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Zebre, anno nuovo vita nuova? Ce ne sarebbe bisogno dopo 17 sconfitte

4 head coach dal 2012 ma i problemi non sono cambiati

Zebre, 4 head coach dal 2012 ma i problemi non sono cambiati

Michael Bradley

di Paolo Mulazzi

06 Gennaio 2022,16:06

Anno nuovo, vita nuova? Sarebbe d’uopo poiché dopo la vittoria casalinga coi Dragons del 27 febbraio 2021 nello United Rugby Championship, le Zebre hanno collezionato 17 sconfitte consecutive tra Urc, Rainbow Cup e Challenge Cup. Qualcosa di nuovo, però, c’è già stato: il licenziamento, o esonero o sollevamento dall’incarico, scegliete voi, dell’head coach Michael Bradley.

Un addio che sarebbe avvenuto comunque a fine stagione con la scadenza del contratto, ma che la società, vista l’inattività della squadra fino a fine gennaio, le Coppe Europee dovrebbero seguire l’iter della scorsa edizione per cui dovrebbe saltare la gara del 22 coi Worcester Warriors, ha deciso di anticipare per gettare subito le basi per le prossime stagioni. Basterà cambiare la guida tecnica per cambiare le cose, fin da subito? A guardare la storia novennale delle Zebre parrebbe di no, ma, come disse Il Corvo, non può piovere per sempre, almeno si augurano i tifosi.

Viene quasi da sorridere se si pensa che non più tardi dello scorso aprile, l’allenatore irlandese si aggiudicò il premio di Coach of the Season conferitogli dai suoi stessi colleghi dell’allora Pro14 con la motivazione che «nonostante le Zebre non abbiano lottato per le prime posizioni in campionato, lo sforzo fatto per arrivare a vincere quattro partite in questa stagione accorciata, equivalenti al 25% delle partite a disposizione, è ricco di significato».

Bradley ha vinto poco? No, le Zebre hanno vinto poco, indipendentemente dalla guida tecnica. Nelle 5 stagioni pre-Bradley 21 vittorie e 2 pareggi in 140 partite; nelle 4 e un pezzetto con Bradley 24 vittorie e 2 pareggi in 106 partite. E prima che arrivasse Bradley erano presenti giocatori con anni di esperienza internazionale all’estero e in un azzurro più vincente di quello degli ultimi cinque anni (Bortolami, Perugini, i fratelli Bergamasco, Ongaro, Biagi, Venditti, Orquera, Geldenuhys per citarne alcuni). E’ vero che dopo le prime due stagioni di Bradley ci si aspettava continuità e una leggera ulteriore crescita e che il sistema di gioco potesse variare in quanto gli avversari lo avevano fotografato. La prima opzione non c’è stata, riguardo alla seconda è cambiato qualcosa, poco, ma occorre sempre tenere presente il materiale a disposizione. Alle Zebre è sempre mancata fisicità e un po’ di qualità. Tanti giocatori si sono infortunati gravemente. Nei primi anni di Bradley giocavano quasi sempre gli stessi che poi andavano anche in nazionale. Perché la rosa era ridotta all’osso (e meno qualificata di quella di Treviso). Ogni anno vengono cambiati almeno una decina di giocatori, molti dei nuovi usciti da poco dall’Italia Under 20 e comunque quasi tutti provenienti dal Top10 che, si sa, non è proprio la stessa cosa. La maggior parte dei nuovi stranieri (quanti hanno lasciato un segno?) arriva dopo un mese e mezzo o due da inizio campionato. La mission delle Zebre, essendo una franchigia federale al contrario di Treviso, è sempre stata quella di incubatrice per la Nazionale: un club di sviluppo. Si può conciliare questo aspetto col vincere non meno del 50% delle partite in una stagione, quindi arrivare a 9/10, con una certa costanza? Ben difficile coi presupposti di cui sopra (a Parma o a Padova che sia). Un budget superiore di un paio di milioni di euro servirebbe per implementare lo staff tecnico e per stranieri di maggiore qualità: sufficiente per migliorare? Sarebbe curioso poter averne la riprova.

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