci. Sono a disposizione". Un concetto, il "rinvio" alle autorità giudiziarie, lanciato in più occasioni, come quando si parla delle accuse di avere messo a bilancio due plusvalenze, in modo retrodatato: "L'irregolarità, da questo punto di vista, non esiste. Le vendite di Parolo e Rosi sono state concretizzate. Se ho commesso degli errori, è chi di dovere che deve giudicare". Ma possibile che lui non si sia accorto di quello che stava succedendo? "Fino a maggio, quando poi emerse la questione "iscrizione all'Europa League", ho temuto che la situazione non potesse più andare avanti. Il Parma comunque aveva pagato sempre tutto con regolarità. Ma proprio in quel momento emersero dei dubbi. Ghirardi si dimise, anche se non in modo ufficiale. In quel momento, però, le persone intorno ci sostenevano. Poi arrivò la trattativa tra Ghirardi e Taçi che venne fatta in modo normale e autonomo. Personalmente ho conosciuto Taçi solo dopo l'accordo tra lui e Ghirardi. La cena tra noi di cui tanto si parla,  venne organizzata da altri. Se tornassi indietro, dinnanzi a questo fatto, andrei via. Ma l'ambiente mi chiese di restare, di non andarmene". Qualcuno chiede come mai non si è dimesso: "Infatti mi dimisi". Poi sono emerse minacce alla figlia, sola a Parma per la maturità: "Se ho sbagliato devo pagare, ma la famiglia però non c'entra nulla ed è stata "toccata" dalla vicenda. Mia figlia, infatti, è rimasta a Parma fino a giugno per finire la scuola, dopo aver pubblicato delle foto ha ricevuto insulti e minacce. Una cosa sono io, un'altra è la sfera personale. La famiglia deve restarne fuori". Sembra strano che ora si sia messo a parlare, proprio ora: "Non parlare prima è stata una mia scelta, era giusto. Dopo i giudizi della FIGC e del Tribunale di Bologna, non posso aspettare il processo di Parma per parlare. Quindi, per questo ho deciso di tornare a parlare adesso".

Ecco il post della figlia che scatenò polemiche e le minacce menzionate da Leonardi