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Palermo sogna ancora: l'Opera dei pupi ha riaperto i battenti

Palermo sogna ancora

di Katia Salvini

18 Dicembre 2021,10:46

Non chiamatelo "puparo". Anche se i pupi sono la sua famiglia, il suo mondo, la sua vita. E' un filosofo forse, di sicuro un “contastorie”, un istrione senza dubbio. Ultimamente anche un «Tesoro umano vivente» dell'Unesco. Ma soprattutto, come si definisce lui stesso, un "oprante", cioè colui che dà vita all'Opera dei pupi.
E proprio in questi ultimi mesi, a Palermo, il sipario è tornato ad aprirsi sulle gesta dell'Orlando furioso e di Rolando in campo, animati dalle mani sapienti della compagnia «Figli d'arte Cuticchio», emozionati più che mai dopo oltre un anno di stop dovuto al Covid. La Macchina dei sogni (il festival che ogni anno anima la città) si è rimessa in moto proprio in un momento in cui il mondo non chiede altro che di tornare a sognare. Perché dunque non lasciarci condurre in questo universo di avventure e personaggi fantastici "appesi a un filo" (anzi, a una bacchetta, ndr) da una guida d'eccezione…?
Per dire la verità, Mimmo Cuticchio lo è (anche) un puparo, perché questo tipo di marionette particolari dette pupi palermitani, ovvero appartenenti alla tradizione della Sicilia occidentale, lui, figlio d'arte, le sa costruire e anche molto bene. Con i costumi in velluto e broccato dorato, le armature luccicanti e le bacchette di ferro al posto dei fili, per sferrare con più forza i colpi di spada che i cavalieri duellanti assestano durante lo spettacolo classico, quello della chanson de geste. Ma la sua vera abilità è quella di inventare nuove storie e metterle in scena nel teatro in via Bara all'Olivella, nel cuore di Palermo. E in tutto il resto del mondo.


Il teatro dei sogni
Mimmo è il maggiore dei figli maschi del cavalier Giacomo Cuticchio, che dal dopoguerra girava i paesini con il suo teatrino viaggiante. Nel 1971 si distacca dalla compagnia paterna e forma il gruppo Figli d’Arte Cuticchio. Poi nel 1973 apre il Teatro dei Pupi Santa Rosalia a Palermo in Via Bara all’Olivella n. 95 dove ancora oggi si rappresenta il ciclo della storia dei paladini di Francia. Entrare qui e trovarsi in mezzo ai cartelloni (dipinti a mano con colori a terra e colla) che venivano esposti nelle piazze per mostrare le scene degli spettacoli e richiamare il pubblico è come fare un salto nel tempo: una sensazione di antica poesia ti avvolge e sei già nel Paese dei Balocchi.
Ma Mimmo non si ferma, sente che deve portare un vento nuovo nel solco di quella tradizione antica: scrive nuove sceneggiature, racconta nuove storie e spazia tra i personaggi della letteratura: dal Coriolano di Shakespeare a Ulisse, da Garibaldi fino a Dante, al quale ha reso omaggio quest'anno con lo spettacolo «Sulle vie dell'inferno». Ed è un successo.

I pupi «ritrovati»
Ma per capire come nasce la mostra che apre i battenti proprio oggi nel suo laboratorio bisogna tornare un po' indietro. Per seguire la vocazione di ambasciatori dell'arte dei pupi, la famiglia Cuticchio nel 1967 si trova a impiantare un teatrino a Parigi, dove gli spettacoli cavallereschi andavano forte. Dopo alcuni mesi però, dovendo rientrare, il padre accetta di lasciare "in dote" i pupi alla biblioteca dell'ambasciata italiana in Francia. «Io con quei pupi ci avevo dormito, ci avevo vissuto per mesi. Non potevo dimenticarli. Per anni mi sono venuti a vistare nei sogni, tanto da togliermi il sonno». Anni di nostalgia, di sottile sofferenza. Finché un giorno Mimmo si decide a scrivere una lettera al figlio dell'allora direttore della biblioteca e a chiedere notizie dei suoi pupi. Vuole riportarli a casa. E così racconta al francese delle sue notti insonni. Il miracolo si compie: dopo 54 anni i suoi compagni di quella avventura di gioventù rientrano nel laboratorio di via Bara all'Olivella. Sporchi, sgualciti, con qualche acciacco, qualche tarlo, ma ci sono tutti. E la felicità del Maestro si traduce in un progetto bellissimo: la mostra «del cuore».
«Durante il lockdown ogni giorno scendevo in laboratorio e mi prendevo cura di loro, dei costumi che aveva fatto mia madre e di qualche graffio ai volti scolpiti da mio fratello Nino. Ora sono tornati quelli di un tempo e desidero condividere questa gioia con tutti. Nel periodo di Natale allestiremo una mostra dove li presenterò al pubblico, ognuno con il suo nome e la sua storia. Perché questo sono i pupi, non solo un pezzo di legno».
Ma quanti sono, Maestro, i pupi della famiglia Cuticchio? «In tutto 1280, di cui 400 antichi». E li conosce tutti per nome? «Certo… sono tutti figli miei».
Lo dice con gli occhi che brillano di orgoglio. La barba bianca che gli incornicia il sorriso tradisce l'età della saggezza, ma lo sguardo è pieno di progetti e di futuro: «Il prossimo spettacolo? Vorrei ambientarlo a Troia e portarlo proprio in Turchia, sugli scavi della mitica città di Ulisse». La macchina dei sogni non si ferma.

© Riproduzione riservata

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