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Picone: "AnelloDebole, un teatro partecipato che parte dal basso ma sa essere nobile"

Picone: "AnelloDebole, un teatro partecipato che parte dal basso ma sa essere nobile"

06 Gennaio 2021,09:56

Intervista a Vincenzo Picone. "Coinvolgeremo la cittadinanza: è un antidoto efficace contro pre giudizi culturali"

Mentre gli spazi teatrali restano chiusi, c’è chi sperimenta soluzioni alternative alla scena tradizionale, come da alcuni mesi sta accadendo a Felino e nella vicina frazione di Sant’Ilario Baganza grazie ai giovani artisti dell’associazione «AnelloDebole».  Il progetto messo in campo è a suo modo esemplare poiché tende a coinvolgere direttamente la cittadinanza locale in piccole azioni teatrali partecipate (realizzate «in presenza» ma nel rispetto della normativa vigente). 

Ne è ideatore il regista Vicenzo Picone, già apprezzato in recenti produzioni di successo di Fondazione Teatro Due (come «Littoral» e «Prof, cosa vuol dire essere vivi?»). Insieme a lui anche l’attore Davide Gagliardini e un gruppo di universitari appassionati di teatro.
Perché la scelta del nome AnelloDebole? 

«Perché è l’anello più fragile, quello che necessita di un’attenzione particolare. Ci ricorda di guardare alle nostre debolezze senza vergognarci. Anche il tempo che viviamo è fragile e un progetto partecipato come questo, pensato per la comunità, rappresenta una via efficace per indagarlo. È un teatro che parte dal basso ma è anche nobile, vive della sinergia fra i soggetti coinvolti, come quella preziosa che stiamo costruendo con il Comune di Felino, con le associazioni del territorio, l’Archivio Storico, la Biblioteca, Officina Om e con tutte quelle persone che non erano abituate al teatro ma che ora sentono di poterlo fare. È un antidoto efficace contro i pregiudizi culturali più radicati».
 

Il vostro progetto è in divenire. Chi volesse seguirvi passo dopo passo come può farlo? 
«Forniamo tutti gli aggiornamenti sulle nostre pagine social, grazie all’aiuto di giovani universitari che si dedicano alla parte comunicativa. Tutti qui si stanno mettendo in gioco in qualcosa, provano a capire il proprio talento, a lavorare insieme per far sì che la comunità si rappresenti e, rappresentandosi, possa guardarsi, comprendersi. La profonda crisi sociale che stiamo vivendo ci ha destabilizzato tutti ma può spingerci a ritrovare l’essenziale, quelle domande semplici così fondanti: chi siamo? Quale strada stiamo percorrendo? Come funzionano oggi il nostro pensiero e le nostre emozioni? Il teatro ci invita a porre questi interrogativi».
 

E della Festa del Teatro prevista per l’estate 2021 cosa puoi dirci? 
«Ci stiamo immaginando una tre giorni di appuntamenti diversi fra teatro e musica. In futuro vorremmo proporre lo stesso tipo di progetto in altri borghi italiani, creare una sorta di rete fra le comunità».
 

AnelloDebole è conseguenza naturale dell’esperienza teatrale partecipata di “Così vicino. Così lontano”, produzione di Fondazione Teatro Due di cui eri regista? 
«Assolutamente sì. In quel progetto ho avuto la possibilità di ragionare sul concetto di categoria. Noi tutti stiamo andando verso una categorizzazione del sapere e delle relazioni umane. Per questo è necessario indagare forme teatrali che vadano in controtendenza e che, oltre a divertire e a stupire, sappiano anche turbare».
 

© Riproduzione riservata

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