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APP SU DUE RUOTE

Il museo digitale del ciclismo: progetto targato Parma

L'impresa di Adorni a Imola ma anche i passi mitici come il Fedaia e il Mortirolo: la storia, i luoghi e i protagonisti visibili gratuitamente da oggi sul telefonino
 

di Alberto Dallatana -

01 settembre 2020, 16:43

Il museo digitale del ciclismo: progetto targato Parma

Valorizzare un territorio attraverso il ciclismo e viceversa. È questo uno degli obiettivi principali che si pone il neonato Museo Digitale Diffuso del Ciclismo, opera monumentale tradotta in una app gratuita per Android e iOs (con tanto di web app) già scaricabile e frutto di una sinergia fra più soggetti parmigiani. 

CHE COS'È
L’app-museo permette, partendo da un luogo d’Italia che ha un legame più o meno marcato con la storia del ciclismo (ad esempio Imola, dove Adorni vinse il mondiale nel 1968, o luoghi mitici del Giro come Passo Fedaia e Mortirolo, ma anche il San Luca di Bologna e il velodromo Vigorelli), di scoprire tutto ciò che di quel «segmento» (così li definisce l’app, sfruttando anche le possibilità offerte dalla geolocalizzazione) afferisce al ciclismo e alla bicicletta: dalle altimetrie dettagliate delle salite a percorsi e indicazioni per visitare la zona, dalle gare che vi si sono svolte alle storie dei campioni che le hanno vinte, anche e soprattutto attraverso un’ampia raccolta di foto, articoli e video che sono frutto della collaborazione con Rai, Istituto Luce, Gazzetta dello Sport e non solo. 

IDEA PARMIGIANA
Un museo che si può esplorare in lungo e in largo: non solo partendo dai luoghi, ma anche dai «protagonisti», dalle «decadi» e dalle «squadre». Un’idea tutta parmigiana nata da Massimo Zilioli e Marco Pavarini, che con la sua «ExtraGiro» organizza il Giro d’Italia Under 23, in partenza proprio oggi da Urbino (non casuale la data di lancio dell’app in corrispondenza dell’evento). 
I due hanno trovato l’interlocutore ideale in Marco Dalcielo, ad di LEN Service e coordinatore del progetto Musei Digitali Diffusi (che comprende anche «VerdiMuseum» e «Oasi delle Pievi»), oltre a quello della LEN Service Onlus, presieduta da Patrizia Chiacchio. «L’idea nasce all’inizio del 2019 – le parole della presidentessa -, dalla volontà di valorizzare i territori italiani attraverso un mezzo meraviglioso come la bicicletta, che consente di conoscerli senza perderne i dettagli, gli odori, l’autenticità dei valori». 

LA VALORIZZAZIONE
Una valorizzazione legata all’epica di questo sport: «Ci piace pensare che i grandi campioni de ciclismo – spiega Zilioli - possano essere delle guide per conoscerne la storia e vivere quei luoghi che li hanno consacrati».
 Per Marco Pavarini, «il ciclismo ha un elemento narrativo molto potente, che mi ha colpito. Si parla di uomini, di sfide, di emozioni. È il valore aggiunto di questo sport, che a livello italiano è fatto di personaggi che hanno una grande carica e un’ottima dialettica: sanno raccontare storie che col tempo rischiano di perdersi. Noi vogliamo in questo modo salvaguardarle, creando una porta di accesso a chi voglia scoprire e conoscere». 

VOLANO PER IL TURISMO
Marco Dalcielo sottolinea come questo sia «uno strumento utile anche a livello turistico, che intende spingere le persone a conoscere e visitare quei territori». Il museo è in continua espansione: «C’è il ciclismo del passato e quello del presente, ma ci sarà anche quello del futuro – prosegue Dalcielo -. Lo strumento digitale è per sua natura flessibile e, via via, il museo verrà ampliato». 
A curare gran parte dei contenuti, specialmente quelli legati alla storia del ciclismo, è stato Alessandro Freschi, collaboratore di ExtraGiro: «Si parte con una ventina di luoghi mitici legati alla storia del ciclismo, a cui sono collegate storie e materiali anche piuttosto rari, che via via aumenteranno. Una mole di contenuti che non troverebbe spazio in alcun museo fisico».