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Ciclismo in crisi

Ciclismo: costi e sponsor ma il vero nodo è quanto durerà lo stop delle gare

08 aprile 2020, 12:27

Ciclismo: costi e sponsor ma il vero nodo è quanto durerà lo stop delle gare

ALBERTO DALLATANA  

Il 15 marzo, con la conclusione della penultima tappa della Parigi-Nizza vinta da Nairo Quintana sul traguardo senza pubblico di Valdeblore La Colmaine (la frazione conclusiva era già stata cancellata) e la disputa del Gran Premio de la Patagonia in Cile, vinto dal colombiano Josè Hernandez davanti all’eterno spagnolo Oscar Sevilla, il ciclismo si fermava in tutto il pianeta. 
Al momento l’unica certezza per il mondo delle due ruote è che fino al primo giugno non si gareggerà da nessuna parte. Lo ha stabilito  l’Unione Ciclistica Internazionale, anche se è opinione diffusa che bisognerà attendere almeno luglio per ripartire con le gare, soprattutto per quelle di alto livello. Solo ipotesi, al momento, mentre si infittiscono le notizie di squadre messe in difficoltà da questa crisi globale, a partire da quelle del World Tour. 
Emblematico il caso della polacca CCC, che ha licenziato il personale e ridotto dell’80% gli stipendi dei suoi atleti. L’Italia non ha alcuna formazione nel World Tour, mentre ha tre Professional, delle quali però la sola Bardiani-Csf-Faizanè può dirsi italiana al cento per cento, in quanto unica ad avere la società di gestione con sede nel nostro paese (Androni e Vini Zabù ce l’hanno invece in Irlanda). La formazione di Bruno e Roberto Reverberi, che per l’ottavo anno consecutivo ha nella Bardiani Valvole di Fornovo lo sponsor principale, confida nella possibilità di ottenere la cassa integrazione in deroga per atleti e personale: «Ci stiamo muovendo in questa direzione, per quanto riguarda i mesi di aprile e maggio – spiega Bruno Reverberi, da quarant’anni al timone della squadra –. Più in generale, tutto dipenderà da quanto durerà questa situazione di blocco totale: salvare la seconda parte di stagione, recuperando almeno gare come Giro d’Italia e Milano-Sanremo, sarebbe determinante per il destino di molte squadre professionistiche». 
Un avvenire che, sottolinea Reverberi «è comunque legato inscindibilmente a quello delle aziende sponsor. Noi siamo fortunati, perché possiamo contare su realtà solide con le quali abbiamo un rapporto duraturo, in primis Bardiani e tutto il gruppo Csf. Però mi rendo conto che la situazione sia difficile per tutti, quindi bisognerà essere cauti. Ripeto: cerchiamo di salvare una buona fetta di gare, poi a fine anno si faranno i conti». 
Simile, ma non identico, il discorso per quanto riguarda la Beltrami-Marchiol, squadra Continental: corre spesso (e volentieri) tra i professionisti, ma i suoi atleti sono di fatto (per contratto) Dilettanti. «In questo periodo abbiamo meno spese vive, perché non andiamo a correre, ma i costi fissi restano – spiega il general manager, Emanuele Brunazzi -. Nel ciclismo le squadre dipendono al 100% dagli sponsor, noi non facciamo eccezione. Le aziende, chi più chi meno, stanno attraversando una fase assai delicata, che tutti ci auguriamo possa finire il prima possibile. Diciamo che c’è da stringere i denti». Proprio come quando, in bicicletta, si scala una montagna.