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SANDRO MELLI

«Alla Juve segnai il primo gol del Parma in A Ripensandoci adesso ne vado fiero: è storia»

21 agosto 2019, 19:27

«Alla Juve segnai il primo gol del Parma in A Ripensandoci adesso ne vado fiero: è storia»

«Sì, sabato probabilmente sarò al Tardini a vedere Parma-Juventus». Una sfida che Sandro Melli conosce bene. Molto bene. Da sabato prossimo al 9 settembre 1990, è un battito di ciglia. Era il debutto assoluto del Parma in serie A (a girone unico), al Tardini arrivò la Juventus. Che vinse 2-1. Ma il gol crociato fu segnato proprio da Sandro Melli, su rigore, nel finale. In un caleidoscopio di ricordi che si rincorrono, nei sorrisi quasi malinconici del campione parmigiano. «Son passati tanti anni che è difficile avere un solo ricordo nitido - confessa Melli -. Sicuramente c'era l'emozione di giocare per la prima volta in serie A. Per me emozione doppia visto che lo facevo con la maglia della mia città. E in più avevamo di fronte una squadra storica, la più importante d'Italia. E ricordo personalmente il piacere che avevo di vedere dal vivo Roberto Baggio, di poterci giocare contro. All'epoca per me era il numero uno. Poi la partita andò come andò, credo che loro la vinsero d'esperienza anche se noi disputammo una buona gara dove meritavamo il pari».
Partiamo dall'ingresso in campo, dall'uscita dal tunnel del Tardini...
«Mi ricordo che quell'estate lì andai in vacanza, dopo la promozione. Ma con il pensiero di ricominciare il campionato. Non vedevo l'ora di giocare in serie A, passai delle vacanze piacevoli ma con il pensiero di quell'esordio. Ed uscendo ricordo il piacere di giocare in A, al Tardini».
Quando il calendario disse Parma-Juventus, cosa ti passò per la testa?
«Era la ciliegina sulla torta. Era una grande gioia: avremmo debuttato al Tardini contro la squadra più importante d'Italia. Un battesimo di fuoco».
Hai segnato tanti gol, anche molto importanti. Alla fine il rigore realizzato contro la Juve non ha portato punti ma resta nella storia perché è la prima rete crociata in A. 
«Quando ho calciato il rigore ero abbastanza sereno, non avevo particolari pensieri e sicuramente non avevo nessuna velleità di rimanere nella storia come primo marcatore della A. Oggi dico che è stato un dono che ho ricevuto. Perché il mio nome sarà sempre scritto nella storia di questa squadra, è un record che nessuno può battere. Allora non ci pensavo, adesso che sono più vecchio, ne sono orgoglioso».  
In ogni caso alla Juventus hai segnato altri gol importanti, come in Coppa Italia.
«Quello sicuramente è importante. Era una finale, avevo passato una vigilia agitata, avevo anche rischiato di non giocare perché in settimana avevo avuto un comportamento non consono, avevo discusso con Scala. Alla fine lui mi ha premiato e io ho trasformato la mia arrabbiatura in rabbia positiva. Avevo voglia di dimostrare il mio valore e ci sono riuscito. Anche lì hai la fortuna poi di entrare nella storia come quello che ha segnato il gol della Coppa Italia, il primo trofeo del club. Sono cose che col tempo ti fanno piacere».
Visto che tu hai giocato tante gare contro la Juventus, è vero il detto che questa partita “si prepara da sola”?
«Direi di sì. Non servono motivazioni o stimoli. E non è solo la Juventus, capita contro tutte le squadre di un certo livello. Le motivazioni vengono da sole. La carica se la ritrova dentro, cresce piano piano sino al giorno della gara. In altre partite può invece capitare che ci possa essere qualche calo di tensione e lì può essere utile il lavoro esterno di chi aiuta i giocatori. In queste partite motivare i ragazzi non ce n'è bisogno». 
E sabato che Parma-Juventus ti aspetti?
«Ho sempre pensato che affrontare le squadre forti all'inizio possa essere un piccolo vantaggio. Perché non sono rodate o almeno lo sono meno, non sono ancora al top. I grandi campioni possono essere un po' più rilassati. E per questo potrebbero esserci le possibilità di ottenere un risultato positivo, addirittura una vittoria. Meglio alla prima giornata che alla decima. Detto questo, la Juventus parte favorita perché è la più forte».
Una Juventus che si è affidata a Sarri: come giudichi questa scelta?
«Davo per scontato che Allegri sarebbe andato via. A prescindere dai risultati. Voglio dire che anche se la Juve avesse vinto la Champions, Allegri probabilmente se ne sarebbe andato, perché si riteneva chiuso un ciclo perfetto. E non vincendola era una sconfitta a prescindere, dopo l'arrivo di Cristiano Ronaldo e così via. E se davo per scontato che comunque Allegri se ne sarebbe andato, altrettanto mi ha sorpreso il fatto che sia arrivato Sarri. Non perché Sarri non si meriti la Juventus, anzi. L'idea è giusta, ma non avrei pensato a Sarri per motivi di campanilismo e vecchi contrasti».