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L'INTERVISTA

Simone Pompini: «Ho segnato 250 gol perché non mi sono mai accontentato»

di Marco Bernardini -

04 febbraio 2020, 12:41

Simone Pompini: «Ho segnato 250 gol perché non mi sono mai accontentato»

Simone Pompini ha festeggiato i 250 gol in carriera. Figlio d’arte (il padre Stefano giocò tra le fila di Brescello e Ascoli), l’attaccante del Fornovo Medesano, ora quarto nel girone B di Prima, ha raggiunto questo prestigioso traguardo siglando nel finale la rete del definitivo 3-0 in casa della Povigliese.  «Non avevo preparato nulla per scaramanzia, magari poi si faceva attendere un mese ma le paste - sorride - dovrebbero portarle a me e non viceversa».
Cos’ha ereditato dal padre?
«Siamo due giocatori completamente diversi: lui ha fatto il professionista, un suo gol ne valeva cinque dei miei. Io ho più tecnica e fiuto, mio papà era più rapido, sanguigno e battagliero. Diciamo che avrebbero dovuto mixarci, sarebbe venuto fuori un bel prospetto da palcoscenici superiori».
In quanti si sono complimentati?
«Mi hanno già scritto in tanti, è una soddisfazione personale. Non so se ci arrivano in molti in queste categorie».
Qual è stato il gol più bello?
«Sono fortunato perché di belli ne ho realizzati diversi però quello di domenica è stata una ciliegina. Sono partito da sinistra, ho scambiato la palla con Bufo prima di piazzarla all’incrocio nell’angolino più lontano. Mi piace ricordare l’ultimo sperando di non fermarmi».
Dove fisserà il prossimo traguardo?
«Vado di cinquanta in cinquanta, ho 32 anni e mi auguro di toccare anche quota 300. Ormai quest’anno non ci penso più, anche se voglio farne il più possibile per aiutare la squadra a vincere il campionato. Sarebbe una bella rivincita dopo l’addio sofferto al Tonnotto San Secondo».
Chi si sente di ringraziare?
«Innanzitutto, l'allenatore Cristiano Valenti.  Con lui lavoro insieme da tre stagioni: oltre ad essere un ottimo allenatore, si è rivelato una gran persona standomi vicino nel momento dell’infortunio (al tendine dell’inguine ndr). Poi tutti i miei compagni, passati e presenti, che mi hanno aiutato a raggiungere questa cifra».
Qual è il segreto?
«Sicuramente la passione, la tenacia e le qualità naturali. Ma soprattutto riesco  a darmi gli stimoli da solo.  In caso contrario è diffici- le avere la fame di fare bene, voglio essere protagonista e il fiore all’occhiello per la mia società d’appartenenza. Potrei sedermi sugli allori ma voglio continuare a dimostrare qualcosa: voglia e ambizione devono essere sempre al top».
Ha qualche rimpianto?
«Forse ne ho di più legati a quando ero giovane. Tra i 13 e i 16 anni dovevo essere più convinto delle mie qualità. Non ho mai chiesto favori a nessuno poi in ambito dilettantistico mi sono tolto parecchie gioie».
A cosa punta il Fornovo Medesano?
«L’obiettivo è presentarsi  a Boretto a meno cinque  e giocarsela in casa della capolista. Eravamo partiti male,  la dirigenza a dicembre  ha operato sul mercato con acquisti importanti e ora 
non ci manca nulla per provare a conquistare la promozione. Compito difficile: in questo campionato è dura vincere ogni domenica, sette-otto squadre possono lottare nei piani alti fino alla fine. Se non dovessimo arrivare primi punteremo ai play-off, meglio se  in una posizione vantaggiosa».