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La storia di Omar Daffe: oggi è responsabile dell'ufficio antirazzismo della Figc

Il portiere  dell'Agazzanese, che abita a Parma, era stato insultato durante la partita con la Bagnolese e aveva abbandonato il campo insieme a tutta la sua squadra

di Marco Bernardini -

10 gennaio 2020, 10:30

La storia di Omar Daffe: oggi è  responsabile dell'ufficio antirazzismo della Figc

Un simbolo nella lotta al razzismo. Un messaggio positivo da tutto il mondo del calcio. Da inizio gennaio Omar Daffe è stato assunto a tempo indeterminato come responsabile dello staff presso il neonato ufficio Antirazzismo della Lega Nazionale Professionisti di Serie A a Milano: si occuperà, nello specifico, di contribuire a creare e sviluppare campagne di sensibilizzazione che coinvolgeranno i giocatori del massimo campionato italiano.

Lo scorso 24 novembre il portiere senegalese dell’Agazzanese, cittadino italiano dal 2008, era balzato, suo malgrado, agli onori delle cronache sportive e non per aver abbandonato il campo (seguito da tutti i compagni) dopo esser stato oggetto di pesanti insulti razzisti durante la partita d’Eccellenza, poi sospesa, in casa della Bagnolese. "La nuova campagna partirà tra fine febbraio e i primi di marzo - afferma Daffe - organizzeremo incontri di sensibilizzazione e vogliamo ascoltare i consigli di chi ha già combattuto il razzismo in altri Paesi. Ci attende un lavoro lungo, in poco tempo non si possono fare i miracoli. Le idee e i mezzi non mancano ma ci sono troppi livelli di burocrazia in Italia". 
La strada è ancora lunga non solo in ambito calcistico. "Ci stiamo informando sui modelli dei principali campionati europei dove esistono più piani di repressione. In Inghilterra vige la “tolleranza zero”: se dentro lo stadio compi un gesto discriminatorio di qualunque genere ti prendono e ti portano via, in caso di colpevolezza si rischia il posto di lavoro perché rechi un danno d’immagine all’azienda e al datore".

 

 

La possibilità di fare qualcosa di concreto su un tema da lui molto sentito lo stimola parecchio. "Mi ha contattato l’ad della Lega Serie A, Luigi De Siervo per chiedermi se fossi stato disposto a dare una mano, ci eravamo sentiti casualmente nel corso di una trasmissione in una radio di Napoli. Ha visto in me la voglia di cambiare le cose, lotto sempre per difendere i miei ideali ma ora posso provare a migliorare la cultura di un Paese civile in cui certi episodi non dovrebbero mai accadere". A Bagnolo si è toccato il fondo ma da quella domenica Omar ha ricominciato la risalita. Non potendo più fare finta di nulla.

"La mia vita sta cambiando ogni giorno sempre di più, ho ricevuto tanti attestati di stima anche se rimane ancora qualche “stupido” in giro che prima di esprimere giudizi e sputare sentenze doveva mettersi nei miei panni. Ora ci pensano due volte prima di offendere, ho notato grande solidarietà da parte dei tifosi avversari che si complimentano per il gesto. Da un brutto momento sono nate solo cose belle". Una lo ha colpito in modo particolare. "I bambini sono molto più avanti dei genitori e della gente della mia età. Mi domandavano il “perché” delle offese e alla risposta legata al colore della pelle stentavano a credermi. Torniamo a prendere esempio da loro. La verità è che nessuno nasce razzista, lo si diventa negli ambienti in cui cresci".