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Sarà l'anno di Charles Leclerc?

Il giovane pilota della Ferrari è un talento, ma va gestito. E a 22 anni ha tutti i riflettori addosso 

di Paolo Ciccarone -

13 febbraio 2020, 17:24

Sarà l'anno di Charles Leclerc?

REGGIO EMILIA La faccia pulita da ragazzo di buona famiglia, educato e rispettoso, attira subito la simpatia. Poi Charles Leclerc lo guardi bene negli occhi e scopri quell'istinto killer, come lo ha definito lui stesso, che ne fa un pilota d'attacco. Dopo la prima stagione in Ferrari, per il giovane monegasco è la prova più importante: confermare quanto di buono fatto nel 2019 e migliorare: "Soprattutto vorrei evitare gli errori dell'anno scorso, come a Baku in Q2, e migliorare ancora. Ho solo 22 anni, mi viene difficile pensare di essere il pilota favorito. Ho ancora tanto da imparare dal team e da Sebastian".

I propositi al lancio della nuova Ferrari SF1000 sono buoni. Difficile che Leclerc possa sbagliare ancora. Ha intrapreso quella strada che fa crescere i talenti fino a farli diventare un campione. Le pole e le vittorie dell'anno scorso, le comunicazioni via radio e l'atteggiamento mentale, oltre che fisico, ne fanno un potenziale campione del mondo. Se la macchina lo assiste e se nel processo di crescita tutti i tasselli andranno al loro posto. La rivalità con Vettel è un aspetto da considerare. Lasciate perdere i proclami e le dichiarazioni al miele: "Con Vettel e Leclerc la squadra cresce" firmato Mattia Binotto. "Ho molto ancora da imparare da Vettel" firmato Leclerc.

In realtà Charles è uno che va al sodo: "Potremo lottare insieme ma non dovrà più capitare come in Brasile l'anno scorso. Siamo piloti della Ferrari e la squadra viene prima di tutto" ha ricordato Charles. Invece la sensazione è che non gliene frega niente di Sebastian. Leclerc vuole vincere e per farlo ha quell'istinto egoistico in cui il primeggiare viene come priorità assoluta. Anche a scapito dei rapporti personali e di squadra. Su questo un piccolo particolare che fa capire il personaggio.

In inverno, fra una scappata a Pitti Uomo e a manifestazioni canore, Charles si è lanciato col paracadute. Una emozione forte per chi, pilota di F.1, di emozioni vive. La Ferrari non era stata informata (le attività pericolose sono vietate per contratto) e lui ha risposto candidamente: "Se fosse andato male il lancio non credo che mi avrebbero potuto dire niente...". Ovvero, se mi sento di fare una cosa, la faccio. Beata gioventù o spirito di ribellione, è un segnale che da Charles oltre certi limiti non ci si può aspettare nulla. E' un cavallo di razza e come tale ha bisogno di avere delle redini corte, di qualcuno che sappia gestire e tirare al momento buono.

Il problema è se alla Ferrari c'è chi sa tirare le redini di un purosangue come lui. Perché il talento c'è, lo sguardo assassino, carico di odio in alcuni frangenti, che ne fanno un vincente, sono evidenti. Ma senza una guida forte, il suo potenziale potrebbe essere sprecato. E' un processo lungo e delicato. Un esempio? Michael Schumacher. Aveva trovato in Willi Weber e Flavio Briatore due elementi in grado di tenere le redini nella strada giusta. Accadrà per Leclerc? Perché al suo fianco c'è gente esperta, che di corse ne capisce, ma la gioventù e l'istinto anarchico di fronte alla vittoria, potrebbero fargli perdere qualche occasione. E per questo l'11 febbraio è partita finalmente la caccia a quel titolo che Leclerc può fare suo. A dispetto di tutti i Vettel, Hamilton e Verstappen in circolazione.

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