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Perin: "Non sono l'untore del calcio italiano. Il Covid è una brutta bestia"

16 ottobre 2020, 10:09

Perin: "Non sono l'untore del calcio italiano. Il Covid è una brutta bestia"

"Non sono l’untore del calcio italiano". In un'intervista a 'La Repubblicà, Mattia Perin racconta il suo difficile periodo con il Covid-19, che nel Genoa ha contagiato un totale di 17 calciatori. "Era la settimana prima di Napoli-Genoa - racconta il 27enne portiere di proprietà della Juventus - Il 21 settembre mi recai a Torino per rivedere mia moglie e i bambini, era un lunedì: al contrario di quanto è stato detto, non esiste alcuna evidenza che io abbia contratto il Coronavirus proprio quel giorno. Il mercoledì seguente ci sottoponemmo ai tamponi, come sempre. Il risultato arrivò il giovedì mattina: tutto okay. Ma la sera avevo la febbre". Perin non si sente responsabile di qualcosa: "E perchè? Questa è una malattia subdola, la puoi prendere in taxi, oppure schiacciando il bottone di un ascensore. Nella mia famiglia sono tutti negativi. La verità è che in una dozzina di ore cambia il quadro clinico, neppure gli specialisti sanno molto del Covid 19. E sia chiaro che il caos di Juve-Napoli non è iniziato per colpa del Genoa".

Spesso si dice che i calciatori siano un pò troppo disinvolti nei comportamenti: "Al contrario, siamo molto scrupolosi. Nessuno toglie la mascherina, rispettiamo regole e distanziamenti, poi è chiaro che in campo veniamo a contatto, è inevitabile. Perchè è successo proprio al Genoa? Poteva accadere a chiunque. Di sicuro, se ci fossimo chiamati Real Madrid, Inter o Juventus, saremmo stati rispettati di più. Sia chiaro che la malattia non è mai una colpa, ma un’eventualità che accade agli esseri umani". Però chi non rispetta i protocolli può favorirla: "Basta con i clichè del calciatore ricco, viziato, privilegiato e menefreghista, ho letto giudizi molto superficiali. Cristiano Ronaldo che si fa i selfie in mezzo ai compagni senza mascherina? Si è ammalato lui, si è ammalato Trump, vuol dire che il Covid 19 è micidiale e va preso più che sul serio". Giorgio Chiellini, il capitano della Nazionale, ha detto che il calcio deve andare avanti e che i giocatori sono pronti a prendersi qualche rischio: "Ha ragione. Il calcio non è solo uno svago, un passatempo: come dice Sacchi, è la cosa più importante tra le meno importanti. I miei nonni e i miei genitori avevano un bar in un quartiere popolare di Latina, io sono cresciuto ascoltando discussioni sul calcio e ho capito cosa rappresenta per tanta gente".

Senza pubblico, assicura Perin, il calcio è "tristissimo. Gli stadi vuoti mi fanno piangere il cuore. La pandemia ci ha dimostrato che i tifosi sono essenziali quanto e più degli atleti, compresi i tifosi avversari". Il portiere del Genoa, ora negativo, ha comunque trascorso momenti difficili: "Siamo giovani, siamo atleti allenati e ne usciamo bene, però questa è una brutta bestia, subdola. Se dicessi che non mi ha destabilizzato un pò, mentirei. Però non c'è mai stato panico e devo ringraziare lo staff del Genoa, i dirigenti, il dottor Piero Gatto che si è ammalato pure lui e ci seguiva da casa, oltre al professor Matteo Bassetti del San Martino di Genova che ci ha fatto da angelo custode". Si dice che la malattia rende migliori: "Migliori non so, diversi di sicuro - conclude Perin - Quando si soffre, si smette di essere ragazzini".