I Ris di Parma risolvono l'ennesimo giallo. Questa volta...con la macchina del tempo
Morte per avvelenamento da arsenico: recita così il referto della scientifica che risolve il mistero della morte di Pico della Mirandola. Un 'cold casè iniziato 500 anni fa, il 17 novembre 1494, quando il celebre filosofo e umanista dalla proverbiale memoria morì inspiegabilmente a soli 31 anni mentre le truppe francesi di Carlo VIII entravano a Firenze. A ucciderlo fu la sifilide o l'avvelenamento, secondo alcuni ordinato da Piero il Fatuo, figlio del Magnifico e nemico del Savonarola? Fin da subito le voci si rincorsero alimentando un dibattito durato cinque secoli, che oggi trova finalmente la chiave di volta nelle analisi dei resti di Pico pubblicate su Journal of Forensic and Legal Medicine.
«Finalmente - afferma l’esperta - le nuove tecniche di analisi scientifica ci permettono di trovare le prove mancanti per fare chiarezza tra i documenti storici e le fonti letterarie, contraddittori soprattutto in caso di personaggi famosi su cui venivano spesso diffuse false notizie ad arte». Le indagini scientifiche non possono rivelare il nome dei mandanti di questi omicidi, «che vanno ricostruiti partendo dai documenti storici», ma di sicuro possono darci un quadro completo delle vittime. «Possiamo accertare la loro identità, verificare la presenza di tumori, intossicazioni, malattie genetiche, infettive e nutrizionali», sottolinea l’esperta. «Si sono aperti campi di indagine impensabili solo fino a pochi anni fa», che potranno aiutare a far luce su altre morti eccellenti anche non violente: lo studio del gruppo di Bartoli, per esempio, ha già escluso l’avvelenamento per l’umanista Angelo Poliziano, scomparso anche lui prematuramente nel 1494 e sepolto vicino a Pico della Mirandola. Ma la lista dei nomi sotto la lente della scienza è ancora lunga e va da Caravaggio a Michelangelo fino a Leonardo, di cui si stanno cercando tracce biologiche proprio in vista del 500esimo anniversario dalla morte.