«Al Maggiore abbiamo investito. Nonostante i tagli»
Venerdì sarà il suo ultimo giorno alla guida dell'ospedale Maggiore. Leonida Grisendi, 65 anni, reggiano, approdato a Parma nel settembre 2010 come direttore generale dell'azienda ospedaliero-universitaria (dopo aver retto l'Ausl e poi l'ospedale di Reggio Emilia, ed essere stato direttore dell'assessorato regionale alla sanità) lascia per limiti di età. Al suo posto arriverà, dall'Ausl, Massimo Fabi. Un mix di pacatezza emiliana e aplomb anglosassone, Grisendi ha guidato l'ospedale in un momento non facile, dovendo fare i conti - come tutti i manager della sanità regionale - con tagli di bilancio. «Eppure l'ospedale di Parma non solo ha tenuto botta, ma ha investito in risorse umane e strumentali. Confermando risultati positivi, che ci hanno riconosciuto agenzie sanitarie indipendenti», dice Grisendi.
In una ideale classifica delle realizzazioni più importanti degli ultimi quattro anni, cosa includerebbe?
Tutto quello che è stato fatto per l'area materno-infantile. In primis l'ospedale dei bambini. Oltre alla realizzazione dell'edificio, con un concorso pubblico-privato che non ha precedenti in Italia, vorrei ricordare che l'organico è stato rafforzato con sette medici e 14 fra infermieri e operatori socio sanitari. Oggi abbiamo un pronto soccorso pediatrico, con triage, di livello elevatissimo, che accoglie 18 mila bambini l'anno, e stiamo implementando la pediatria generale d'urgenza. Abbiamo investito anche nella neonatologia, sia in personale che attrezzature, e nell'ostetricia e ginecologia, assumendo, oltre ad ostetriche e ginecologi, tre anestesisti che ci hanno consentito - già da due anni, e prima che la prestazione rientrasse nei livelli assistenziali garantiti - di offrire il parto in analgesia 24 ore al giorno, tutti i giorni, a più del 20% delle partorienti.
Come ha ricordato nei giorni scorsi l'assessore regionale alla sanità Sergio Venturi, la riqualificazione edilizia del Maggiore «è fatta al 99%». Cosa manca?
L'edificio di quattro piani vicino all'elisuperficie, che ospiterà cardiologia, nefrologia e pneumologia. Lo inaugurerà il prossimo direttore, ma sono orgoglioso che finalmente la degenza inadeguata del Rasori venga chiusa. I primi trasferimenti inizieranno a marzo e il trasloco sarà concluso a maggio. A breve cambierà sede anche il day hospital oncologico: un trasferimento temporaneo (o al sesto piano della Torre delle medicine o nella vecchia odontostomatologia) in attesa che sia ristrutturata, con un finanziamento regionale di cinque milioni, la sede definitiva, nella ex scuola infermieri.
Gli investimenti infrastrutturali?
Quattro milioni di euro nella rete informatica, ormai inadeguata. Abbiamo già la lettera di dimissioni informatizzata, spedita ai medici di base, e i database serviranno ad alimentare i fascicoli sanitari elettronici. Da marzo partirà anche la prescrizione e somministrazione informatizzata dei farmaci nei reparti e la gestione informatizzata del paziente chirurgico e delle 32 sale operatorie. Sembra un piccolo cambiamento, ma è una rivoluzione: non ci saranno più le sale operatorie e le liste pazienti di questo o quel reparto, ma una programmazione integrata per un uso ottimale delle sale. La nuova rete informatica faciliterà anche il progetto, sostenuto da Fondazione Cariparma con l'Università e già avviato, di un intero piano del Cattani dedicato alla ricerca, dove lavoreranno medici ospedalieri ed universitari, ora disseminati in tanti locali. Una soluzione per favorire la collaborazione e il lavoro in rete.
Come sono stati i rapporti con i dipendenti?
Il clima sindacale è stato davvero buono e devo dare atto alle varie sigle di collaborazione e spirito di sacrificio: hanno capito le difficoltà del momento. Vorrei anche citare un risultato importante raggiunto sugli infortuni sul lavoro, calati del 30% dal 2010: da 500 all'anno a meno di 350. Una delle principali cause degli incidenti era la movimentazione dei pazienti dal letto: abbiamo lavorato sulla formazione con gli operatori di recupero e rieducazione funzionale ed abbiamo investito in letti elettrici e dispositivi solleva-persone. È un risultato che, anche eticamente, ci dà grande soddisfazione.
La riorganizzazione dei dipartimenti, drasticamente ridotti e con molti reparti, ha sollevato critiche. A 10 mesi dalla riforma si può fare un primo bilancio?
I fatti confermano la bontà della scelta. Anche il dipartimento più contestato, quello che unisce emergenza-urgenza e medicine, sta lavorando bene nell'ottica del reperimento di posti letto per pazienti in uscita dai reparti di urgenza. Vorrei sottolineare anche i risultati positivi della centralizzazione nel padiglione Barbieri dei reparti di medicina, lungodegenza, geriatria e riabilitazione. Parliamo di 195 posti letto, riservati quasi esclusivamente a pazienti anziani, gestiti con molta attenzione e diligenza. Ci consentono, assieme agli altri letti di medicina collocati in altri punti dell'ospedale, di dare risposta alla crescente domanda di ospedalizzazione per pazienti che, anche per le mutate condizioni economiche e sociali, i familiari non riescono più a gestire in casa.
Larve di insetti nella cardiochirurgia e nella Terapia intensiva post operatoria, nidi di piccioni nel controsoffitto del centro emostasi, un'ispezione dei Nas. Non possiamo non parlare dei fatti avvenuti la scorsa estate al Maggiore, e delle dure critiche da politici e istituzioni.
L'emergenza, causata da problemi di progettazione e costruzione a noi non imputabili, è stata gestita bene e con coraggio, senza nascondere nulla. Abbiamo chiuso i locali contaminati, li abbiamo disinfestati, e nessun paziente ha subito conseguenze negative. Anche l'indagine dei Nas finora non ha portato a contestazioni.
Con quale stato d'animo lascia l'ospedale di Parma?
Come uno che non ama guardare indietro, ma avanti. Credo di aver lanciato semi che daranno frutti e sono contento che il mio testimone venga raccolto da Massimo Fabi, dirigente competente e persona equilibrata. Vorrei ringraziare tutti i dipendenti dell'ospedale, i sindacati, le istituzioni. Quando arriva l'emergenza - penso all'alluvione - questa città e questa azienda sanno dare il meglio.
Sempre Venturi, che è stato direttore del Maggiore per otto anni prima di lei, ha detto, intervistato dalla Gazzetta, che Parma deve smettere di lamentarsi per il presunto «trattamento di favore» riservato dalla Regione alla sanità reggiana, sostenendo che «il Maggiore deve correre se vuole stare al passo, non può dormire sugli allori. L'ospedale di Reggio sta facendo meglio». È d'accordo?
In parte sì. Prendiamo ad esempio la centralizzazione, in via Del Taglio, del 118 di Parma, Reggio e Piacenza. È avvenuta con grande efficienza, ha consolidato il ruolo di centro hub per i traumi del Maggiore, ma è passata quasi sotto silenzio. Al di là di questo, a Reggio è palpabile il clima di collaborazione all'interno dell'ospedale e con le istituzioni. Al Maggiore occorre una visione più collaborativa che competitiva. Oggi un'azienda ha successo se sa lavorare in team: da soli non si va da nessuna parte. Questo è un grande ospedale, che merita di più, anche da parte dei parmigiani. Basta guardare al passato, pensare che una volta era meglio. Non è così. Io, anche da pensionato, continuerò a voler bene a questa azienda e a fare il tifo per lei.