Piazza della Pace «occupata» dagli spacciatori

Ilaria Ferrari

Metti un sabato sera d’estate in piazza della Pace. E la domenica successiva, in una giornata non troppo afosa, e il quadro sarà completo. E’ dipinto a tinte forti, quelle del ghetto, soprattutto di notte. Due zone nettamente distinte: da una parte, quella che si affaccia su via Garibaldi, ci sono i parmigiani (pochi) che trascorrono qualche ora in compagnia, dall’altra, tra il monumento a Verdi e la fontana che guarda piazzale della Pilotta, è regno degli africani. E i due gruppi si incontrano solo per qualche istante, solo per errore o per scambiare droga.

E’ circa mezzanotte e la piazza, visto dalle strade del centro, sembra lo stesso di alcuni anni fa, seppur meno popolato. In tanti sono seduti davanti al monumento al Partigiano a mangiare un gelato, qualche gruppetto è disteso sul prato. Ci sono anche delle chitarre, quasi tutti sorseggiano una birra. Sono seduti a terra, o coricati, i più organizzati hanno anche dei teli sotto di sé. Qualcuno si sta preparando una «canna» da fumare in compagnia. Le voci sono solo un sottofondo, nessuno grida o fa rumori che possono risultare fastidiosi. L’abbigliamento è molto casual, l’atmosfera tranquilla, non agita, non spaventa, non lascia presagire cosa c'è pochi passi più in là.

Attraversato il piazzale, basta girare intorno al monumento a Verdi e la città, infatti, cambia. Non è più parmigiana. Sono tantissimi gli stranieri, tutti di colore, tutti sospettosi al nostro passaggio. Uno di loro ci viene incontro, cerca di chiederci qualcosa ma è troppo ubriaco per farsi comprendere. Gli altri rimangono seduti a guardare, cercano di capire perché siamo lì dove non c’è nessuno eccetto loro.

E’ quella la loro zona, il loro ghetto: si isolano, osservando come fossero appestati due parmigiani che passeggiano nel loro territorio. Proseguiamo la camminata fino ad arrivare in Pilotta. Anche lì, seduti a bordo fontana, sono solo gli stranieri a farla da padroni. Saranno una trentina o forse più. Lì qualche giovane gli si avvicina, c’è il passaggio di chi attraversa la Pilotta, gli sguardi sembrano un po’ meno cupi ma non più rassicuranti.

Questa è piazza della Pace oggi: una netta divisione in due parti, un davanti e un dietro, un lato aperto, un secondo più oscuro.

Alle due la situazione è già diversa, il piazzale si è svuotato. Rimangono pochissime persone, quattro o cinque giovani che per quella sera hanno deciso di non andare in discoteca. Anche il gruppo di stranieri del monumento a Verdi non c’è più. Gli unici ancora lì sono gli africani seduti alla fontana, loro sono ancora in tanti, bevono birra e chiacchierano. Nella zona ci sono diversi rifiuti, nel prato invece qualche operatore è già al lavoro per ripulire. La notte è stata lunga, ma per qualcuno non abbastanza: e così allunga più che può quella serata infinita in piazza della Pace. Fino alla prossima volta.

Il market dello spaccio è aperto anche di giorno

Il giorno e la notte si assomigliano, sono due lati della stessa medaglia. Piazza della Pace non è più di Parma o, almeno, non più della Parma di una volta. Quella fatta da chi in città è nato, da studenti fuori sede, da famiglie con passeggini e anziani con i cani al guinzaglio. Oggi in quel prato di locale c’è ben poco. C’è qualche turista asiatico, riconoscibile non solo dai tratti somatici ma anche dall’immancabile cappellino e dalla macchina fotografica, e ci sono gli africani. Sì, anche alla luce del sole, anche a mezzogiorno, sembra non se ne siano mai andati dalla sera precedente. Sono ancora lì, seduti ai bordi della fontana, e sono ancora in tanti. Non fanno nulla di particolare: hanno ancora a fianco la birra, ancora chiacchierano tra di loro e, soprattutto, ancora incontrano italiani solo per qualche istante. Sarà una coincidenza, ma anche a mezzogiorno abbiamo assistito a un episodio di spaccio. Il cliente questa volta è più maturo, non più un ragazzino, e appare anche più esperto nella compravendita. Grida «ma dai, questa è poca» e il venditore si allontana per un momento. Forse la voce alta ha attirato troppa attenzione ed è meglio mettersi in allerta. Poi tutto torna calmo e dopo pochi minuti l’uomo se ne va soddisfatto. Trascorrono le ore e pian piano il piazzale si affolla. Ma, ancora una volta, è un melting pot dove a vincere non sono gli italiani. Anzi. Alle quattro di pomeriggio la differenza è schiacciante, sembra una proporzione: ogni parmigiano, tre stranieri. La città si affaccia sempre su via Garibaldi e continua a mangiare gelati sotto il monumento al Partigiano, l'immigrato si dirige verso la Pilotta. Già, perché anche le statue hanno una nazionalità a quanto pare: Verdi e la zona circostante diventa internazionale con il suo capannello di extracomunitari, il Partigiano è il solo che rimane alla città, tra coni crema e cioccolato.

i.f.