Sei in Formula 1

INTERVISTA

Mario Almondo: 'Io? Sto bene alla Brembo. Con Dallara Parma ora è al centro del motorsport'

di Paolo Ciccarone -

09 ottobre 2019, 16:47

Mario Almondo:  'Io? Sto bene alla Brembo. Con Dallara Parma ora è al centro del motorsport'

Dategli una sfida tecnica o di business e ne farete un uomo felice. La storia e la carriera dell'ingegner Mario Almondo si concentra tutta in questa filosofia di vita e di lavoro. Attualmente alla Brembo come COO della Business Unit Performance, Almondo rappresenta quell’eccellenza internazionale che da Parma ha saputo conquistare il mondo dell'automobile. E' stato il più giovane direttore tecnico a vincere un mondiale piloti e costruttori quando era alla Ferrari in qualità di direttore tecnico, ed è stato protagonista di svariate start up che lo hanno sempre visto affrontare queste sfide con la dedizione tipica di chi non svolge un lavoro, ma ha la fortuna di dedicarsi a una passione: quella per i motori. 
 


Dopo il ritorno a casa dell'ingegner Aldo Costa, che ha lasciato la F.1 per approdare in Dallara, Mario Almondo sarà un altro di quei figli di Parma che sono pronti a imbroccare la strada del ritorno a casa? 
«No, per ora affatto - dice ridendo alla battuta - la differenza fra me e Aldo è che lui, dopo tanti anni da pendolare fra Italia e Inghilterra e in giro per il mondo, ha trovato il modo di godersi la sua terra e la sua famiglia. Lo capisco benissimo perché il nostro lavoro ci impone dei ritmi, una dedizione tale che, spesso, gli affetti più cari possono purtroppo essere anche quelli più trascurati e te ne accorgi dopo. Le nostre scelte professionali ci impongono di essere là dove siamo nelle migliori condizioni per gestire il business e non dove vorresti essere, per cui se c'è da andare in Inghilterra, vai in Inghilterra come accaduto ad Aldo. Quando ero alla Ferrari ho sempre fatto il pendolare da Maranello a Parma, un po' come fa ancora oggi l'ingegner Fraboni, capo dei motoristi a Maranello. Partivo presto la mattina, tornavo tardi la sera, e in una certa misura la famiglia ne risente. Non sono stato presente quanto avrei voluto nel rapporto con mia moglie Alessandra e coi miei figli Marco e Matteo, li ho visti crescere troppo poco, ma a volte quando sei in ballo devi continuare a ballare, come si usa dire. Io però adesso lavoro a Bergamo, sono vicino a Parma e ci torno sempre per stare con la famiglia e gli amici. Insomma, non sono nella stessa condizione di Aldo quando lavorava in Inghilterra, sono più fortunato perché in un'ora e mezza sono a casa quando voglio!». 


Se consideriamo Dallara automobili, l'ingegner Aldo Costa, l'ingegner Luigi Fraboni della Ferrari e lei come COO della Business Unit Performance di Brembo, viene il sospetto che a Parma ci sia il centro del mondo dell'automobile da corsa... 
«Di sicuro con Dallara si è creata in zona un’ antenna tecnologica di altissimo livello che non ha niente da invidiare agli inglesi e sta continuando a crescere molto bene. Dall'esterno è stato un processo di crescita magari poco visibile negli anni ma ultimamente, grazie anche al lavoro del dottor Pontremoli a Varano, si sono percepite molto chiaramente l'importanza, la qualità e lo spessore della struttura costruita nel tempo dall'ingegner Dallara. Hanno dei contenuti di altissimo livello, persone molto valide che vi operano, un vero fiore all'occhiello a livello mondiale e il tutto ubicato a Varano  Melegari, un piccolo paese di provincia sconosciuto ai più, così come Maranello qualche decennio addietro, senza con questo volere fare paragoni audaci». 
 


Lei alla Brembo si occupa di freni, verrebbe da pensare che sia un lavoro meno impegnativo di quando era alla Ferrari e vinceva i mondiali con Schumacher e Raikkonen ... 
«Sbagliato. E di molto, perché ancora oggi la gente considera i freni solamente come quell'accessorio che serve a fermare la macchina e basta. Invece il contesto tecnologico attuale, dagli ibridi, all'elettrico, alle tematiche della F.1e MotoGP, hanno fatto diventare questo settore molto impegnativo e vasto, includendo nel perimetro delle tecnologie e competenze necessarie, discipline che vanno dalla conoscenza approfondita dei materiali metallici e del carbonio alle applicazioni estreme di meccatronica, simulazioni di ingegneria avanzata, sensoristica ed idraulica, il tutto declinato sui processi industriali che normalmente vengono definiti “speciali” appunto per la loro peculiarità e complessità. Alla Brembo come COO della Business Unit Performance, mi occupo del Motorsport, ovvero dalla F.1 alle categorie minori, dai Rally alla MotoGP, dalle corse Prototipi come Le Mans alle corse su strada fino a tutto il panorama motoristico mondiale del Motorsport. A questa responsabilità si aggiunge una seconda parte altrettanto importante che comprende lo sviluppo del business dell’High Performance, vale a dire degli impianti frenanti per auto e moto ad altissime prestazioni che vanno a spasso sulle strade di tutto il mondo, oltre ovviamente alla parte gestionale, organizzativa, produttiva e di sviluppo tecnico e commerciale da portare avanti in continua collaborazione coi nostri clienti. E' un lavoro vasto, ampio, difficile ma rappresenta una sfida e a me piace. Chi pensa che i freni siano solo pinze, dischi e pastiglie, non ha la percezione di cosa sia oggi per i nuovi materiali, lo sviluppo di pezzi per ogni singolo costruttore da corsa o stradale. La Brembo ha nel proprio DNA l'essere leader, davanti a tutti. Quando gli altri tracciano la strada, è più facile seguire le orme, però arrivi dopo. Brembo invece la strada la traccia, deve essere leader e per farlo ci impegniamo sempre molto. Richiede molta passione e dedizione, una sfida quotidiana dove si impara tutti i giorni e si superano i problemi soprattutto con un grande lavoro di squadra. Lavorare per il Motorsport è complesso, ma è solo una parte di questa sfida, ad esempio sviluppiamo prodotti per Aston Martin, Ferrari, Lamborghini e per molte altre supercar, ma facciamo lo stesso anche con Mercedes, oppure Volvo. Un mondo variegato con problematiche diverse e sempre stimolanti...». 


Come dire che alla Ferrari forse era meno impegnativo di oggi. A proposito di Ferrari, si era parlato di un suo ritorno qualche tempo fa... 
«Sono voci che nel mondo in cui lavoro circolano ogni tanto, sappiamo come nascono e si diffondono. Io alla Ferrari ho imparato tanto, ho avuto tante soddisfazioni e sono stato molto bene, ovviamente ventitré anni di quella intensità non si dimenticano, ma la realtà oggi si chiama Brembo, dove sto benissimo e sono soddisfatto di quello che faccio». 


Però visto che a scopone si gioca in 4 e fra l'ingegner Dallara, Costa e Fraboni sono già in tre, a Varano mancherebbe il quarto per una partita... 
«Penso proprio di non essere un campione con le carte, mentre a quanto so è di tutt’altra pasta l'ingegner Dallara, meglio quindi non compromettere una amicizia decennale sbagliando a giocare il sette bello, ma almeno potremmo parlare in dialetto, visto che mia nonna me lo ha trasmesso perché lo parlava molto più spesso dell’italiano... Meno rischioso affrontare i dubbi e i problemi di una grossa azienda che giocare male a carte con certa gente!».