Colomba e «quella frase» sul Parma
Michele Ceparano
Di Parma ha dei bei ricordi, anche se la sua esperienza non fu del tutto felice. Franco Colomba, infatti, una buona carriera da giocatore (Bologna e Avellino le squadre a cui ha legato maggiormente il suo nome) e allenatore alle spalle, arrivò a Parma nell'aprile 2011 con il compito di salvare i crociati mantenendoli in A. Missione compiuta, addirittura con gli interessi dal momento che il Parma chiuse con 46 punti. Il tecnico, classe 1955, nato a Grosseto ma bolognese d'adozione, subentrò a Pasquale Marino. Partì male contro la Lazio, ma poi conquistò quattordici punti in sei partite togliendosi la soddisfazione di battere anche l'Inter e la Juventus. Nel campionato successivo però a gennaio fu esonerato dopo una sconfitta per 5-0 proprio contro i nerazzurri. Al suo posto venne assunto Donadoni, ora a Bologna. Colomba passò poi al Padova e, nella passata stagione, emigrò in India, sulla panchina del Pune City, dove allenò Trezeguet. Il tecnico, che ieri tra l'altro era a Parma per un matrimonio, afferma di aver provato un enorme dispiacere per le vicissitudini della passata stagione, culminate con il fallimento che ha portato i crociati dalla A alla D.
Deve essere stato un brutto colpo vedere una sua ex squadra precipitare così in basso.
«Certamente perché ai crociati sono rimasto legato. Devo dire che non guardo le partite alla domenica ma mi tengo informato sul Parma, il risultato lo vado sempre a vedere. Sta disputando un campionato d'avanguardia per la serie in cui milita e mi fa piacere. Del resto penso che sia normale che il Parma stia andando bene. Mi stupirei del contrario».
Come giudica il «nuovo corso» del Parma?
«Bene e l'ho detto qualche tempo fa a Nevio Scala quando l'ho incontrato a una manifestazione. Questa operazione che il nuovo club ha iniziato in questa stagione ha l'obiettivo di riportare il Parma ai livelli che gli competono. Credo che ci potrà riuscire anche se ci vorrà del tempo. Penso però che la strada sia quella giusta».
Che cosa pensa di ciò che è accaduto l'anno scorso?
«Cosa penso? Mah... (qui Colomba fa un sospiro, ndr) Penso a ciò che mi dissero i genitori del presidente Tommaso Ghirardi l'anno in cui ci siamo salvati. Le loro parole furono queste: “Se non arrivava lei, qui saltava tutto”».
Forse si riferivano ai risultati, al campo...
«Non lo so. E' stato però in quel frangente che ho pensato che ci fosse qualcosa che non andava. Il Parma in giro aveva un'immagine molto diversa...»
Da allora, dunque, anche lei ha cominciato a sospettare qualcosa?
«Posso dire che da quel momento ho capito che, come accade a volte, non era tutto oro quello che luccicava. Devo però anche aggiungere che da quello a pensare che sarebbe finita così, questo no, non l'avrei davvero mai immaginato. Parma è sempre stata una piazza in cui si è vissuto e lavorato bene. Aveva anche avuto delle vicissitudini meno felici, come la retrocessione in serie B, ma la squadra si era risollevata riconquistando subito la A. Purtroppo invece negli ultimi tempi le cose erano state fatte male».
In quanto tempo i crociati potranno tornare in alto, magari in serie A?
«Nei prossimi anni il Parma dovrà allestire delle compagini operaie ma, allo stesso tempo, di qualità. Anche in Lega Pro una città come Parma potrà avere una squadra che, come sta accadendo in questa stagione in D, possa dominare. Poi sarà più dura. Occorrerà programmare».
Qualcuno ha dato questo consiglio al Parma: vinta la D, bisognerà non temere di rifare la squadra.
«Ma non è detto: ci sono stati giocatori che hanno fatto bene in una categoria e poi hanno continuato in quelle successive. Non bisogna infatti cambiare così, tanto per farlo. Credo però che il Parma abbia le persone giuste che sapranno allestire la rosa anche per i campionati futuri».
In questo momento, «da fuori», come vede il calcio italiano?
«A mio avviso credo che venti squadre in serie A siano troppe così come sono forse eccessive ventidue squadre in B. Penso che entrambe queste categorie dovrebbero essere più qualificate. Accanto a queste due occorrerebbe avere anche una serie C diversa. Invece, attualmente, a questo punto della stagione ci sono squadre sia in A che in B già praticamente retrocesse. Bisognerebbe invece scremare numericamente in modo che la A resti il campionato in cui gioca l'élite del calcio e la B e la C siano i tornei in cui si esprimono la gioventù e le piazze importanti che ambiscono a centrare il salto di categoria».
Il tecnico: «In India mi sono divertito»
Parafrasando il titolo del romanzo di Edward Morgan Foster, che ispirò il film di David Lean, si può dire con ragione che Franco Colomba il suo «passaggio in India» l'abbia fatto. L'ex allenatore del Parma è infatti reduce da un'avventura alla guida del Pune City. «E' stata senz'altro una bella esperienza - spiega -. Io l'ho fatta perché dopo tanti anni avevo voglia di qualcosa di diverso. Mi ha gratificato e divertito, anche se è un calcio, diciamo così, un po' indietro rispetto al nostro. Per arrivare in alto ci vorranno un po' di anni ma l'India potrebbe imitare gli Stati Uniti». Un Paese, quello indiano, che in questo caso non fa rima con la nota vicenda dei nostri marò, uno dei quali è ancora trattenuto là, ma che rappresenta un palcoscenico per tanti nomi noti del calcio italiano. Ci ha infatti giocato anche Del Piero e là Colomba ha avuto l'opportunità di allenare il francese ed ex juventino Trezeguet. «Non era più però il Trezeguet che avrei voluto - confessa l'allenatore -. L'età conta per tutti ma in alcune giocate si vedeva il campione che era stato. Abbiamo sfiorato i play-off». Colomba è stato una sorta di «apripista» per un altro tecnico italiano che si è fatto onore nel Paese asiatico. Marco Materazzi, infatti, ha appena vinto la India Super League alla guida del Chennaiyin.