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E' l'Ibra-day, ed è già Ibra-show: 'Voglio giocare subito, non sono una mascotte'

03 gennaio 2020, 11:30

E' l'Ibra-day, ed è già Ibra-show: 'Voglio giocare subito, non sono una mascotte'

rentotto minuti di conferenza stampa e poi un vero e proprio bagno di folla all’esterno di Casa Milan: Zlatan Ibrahimovic si affaccia sul piazzale antistante la sede rossonera per ricevere il primo abbraccio di circa 500 tifosi in delirio per il campione svedese. Ibrahimovic, che indossa la divisa sociale del club, ha sfoggiato la sciarpa rossonera e ha esposto la sua nuova maglia col numero 21. 

"Sento l’entusiasmo e l’attesa dei tifosi, ho un bel rapporto con loro, sono sempre stati positivi, anche ieri mi hanno accolto bene". Le prime parole di Zlatan Ibrahimovic, nel giorno della presentazione, sono dedicate al popolo rossonero. "E' importante avere i tifosi a sostegno della squadra, 50 su 100 di quello che facciamo è per loro, se facciamo bene e riusciamo avere il loro supporto diventa tutto più facile", ha spiegato lo svedese che pensa già alla prima partita della sua seconda avventura rossonera. "Sono pronto e spero di giocare", ha dichiarato Ibra.

Il Milan è sempre il Milan anche negli Usa, la storia non si cambia. La squadra non è quella di prima, ma sono successe tante cose dopo l’addio di Berlusconi. Io sono un calciatore, devo pensare solo a quello che succede in campo. Sono sempre positivo, se non credessi in questo progetto non sarei tornato». Lo dice Zlatan Ibrahimovic, durante la conferenza stampa di presentazione a Casa Milan. 
«Voglio aiutare il Milan a migliorare e personalmente voglio divertirmi in campo - prosegue -. I problemi? Difficile rispondere, se non sei dentro non sai come sono le cose. Si può e si deve fare di più. Al Milan la pressione è altissima, tutti si aspettano grandi risultati. Se giochi nel Milan, non è perchè sei stati fortunato, ma sei qui per fare grandi risultati. Europa? Pensiamo ad una partita alla volta, poi vediamo cosa succederà».

 "I derby sempre belle partite. Ne ho vinti qui e da altre parti, sono partite speciali ma il più bello è quello di Milano. Come andrà non lo so. Intanto oggi c'è un’amichevole e lunedì la Sampdoria pensiamo a quello". Durante la presentazione per il suo ritorno in rossonero, Zlatan Ibrahimovic non si fa distrarre dal clima derby permanente che si respira a Milano e rimane concentrato: lunedì a San Siro arriva la Sampdoria di Ranieri e Ibra vuole farsi trovare pronto: "Coppa Italia? E’ normale voler vincere qualcosa. Proviamo di tutto, l'obiettivo è quello di migliorare la situazione, di crescere ancora e di aumentare il livello mentale in campo. Quando ci credi le cose arrivano". Sei mesi di contratto, ma con la possibilità di prolungare l’avventura. "Quando hai un bel rapporto con club e dirigenti c'è la possibilità di continuare. Se in questi sei mesi le cose vanno bene si può parlar di continuare. Non vengo qui in quanto Ibrahimovic, riparto da zero, devo dimostrare. In passato potevo tornare qui, avevo parlato con Leonardo ma non mi sentivo pronto e a Los Angeles stavo bene. Sono andato nella Mls dopo l’infortunio per sentirmi vivo e dopo due campionati mi sento più che vivo e per questo sono pronto per giocare in Italia e dare una mano al Milan". 

"Ogni secondo che sto in campo voglio sentire l’erba, quando sono stato fuori un anno e qualcosa non è stato facile. Quando senti l’erba, vedi l'atmosfera, 85 mila ti fischiano o ti applaudono... Ma preferisco i fischi, così mi esce l’adrenalina».

«Il passato non mi aiuta, quello che mi dà più adrenalina è lavorare, dare la sfida, devo dimostrare. Come persona io funziono così». 

«Non mi piace essere una figurina, non vengo come una mascotte. Non sono qui perchè sono Ibrahimovic, incomincio da zero e devo dare risultati - prosegue -. Nessuno a 38 anni ha firmato per un club come il Milan. Ho segnato 370 gol in carriera? No, ne ho fatti oltre 500 - ride lo svedese in un siparietto con un giornalista -. Se non faccio gol provo a fare assist per aiutare. E’ sempre il collettivo che conta, non faccio le cose da solo, altrimenti avrei scelto uno sport individuale»

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