La nostra storia

 

L'ORIGINE

Con una storia lunga 286 anni, la “Gazzetta di Parma” conquista  il titolo di più antico giornale d'Italia. Il primo  numero conosciuto  risale al 19 aprile 1735 e fu scoperto da Glauco Lombardi negli Archivi parmensi conservati a Napoli, assieme ad altri esemplari datati 1734. Ma i documenti ci consentono di fare un ulteriore balzo all'indietro: il foglio del  1734, mese di maggio, portava infatti il numero 22, quindi la fondazione della “Gazzetta” potrebbe essere ancora precedente. Avventura e tragedia accompagnarono quel giornale del 1734: Lombardi l'affidò a Nello Quirici (1890-1940), all'epoca direttore del “Corriere Padano”, che voleva scrivere una storia degli antichi giornali  italiani, ma Quilici morì sull'aereo di Balbo in Libia. Con lui sparì anche la storica copia del giornale.

Un tuffo nella storia, alla ricerca di quel primo foglio orginario e perduto. Indizi e documenti ci portano direttamente ai primi decenni del Settecento.  Il saggista Salvatore Bongi (1825-1899) scrive di aver visto “le annate del 1729 e del 1730”, probabilmente smarritte con le distruzioni della guerra. Di allora si sa che il giornale si chiamava “Gazzetta” ed usciva regolamente, in quattro smilzi foglietti, una volta alla settimana: già c'era uno stretto legame con la città. Comunque fino a noi è arrivato il foglio del 1735 e questa è la ragione per cui la nascita della “Gazzetta” si fa risalire a quell'anno.  Un record ineguagliato che ci fa capire quanto il nostro giornale affondi le sue radici in questo territorio e abbia contribuito  nel rendere Parma una città colta ed evoluta.

 

DU TILLOT E BODONI.

Un giornale fitto di notizie e di inchiostro, ma bello nella grafica e nei caratteri tipografici: così attraverso i secoli si presenta la nostra “Gazzetta di Parma”.  Fin dalle origini l'eleganza si afferma come un tratto sostanziale della sua identità e, al tempo stesso, capace di ribadire il  legame tra il giornale e la città che rispecchia, una Parma da sempre  raffinata e amante del bel vivere. Due i personaggi che segnano passaggi importanti: Du Tillot e Bodoni. A testimoniarlo, tra i tesori custoditi in biblioteca Palatina, spuntano le antiche gazzette, conservate con continuità dal primo gennaio 1760: una data fondamentale, perché segna l'inizio dell'influenza sul giornale del primo ministro Du Tillot. La sua sarà un'impronta innovativa e lungimirante, capace di correre, già allora, sul doppio binario della cronaca locale e delle notizie internazionali. In nuce, in quegli anni della seconda metà del '700, appare l'anima della “Gazzetta”, attenta alla porta accanto, ma curiosa del grande mondo, proprio come i giornali moderni. Nel 1772, il 28 luglio, altra mossa storica e vincente: la stampa della “Gazzetta” venne affidata alla Stamperia regale, allora diretta da Giovanni Battista Bodoni. Il re dei tipografi rinnovò la grafica della testata e impresse il suo stile memorabile nei raffinati capilettera. Inizia così un nuovo capitolo nella storia del giornale. Bodoni rimase dal 1772 al 1796: furono 24 anni di bellezza e contenuti. Ma Bodoni è con noi ancora oggi, un'eredità vivente nella veste grafica del giornale e che rende la “Gazzetta” unica al mondo. La grande storia che si cala nella nostra realtà da quasi tre  secoli.

 

L'OTTOCENTO.

In oltre 286 anni di vita il giornale ha seguito passo dopo passo la storia della città e del Paese, nella buona e nella cattiva sorte. Nel 1796 conobbe la scure della censura e le pubblicazioni vennero sospese: all’epoca la “Gazzetta di Parma” era già molto conosciuta come “libera voce” ben al di fuori dei confini del ducato d’origine e tanto bastò per farne una delle prime vittime della dominazione napoleonica. Il bavaglio le toccò in sorte fino al 1811,  quando riprese a uscire regolarmente, proseguendo durante tutto il Regno di Maria Luigia (1814-1847).   Teatro, scienza e letteratura: la “Gazzetta” di quegli anni ci restituisce l'immagine di un ducato attento alla cultura e orgoglioso della sua vita di piccola capitale. Dal 1848 in poi – facendosi alfiere. dell’unità e dell’indipendenza d’Italia – la “Gazzetta” riacquisterà il peso politico che aveva nel secolo precedente. Alla porta intanto stava bussando un'altra storica svolta: il 1° gennaio 1850 la “Gazzetta” diventò un quotidiano. Ma ecco un'altra rivoluzione  in arrivo:  nel 1876 venne ceduta a privati, a una società di cui era presidente Girolamo Cantelli, podestà liberale, artefice massimo dei moti parmensi del 1847 e 1859. Tra gli azionisti molti personaggi che hanno fatto la storia del Paese, un nome memorabile tra tutti: quello del maestro Giuseppe Verdi. Un altro passo verso tempi nuovi. Direttore diventò Parmenio Bettoli (1835-1909), il primo giornalista professionista nella nostra storia. E quando, nel 1880, il Bettoli partì per Tripoli, la direzione venne affidata a Pellegrino Molossi, che rimase alla guida del giornale per 32 anni, passando il testimone al figlio Gontrano, allora 21enne. Nel 1884 la testata divenne di proprietà della famiglia Molossi, che la mantenne fino al 1928. Gontrano Molossi guidò la “Gazzetta” negli anni in cui emergeva la concorrenza tra testate, arricchite da un notiziario interno ed estero, da firme illustri e inviati speciali. Ebbe un'idea geniale: non combattere vane sfide con i colossi nazionali, ma accentuare l'impronta locale, individuando un carattere che negli anni a seguire costituirà la fortuna del giornale.

 

IL NOVECENTO

 Nonostante l'avvento del regime, la “Gazzetta” per almeno 6 anni continuò  a non considerarsi un giornale fascista, ma un “quotidiano liberale”, come orgogliosamente inalberava sotto la testata. Ma nel 1928 dovette cedere le armi, fondendosi con il “Corriere Emiliano”, di proprietà della federazione fascista di Parma (pur mantenendo la sottotestata “Gazzetta di Parma”). Nel ’41 riprese però la sua antica e gloriosa testata che manterrà anche, unico quotidiano fra quelli dell’Europa occupata dai nazisti, dopo il 25 aprile 1945. Saranno due anni, quelli successivi, di vita senza scosse per la Gazzetta, fino al fatidico 8 gennaio 1947, quando il giornale andò all'asta e fu acquistato  da  una nuova società editrice, la Segea (Società emiliano esercizi elettrici, Unione parmense degli industriali, Associazione agricoltori, Democrazia cristiana e qualche singolo). I seguenti cambiamenti societari fecero  sì che, a partire dagli anni Sessanta, l'Unione parmense degli industriali diventasse azionista di maggioranza,  garantendo  benessere e stabilità all'azienda. Una crescita costante, testimoniata anche dai traslochi del giornale in sedi sempre più grandi e prestigiose: da via Saffi a via Emilio Casa fino all'attuale edificio in via Mantova (dal 2002), un palazzo di vetro che svetta nello skyline cittadino.

 

I DIRETTORI

Ma sono i direttori che danno anima e carattere ai giornali. Nel caso della “Gazzetta”, la linea di continuità, il fiume di energia sotto alle pagine è sempre stata la scelta di privilegiare la territorialità delle notizie.  Alfiere assoluto fu   Baldassare Molossi (1927-2003), figlio di Gontrano, che assunse la direzione della “Gazzetta” a meno di  30 anni  e  la guidò per 35 anni: “Quasi un ergastolo”, ripeteva ironicamente. A Baldassarre si deve la straordinaria crescita del giornale, salito da 10mila a 50mila copie. Un successo memorabile.  Fermo nella convinzione che il lettore cerchi innanzitutto quanto gli accade attorno, Baldassarre Molossi scelse di dare ampio rilievo alla cronaca locale e creò un fortissimo e radicato rapporto tra il giornale e la città, sconfiggendo il “Resto del Carlino” che aveva creato una redazione parmigiana. Dal 1993 al 1998 alla direzione  salì Bruno Rossi, che alla “Gazzetta” aveva iniziato come cronista, per poi passare a varie testate giornalistiche milanesi fino al “Corriere della Sera”. Alla guida ritornò la famiglia Molossi con Giuliano, figlio di Baldassarre,  allievo di Indro Montanelli, con cui a lungo lavorò al “Giornale” e alla “Voce”, direttore per 17 anni, fino al 2015:  anni in cui la “Gazzetta” ha continuato a produrre iniziative editoriali e a coltivare il legame con la città. Dal novembre 2015, dopo una direzione ad interim del caporedattore Claudio Rinaldi, venne nominato direttore Michele Brambilla, vicedirettore della “Stampa”, che cambiò ulteriormente la prima pagina, introducendo ad esempio i corsivi, e rinnovò la veste grafica del giornale. Dal 28 febbraio 2019 la direzione del quotidiano e dei servizi informativi di 12 Tv Parma e di Radio Parma è affidata a Claudio Rinaldi, giornalista cresciuto alla “Gazzetta”, scrittore, tra i massimi esperti di Gianni Brera su cui ha scritto numerosi libri. Fin dall'esordio la direzione Rinaldi ha valorizzato la straordinaria storia secolare della “Gazzetta” e, contemporaneamente, accelerato il processo di rinnovamento alla luce della multimedialità. Ecco allora la mostra “Parma è la Gazzetta”, che ha visto ospite il presidente Mattarella, il progetto di una riforma grafica che guarda al Bodoni, l'attenzione al web e alla digitalizzazione dell'informazione, il potenziamento delle iniziative speciali. In un'epoca in cui i giornali perdono terreno in edicola, la “Gazzetta” va in controtendenza e cresce. Una strada ancora lunga e fertile di idee.