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Il Teatro Regio tra Storia e storie: in viaggio da Maria Luigia a oggi

di Mara Pedrabissi

03 Febbraio 2020,02:04

ventesima puntata

"La fabbriceria dell'opera" è un esclusivo viaggio a puntate che Mara Pedrabissi conduce ogni settimana sulla Gazzetta dentro i luoghi "segreti" del nostro Teatro Regio. Cosa c'è dietro le quinte? Più di quanto si possa immaginare perché niente è più vero della finzione del teatro. Ogni puntata è documentata da foto inedite e da un glossario

I velluti rossi e i fregi dorati del  Regio pervadono di bellezza gli occhi del visitatore. Da sempre? No. Il teatro di Maria Luigia era, pur bellissimo, ma decorato d'azzurro, la tinta della casata asburgica. Un segno politico, cancellato dai Borbone: pennellate di neo-barocco sulla struttura neoclassica della Duchessa.
Una visita guidata al Regio è anche questo: concepire quello che oggi è un luogo vivo, di lavoro e di spettacolo,  come un lascito della storia. La storia con la S maiuscola e le piccole storie che hanno contribuito a costruire la leggenda (del Loggione, ad esempio). 


LASSÙ IN LOGGIONE
Qualcuno lo chiama «Leo», altri «Tibe». All'anagrafe è Learco Tiberti, classe 1937, prima volta in teatro a dieci anni, corista in miniatura: sette o otto ore di prove per 500 lire. Ha cambiato funzioni e ruoli ma il teatro non l'ha più lasciato; nel 2014 ha ricevuto la civica benemerenza di Sant'Ilario, una medaglia orgogliosamente spillata sul revers della giacca, «per la dedizione nel ruolo di Ispettore di palcoscenico svolto a lungo e per essere ambasciatore dello spirito autentico del Teatro Regio».  E' lui, custode di mille e un aneddoto, che dispensa  pillole graffianti e divertenti ai visitatori d'ogni dove, in brodo di giuggiole.  «Negli anni Settanta, il  tenore di una “Cavalleria rusticana” era veramente disgraziato. Alla fine dell'opera, quando Compare Alfio lo uccide e le donne giù a piangere: “Hanno ammazzato Compare Turiddu!”, il Loggione fa eco: “meno mäl i gh' l'ävon da masär prìmma”. Quel tenore non tornò mai più».  
Spirito «pramzan» e battuta pronta, amico dei grandi che fecero grande il Regio, da Franco Corelli a Carlo Bergonzi («ci parlavamo in dialetto»), Tiberti è stato per anni il punto di riferimento della guide turistiche della città. Parecchi, prenotando, chiedono di lui.


TOUR ESPERIENZIALI
 Dal 2013, con il bicentenario  verdiano,  il teatro ha messo a punto un proprio servizio che dopo la pausa estiva, nel settembre 2019, è ripartito potenziato in vista dell'anno di Parma Capitale Italiana della Cultura. Il servizio, a cura di Marina Sabristov e Erika Tedeschi, giovani e appassionate, funziona dal martedì alla domenica con otto visite al giorno, sette la domenica. Rispetto al 2017 e 2018, le visite guidate sono aumentate del 372%, raccontano i dati del report 2019 del Festival Verdi. Diecimila visitatori solo tra settembre e dicembre 2019. La visita standard dura una mezz'ora; il percorso comprende il foyer, la sala grande, i palchi. Tra le novità il tour «esperienziale»:  i visitatori possono incappare non di rado nella prova di un'opera o di un concerto; il loro desiderio di assistere a  un quarto d'ora di “lavori” viene esaudito. «Per i più curiosi - spiegano le due professioniste - c'è la “visita backstage”, dietro le quinte alla scoperta della sartoria, della ex sala di scenografia che ora è una sala prove, o del mitico Loggione».
Le scolaresche hanno proposte dedicate, con un coté ludico: «I segreti del Teatro Regio», per bambini fino ai 6 anni di età, una specie di caccia al tesoro ma con gli oggetti del melodramma. Per il pubblico dai 6 ai 9 anni «Tu conosci il Regio» che si conclude con la costruzione di un grande puzzle. E, per i ragazzi delle scuola secondaria,  «Il Regio è qui(z)», in palio  biglietti omaggio per le prove antegenerali.


I GIOIELLI DELLA DUCHESSA
Il rilucente astrolampo che domina dall'alto la sala grande;  il palco reale tanto imponente da mettere soggezione; la barcaccia con le sue decorazioni; i retroplachi, antico dono di Maria Luigia alle famiglie facoltose che contribuirono a far erigere un teatro per tutti, nobili, popolo e soldati. «Sono questi gli elementi che colpiscono sempre di più i visitatori, stuzzicano le fantasie -  ragionano Sabristov e Tedeschi -  Alla fine chiedono di poter tornare a vedere un'opera». Prima di andare, si portano un ricordo dal bookshop, dove aleggia lo spirito di Beppe Azzali, editore e melomane, a suo modo una delle leggende del Regio.

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Lessico familiare

BARCACCIA 
Sono i palchi numero 1 e numero 30 di tutti e quattro gli ordini. Sono più ampli dei  palchi comuni: nel 1800 ospitavano i regnanti che volevano vedere da vicino i cantanti.

GOLFO MISTICO
Detto anche buca d'orchestra. E' lo spazio “infossato”, tra il proscenio e la platea, riservato all'orchestra che suona dal vivo durante un'opera. Dalla platea si vede solo il direttore d'orchestra, di spalle, sul podio. 

© Riproduzione riservata

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