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Baseball, uno sport da amare. Piccoli e grandi eroi del diamante

 Da Di Maggio  a Jeter,  Mario Salvini  intreccia una saga appassionante 

14 settembre 2021, 11:39

Baseball, uno sport da amare. Piccoli e grandi eroi del diamante

Paolo Grossi 

Il baseball è un gioco che assomiglia alla vita e che alla vita ti prepara»: parole, fors’anche apocrife, di Babe Ruth a Jimmy, un bambino che non si interessava al baseball. Babe Ruth è stato uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi e i suoi aforismi sul «Gioco» ci sono venuti in mente già sfogliando le prime pagine del bel libro di Mario Salvini «Il diamante è per sempre»  (Edizioni Terre di Mezzo, 295 pp., 16 euro) che da giovedì sarà in libreria ma è già ordinabile online. Salvini, giornalista parmigiano della Gazzetta dello Sport sul cui sito tiene il blog «Che Palle!» si è dato, e lo dichiara, un compito arduo: fare almeno incuriosire al «batti e corri»  anche chi non lo conosce (e magari per quello lo disdegna) attraverso le dieci storie che ha scelto di raccontare.

Epici intrecci
 Da Frankie Robinson a Roberto Clemente, da Yogi Berra  a Joe Di Maggio, Salvini srotola in realtà un tappeto di storie perché, con la passione che trasuda da ogni riga e la enciclopedica conoscenza della materia, riesce a intrecciare all’ordito principale tanti altri fili, coinvolgendo nella trama decine di personaggi, uno più straordinario dell’altro  non solo per i risultati ottenuti sul campo ma per i forti simbolismi dietro le loro vicende. La dura emigrazione degli italiani o dei latinos i cui figli poi hanno innervato le squadre di Major League vincendo gli iniziali pregiudizi, la sempre presente questione del razzismo, che il baseball però ha ‘’metabolizzato’’ decenni fa, il gossip (pensate alle nozze tra Di Maggio e Marylin), la tragedia (Clemente che muore mentre in aereo porta aiuti al Nicaragua terremotato).  La strenua lotta per emergere dalle serie minori e affiorare tra i grandi, i declini, i ritorni. 

Brividi a New York
Uno degli eroi moderni del libro è l’attuale ct della Nazionale italiana, Mike Piazza, che ne ha anche vergato la prefazione: il racconto della prima partita giocata a New York dopo l’11 settembre 2001 in cui proprio Piazza batté un fuoricampo decisivo è da brividi, ma altrettanto  avvincente è lo snodarsi della striscia record di battute valide di Di Maggio. Nel suo affascinante caleidoscopio Salvini riesce disinvoltamente ad alimentare le  storie con le opportune statistiche, che sono come il pane in questo sport,  e con i termini tecnici, cercando di volta in volta di esplicarli per  chi ne è digiuno. Dall’homer allo slump, dal double header allo squeeze, alcuni sono traducibili in italiano, altri, come strike o ball, no. E se questo rende più difficile la sfida lanciata dal libro,  sarebbe bello e giusto che la grandezza dei personaggi, la abilità e pulizia della scrittura, il ricco pathos di ogni storia, catturassero tanti, tantissimi Jimmy e li avvicinassero all’«Old Ball Game». 

Errori e sconfitte
Quel che è  certo però è che chi il baseball lo conosce, magari lo ha praticato e quindi lo apprezza, o lo ama proprio, questo libro non solo lo divorerà con grande gusto, ma lo conserverà e tornerà a sfogliarlo perché in fondo ci si trova il senso e il valore delle tante ore spese, in campo o sugli spalti (e spesso  qua e là) a crescere e diventare migliori grazie al baseball, alle sue infinite regole, al suo essere corale e individuale al tempo stesso e poi a un altro aspetto che Salvini spiega così: «il baseball è uno sport in cui non solo si fallisce molto, in cui un battitore bravo viene eliminato sette volte su dieci, in cui la squadra campione  magari perde 80 partite in un anno, ma è proprio che lo sbaglio è una eventualità della partita e dunque della vita».  

Insomma, alla fine Mario è stato capace di farmi andare a scavare nell’armadio e rispolverare il vecchio guantone Fabra che vi riposava da qualche decennio per accarezzarlo con orgoglio e nostalgia nel sentirmi, come aveva profetizzato Mike Piazza, un sia pur minuscolo «protagonista della grande saga». E allora questo  libro è come  un diamante.