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Addio al guardalinee Dino Sozzi Michelotti: «Perdo l'amico di una vita»

91 anni, ex giocatore del Parma, con la bandierina da assistente era diventato internazionale nella terna con il celebre fischietto e con Battilocchi. Era l'ultimo sopravvissuto dei bombardamenti al Cornocchio

20 febbraio 2020, 19:59

Addio al guardalinee Dino Sozzi   Michelotti: «Perdo l'amico di una vita»

Si è spento ieri, dopo aver accusato un leggero malore qualche giorno fa, Dino Sozzi,  un parmigiano illustre non solo per la sua ultradecennale attività sportiva (da giocatore del Parma ad assistente internazionale al seguito di Alberto Michelotti) ma anche per quella lavorativa alla Comit. Aveva 91 e la notizia della sua scomparsa ha destato lutto profondo in città. 
«Per me era l'amico di una vita». Piange al telefono  Alberto Michelotti, più giovane di un anno. «Giocavano assieme da bambini, eravamo entrambi figli di ragazze madri, donne straordinarie che hanno fatto di tutto per crescerci al meglio. E devo dire che venendo dal popolo sia io che Dino ci siamo fatti una bella strada. Perdo con lui una persona dal carattere diverso dal mio, e per questo insieme ci completavamo. Quante volte mi ha trattenuto, calmato, indirizzato su binari più riflessivi. E non lo ringrazierò mai abbastanza».
Sul filo dei ricordi Michelotti racconta che «dopo i giochi da ragazzi al Cornocchio, dove lui scampò al bombardamento, ci ritrovammo, a volte compagni e a volte avversari, a giocare in varie squadre locali. Ricordo ad esempio che un giorno eravamo avversari, lui col Viadana e io col Bozzolo. Il loro centravanti mi aveva provocato e io mi ero messo a rincorrerlo per dargli una lezione. Ma quando stavo per mettergli le mani addosso arriva lui e mi blocca.  Dino era bravo a giocare e infatti approdò anche al Parma nel periodo in cui c'era Dante Boni a scoprire talenti».
Poi l'ingresso nel mondo arbitrale. «Io cominciai qualche anno prima, e lo convinsi a venire con me. ''Ma figurati'' diceva lui all'inizio, recalcitrante. E invece diventammo affiatatissimi. Ci bastava uno sguardo, un gesto ''in codice'' per prendere la decisione giusta. Dino era un gentleman, aveva uno stile da avvocato ma anche una grande preparazione sul regolamento e la casistica.  Tutte doti che evidentemente ha messo a frutto anche nella vita lavorativa  visto che aveva fatto una brillante carriera anche in banca. Aveva sposato una signora sarda e da qualche anno era vedovo. La nostra amicizia non si è mai incrinata,  mai uno screzio anche se a volte, sempre per il mio bene, mi ha sgridato. Confesso che la notizia mi ha distrutto: con lui ho perso una delle persone a cui più ero legato, un uomo onesto, garbato, che ha saputo farsi ben volere con la sua moralità e il suo stile». 
Prima di riattaccare Michelotti singhiozza. Speriamo che rievocare l'amicizia con Sozzi abbia un po' alleviato il suo dolore.
 

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