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Addio a Ivo Cocconi, molto di più che un capitano, molto di più che una bandiera

Tredici stagioni da crociato, dieci con la fascia al braccio: dopo la promozione  in B nel '54 il suo Parma non scese più sino  al '65, quando lui aveva già smesso 

di Paolo Grossi -

15 febbraio 2020, 15:12

Addio a  Ivo Cocconi, molto di più che un capitano, molto di più che una bandiera

È sempre triste veder ammainare una bandiera. Anche se  sai che nessuna è eterna e prima o poi tutte vengono calate. Ieri si è spento Ivo Cocconi, classe 1929. Un nome che magari dirà poco a tanti giovani tifosi che si assiepano oggi sugli spalti del Tardini, ma che proprio nel nostro stadio ha scritto pagine importanti della storia del Parma. 
Crociato dal 1950 al 1962, il suo era ovviamente un calcio tutto diverso,  che forse non è neppure giusto rimpiangere: si può, invece, rimpiangere la passione, i sacrifici, la semplicità di quei giocatori che si sentivano la maglia crociata cucita addosso come una seconda pelle benché fosse di ruvida lanetta.   
Ivo Cocconi era nato a San Prospero, figlio di un bravissimo fornaio che dalla periferia spostò il negozio in via Garibaldi. Tirò i primi calci nel glorioso Rapid dove fu adocchiato dall'occhio lungo di Dante Boni, un deus ex machina nel Parma del tempo. 
Un po' di gavetta nelle giovanili poi il suo fisico da granatiere, i modi risoluti e la personalità lo fecero affiorare in prima squadra nel 1950, come terzino destro. Tre anni dopo era già capitano. Facendo coesistere calcio e lavoro al forno. Ed è nel '54 che succedono i fatti più importanti nella sua carriera. In quella stagione infatti segna il suo unico gol: decisivo nel 2-1 al Tardini sulla Sambenedettese. Di testa, incornando un calcio d'angolo a un quarto d'ora dalla fine. E al termine del  campionato il Parma festeggia la promozione in serie B. Era il Parma di Quario in panchina,  Vykpalek, Korostelev, Taucar, Fabbri, Bordignon in campo. Uno dei Parma più esaltanti di sempre. E, raccontò Cocconi anni dopo, durante i festeggiamenti per la promozione, conquistata con un turno di anticipo battendo in casa il Lecco, nello spogliatoio i giocatori al culmine dell'esaltazione si fecero una promessa: «Non retrocederemo più». Ebbene, tra mille vicissitudini, gioie e dolori, il Parma restò in serie B sino al 1965, quando degli eroi del '54 non c'era più nessuno, neppure Cocconi che aveva appeso le scarpe al chiodo chiudendo la carriera con una trasferta a Messina nel '62.
Dopo ci fu la querelle, ma più che amichevole, con Ermes Polli: quando le presenze sono così tante, qualcuna può scivolare via.  E così le statistiche ufficiali  assegnano 307 gettoni a Cocconi e 310 a Polli, altre vedevano invece  in testa il capitano-fornaio fino al recente sorpasso dell'altra icona, Lucarelli.  In Cocconi però non si è mai spenta la  passione per la maglia crociata, tant'è che nel 1998 fu tra i fondatori del club Ex Gialloblù, sodalizio che ha fortemente contribuito a tenere saldi i fili che uniscono i crociati del passato e i tifosi e i giocatori di oggi, con numerosi incontri, premi e iniziative. Una presenza importante nella comunità crociata, a cui Cocconi, finché la salute gliel'ha concesso, si è dedicato con tanto impegno. 
Per tutto questo è giusto commuoversi di fronte alla sua morte. Perché si fa un gran parlare delle bandiere che nel calcio non esistono più, e allora quelle che hanno sventolato alte vanno amate e rispettate. Domani sul giornale pubblicheremo data e ora delle esequie in modo che Parma possa condividere con la moglie  e la famiglia il senso di perdita che la morte di Ivo lascia dietro di sé.