Ex Bormioli, il 17enne caduto è in Rianimazione

Ancora via Genova. Ancora i tetti di quella che fu una fabbrica - una delle principali della storia della città - e ora, in attesa di riqualificazione, si è trasformata suo malgrado in un luna park del pericolo. Cominciata con un gioco, si è conclusa tra le sirene la serata di un diciassettenne di origini sudamericane precipitato dall'alto dei capannoni dell'ex Bormioli. Ora si trova in un letto di Rianimazione. E' in condizioni stazionarie, ma non sarebbe in pericolo di vita. A dare l'allarme sarebbero stati i due amici in sua compagnia.

Erano le 21,30 dell'altra sera, buio da un pezzo. Non si sa se il diciassettenne sia scivolato o se, a causa dell'oscurità, abbia compiuto un passo nel vuoto. Oppure, se abbia sfondato il tetto con il suo stesso peso. Stando a una prima ricostruzione, sarebbe comunque precipitato per almeno sei metri, mentre si stava cimentando nel parkour, la disciplina metropolitana a base di salti, arrampicate, volteggi e scalate senza alcuna misura di sicurezza. Si cerca l'adrenalina e a volte si trova ben altro.

Al 118 la telefonata è arrivata poco dopo l'incidente. L'automedica e l'ambulanza inviate dalla centrale operativa di Parmasoccorso si sono dovute fermare in via Genova. La vasta area abbandonata è tutta recintata, ma niente, nemmeno il susseguirsi dei cartelli «E' severamente vietato l'ingresso» può tener fuori per anni il mondo dei disperati o anche solo dei ragazzi in cerca di brivido. I soccorritori sono dovuti addentrarsi attraverso lo stesso varco nella rete dal quale molto probabilmente era passato il terzetto poco prima. Il diciassettenne parlava, era cosciente. Ma, dopo avergli somministrato le prime cure, è stato necessario stenderlo su una barella «spinale» per portarlo via di lì. Per aprire un passaggio all'ambulanza, è intervenuta in via Genova anche una squadra dei vigili del fuoco.

Quante e quali saranno le conseguenze della caduta forse nessuno può ancora saperlo con esattezza. Ma poteva andare molto peggio. Così come accadde il 2 giugno del 2015, quando nella stessa area di via Genova perse la vita Aurelio Sokoli, un diciassettenne di origini albanesi. Erano le 19, era ancora chiaro, quando Il ragazzo, studente del Rondani, era salito sul tetto di un capannone dismesso dell'ex Cerve, dopo aver cambiato «obiettivo». In un primo tempo, infatti, sembra che volesse arrampicarsi su un alto traliccio bianco che domina il lato dell'area affacciato su via Paradigna. Poi, ha scelto un capannone: non così alto, ma con il tetto a dieci metri dal suolo. E fragile, logorato dagli anni ormai in più punti. Uno di questi ha ceduto sotto i suoi passi. Aurelio è sprofondato senza poter fare nulla. Poco dopo è morto. r.c.