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German Fontana, il ritorno

German Fontana, il ritorno

di Paolo Mulazzi

27 Settembre 2021,04:31

A volte ritornano. E quando lo fanno, come German “Jimmy” Fontana, è un piacere poiché si portano dietro un pezzo di storia vincente del club. Il 43enne ex pilone sinistro italo-argentino nativo di Rosario è entrato a far parte dello staff tecnico gialloblu. Arrivò alla Rugby Parma, dopo l’esperienza con Silea e Roma, per la stagione 2005/6 e vi rimase sino a quella 2009/10, l’ultima nella massima serie dei gialloblu. Ha vinto, dunque, tutte e quattro le Coppe che la Rugby Parma ha conquistato: tre Coppa Italia e una Supercoppa. «Un super periodo, bello, molto divertente, c’era un bel movimento in Italia e il livello del campionato era alto. La finale di Coppa Italia vinta in casa contro il Petrarca, con lo stadio pieno, è una di quelle partite che non si dimenticano». Fontana non se n’è mai andato: chiusa la parentesi da giocatore (a Reggio Emilia) è rimasto a Parma, dove si è sposato con una parmigiana con cui ha avuto una figlia, ora di 10 anni. «Parma è una città molto bella per vivere, a misura d’uomo». Questa estate è stato chiamato dalla nuova Rugby Parma a dare una mano per la mischia: «E’ molto bello. E’ un bel gruppo, ci sono tantissimi ragazzi. La filosofia che mi è piaciuta è un’idea di gioco in cui tutti debbano credere, dall’Under 15 alla cadetta alla prima squadra. Io do una mano per la mischia. Poi ora che non è più come prima a livello economico bisogna tornare al discorso di giocare per un senso di appartenenza e avere il target di arrivare in prima squadra». A proposito di target, ogni tanto dalle parti di via Lago Verde si palesano i giocatori delle Zebre durante gli allenamenti delle giovanili: «E’ una buona collaborazione, assolutamente positiva; serve anche ai ragazzi per mirare in alto». Non è il primo ex giocatore, non italiano, che torna, in varie vesti, nella nuova Rugby Parma desiderosa di staccarsi quanto prima dalla serie B: prima di lui Liviu Pascu, Juan Martin Soffredini, Roland de Marigny. «Perché siamo tutti un po’ parmigiani». Con la recente modifica della circolare attività agonistica riguardante italiani e loro equivalenti (per questione di antenati, ad esempio) è arrivata in Italia una carovana di giocatori italo-argentini, non soltanto in Top10. «Io penso che le giovanili, in Italia, siano una bella realtà, dovrebbero giocare maggiormente gli italiani». Di argentino, ormai, ha ben poco, forse, considerando il sangue italiano: «Ormai sono al giro di boa come anni vissuti qui e là. Io mi sento 50 e 50 e mi fa piacere che mia figlia si consideri italo-argentina. Là torno tutti gli anni, ho i famigliari e i migliori amici. Parma è una città che adoro, sarò sempre riconoscente a Parma e all’Italia, ma le radici restano».

© Riproduzione riservata

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